Cultura

Tra ville, santuari, giardini e molto altro a Caprino Veronese


13/05/2019

di Valentina Zirpoli


A circa 9 chilometri a est del Lago di Garda, nella provincia di Verona, tra le colline ricoperte di vigneti e ulivi, ai piedi del Monte Baldo, sorge il piccolo comune di Caprino Veronese. 
Qui la bellezza dei paesaggi si fonde in modo armonico con quella delle ville e delle costruzioni antiche di grande pregio, tra le quali spicca il Santuario Madonna della Corona, considerato uno dei più belli d’Italia, meta di pellegrinaggi da parte dei fedeli. 
La storia di questo paese è molto complessa e ogni epoca ha lasciato la sua traccia. 
Fu meta di tiranni, signorie e della fatale peste del 1600. 
Agli inizi del quattrocento Caprino entrò a far parte delle Repubblica veneta e vi rimase per ben quattro secoli, sotto il cui dominio il territorio venne diviso e acquistato da nobili famiglie, le quali costruirono splendide ville. 
Nel 1796, con l’arrivo di Napoleone, le varie comunità esistenti nel Comune (Caprino, Ceredello, Lubiara e Pesina) vennero unificate facendo diventare Caprino il centro amministrativo e giuridico del territorio. Alla sconfitta di Napoleone seguirono gli Austriaci, che, seppur con un regime poliziesco, favoriscono la rinascita economica del paese.

Santuario della Madonna della Corona

Nella frazione di Spiazzi, a circa 800 metri di quota, da dove è possibile godersi il fresco del Monte Baldo e ammirare il Lago di Garda da una prospettiva unica, si trova il Santuario della Madonna della Corona, aggrappato sulla roccia dei monti che lo circondano a strapiombo sulla Valle dell'Adige. E’ conosciuto anche come “il più ardito santuario d’Italia”. 
Diverse sono le versioni sull’origine del Santuario. 
Secondo una leggenda, un’immagine marmorea raffigurante la Pietà, sparita da Rodi nel 1522 all’arrivo dei Turchi, sarebbe miracolosamente apparsa una notte sul dirupo di Spiazzi, nel luogo dove oggi sorge la chiesa. L’apparizione fu accompagnata da una luce intensa e da un coro di musiche. Il giorno dopo i montanari, calatisi con le funi, portarono la statua sulla sommità della rupe e la deposero in una cappella di legno. Ma nelle notti seguenti ritornò a splendere nel luogo dove era apparsa la prima volta. In ossequio alla volontà della Madonna i montanari costruirono una cappella sulla parete rocciosa. 
Un’altra versione sull’origine del Santuario narra che in quel luogo impervio vivevano in eremitaggio dei religiosi, i quali, ricevuta nel 1432 da Ludovico di Castelbarco la statua della Pietà, si adoperarono per la costruzione del Santuario. 
Di certo si sa che la struttura originaria risale al 1540 e che nel 1625 venne ingrandita da Cavalieri di Malta, poi completata nel 1680, per accogliere i sempre più numerosi pellegrini. 
All'inizio il Santuario era noto col nome di "Santa Maria di Montebaldo". Nel 1898 si decise di ampliarla di circa due metri verso il piazzale antistante; fu così che nel 1899 fu rifatta la facciata in stile gotico e decorata con marmi di Sant'Ambrogio. 
Nel 1928 furono fatti alcuni ritocchi all'altare maggiore nella nicchia della Madonna. 
Nell'Anno Santo 1975 iniziarono dei lavori per la ristrutturazione della chiesa e fu scavato nella roccia per ampliarla: da 220 m2 si passò ai 600 m2, ora è lunga 30 m e larga 20 m e la sua cupola è alta 18 metri. 
Le sei Campane alla veronese, in tonalità di Si maggiore, sono state fuse nel 1884. 
Il Santuario fu consacrato il 4 giugno 1978, il completamento della ristrutturazione venne fatto in onore della visita del papa Giovanni Paolo II il 17 aprile 1988.


Il Santuario è raggiungibile a piedi attraverso una salita di gradini dal paese di Brentino, in Vallagarina, e attraverso una strada asfaltata dopo il paese di Spiazzi, che termina in una galleria scavata nella roccia nel 1922, dove è esposto il dipinto della Madonna. 
Lungo il tragitto ci sono le quattordici stazioni della Via Crucis in statue bronzee, e viene riprodotto il sepolcro dove venne messo Gesù dopo la sua morte. 
Il Santuario è il punto terminale del cosiddetto Cammino dei due Santuari, che inizia nel santuario della Pieve di Chiampo, attraversa sette valli delle Prealpi Venete e arriva al Santuario della Madonna della Corona. 
All'interno del Santuario vi è la Scala Santa, riproduzione della scala che si trova a Roma vicino alla basilica di San Giovanni in Laterano; è la scala dove Gesù salì e discese più volte nel giorno in cui fu flagellato, coronato di spine e condannato alla morte sulla croce, tingendola così con il suo sangue.

Forte San Marco

In località Lubiara si trova il Forte San Marco, un forte costruito dal Regio Esercito italiano, tra il 1888 e il 1913, che si erge sul monte omonimo. 
La costruzione del Forte iniziò nel 1888 allo scopo di completare la linea di difesa al confine con l'Austria-Ungheria. 
Completato nel 1913, durante la prima guerra mondiale fu pesantemente armato, ma venne utilizzato quasi esclusivamente per l'acquartieramento di truppe. Non partecipò, infatti, ad alcun combattimento. Vennero soltanto sparati alcuni colpi contro gli aerei austriaci che volavano verso Verona allo scopo di bombardarla. 
Il Forte venne costruito utilizzando conci di pietra locale, estratta nelle vicine cave di Lubiara (in particolare in rosso ammonitico). Gli archivolti sono invece in cotto. 
Il modello costruttivo segue la scuola del Generale del genio militare italiano Enrico Rocchi, su alcuni modelli derivati dallo stile prussiano. La pianta è sostanzialmente rettangolare, anche se presenta delle irregolarità dovute all'obbligo di adattarsi alle asperità del terreno. 
All'interno del Forte sono presenti due cortili, alcune sale, caserme, magazzini per munizioni e postazioni per artiglieria. A proteggerlo, una muraglia allo scoperto che lo circonda interamente e un fossato largo dai 5 ai 6 metri scavato nella roccia, ad esclusione nel lato destro a precipizio sulla valle. 
Feritoie per la fucileria e casematte costituiscono i vari lati della fortificazione. Sullo spigolo destro è presente una torre che sovrasta l'intero complesso e presenta numerose fucilerie su diversi livelli.


Villa Carlotti

Collocata nel cuore di Caprino Veronese sorge Villa Carlotti, dal 1952 sede dell’amministrazione comunale, dopo essere stato di proprietà dei Carlotti e, nella seconda metà del Cinquecento, dei Vimercati. 
Collocato nel cuore del capoluogo montebaldino, è dal 1952 sede dell’amministrazione comunale, dopo essere stato di proprietà dei Carlotti e nella seconda metà del Cinquecento dei Vimercati. La sua torretta è considerata simbolo di Caprino. 
La presenza dei Carlotti nella Villa è nota dal 1632, quando il marchese Girolamo la fece ornare con uno splendido giardino e statue. 
Nel 1682 la dimora venne qualificata come “palazzo”, segno quindi di ulteriori ingrandimenti ed abbellimenti. Rimase di proprietà della famiglia Carlotti fino al 1920, quando il senatore Andrea la lasciò alla sorella Maria, sposa del marchese Lodovico di Canossa. La loro figlia Francesca, divenuta monaca, dopo averla ereditata, la cedette al comune di Caprino. 
Il Palazzo fu prima insediamento agricolo e poi dimora di campagna. 
Si impone per la grandiosità della facciata e per le decorazioni pittoriche dell’interno, restaurate nell’inverno 1972-73. 
In molte stanze al primo piano, la parte centrale del soffitto è affrescata a figure allegoriche dalle forme piuttosto pesanti, di gusto seicentesco. Sulle pareti del salone, dipinti in cornici di stucco sagomate fingono quadri. 
Originale ed eccentrica è una stanza al primo piano, nota come “sala dei sogni”. Il soffitto a volta è infatti ricoperto da una fantasiosa decorazione a piccole, divertenti figure su fondo bianco raffiguranti galeoni, personaggi vestiti alla orientale, uccellini, scimmiette, carrozze: la tradizione li fa passare per “i sogni del marchese Carlotti”. Nel centro, in una cornice, la figura della Fama tra le nuvole segue lo stesso gusto delle allegorie al piano superiore. 
In una saletta adiacente alla “sala dei sogni” si trova il “Compianto sul Cristo morto”, un complesso di statue in tufo a grandezza naturale, originariamente colorate, recuperate, anche se alcune figure sono dimezzate, dall’antica chiesa del Santo Sepolcro in Caprino. Il gruppo scultoreo è uno dei più belli e probabilmente il più antico del genere nell’ambito della scultura gotica italiana testimonianza dell’intesa vita culturale che gravitava attorno alla Signoria degli Scaligeri nella prima metà del Trecento. Attribuita al maestro di Santa Anastasia che la scolpì attorno al 1320, dopo aver eseguito i rilievi del portale dell’omonima chiesa, l’opera è strettamente connessa ai gruppi delle “Crocifissioni” di Cellore d’Illasi e di S. Giacomo di Tomba ed al gruppo di statue a tutto tondo esposte al Museo di Castelvecchio di Verona. 
Villa Carlotti rientra nel circuito delle Ville Venete.


Il Giardino di Casa Biasi 

In località Pesina di Caprino Veronese, in una parte dell'antico boschetto di Villa Boldieri – Trentini, sorge il Giardino di Casa Biasi, realizzato a partire dal marzo del 1977 da Mario e Luciana Biasi. 
Questo giardino è l'espressione tangibile di una passione per le piante e i fiori intesa come amore per la bellezza: infatti ciò che ha animato la creatività dei componenti della famiglia che si sono avventurati e succeduti, nel corso degli ultimi decenni, nella realizzazione del Giardino è stato il desiderio di creare qualcosa di bello servendosi del mondo botanico ben conosciuto ed intensamente amato. 
Il Giardino si estende su una superficie di 16mila metri quadrati e comprende camelie, agrumi, ellebori, rose antiche e moderne e piante erbacee.

 


Fonti: 
www.caprinoveronese.it 
www.comune.caprinoveronese.vr.it 
www.giardinodicasabiasi.it

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