Cultura

Torna in scena il giovane ladro Tigrinus, protagonista della "Secretum Saga" ambientata nel Quattrocento

Dalla penna di Marcello Simoni - un autore che si nutre di Storia, tradotto in 18 Paesi e che solo in Italia ha venduto oltre un milione e mezzo di copie - una nuova avventura che avvince, convince ed entusiasma


15/07/2019

di Mauro Castelli


Ormai da tempo Marcello Simoni, per chi ama le “storie infarcite di Storia”, rappresenta una garanzia. Per la sua capacità narrativa, certo, ma anche per la sua abilità nel miscelare avventure e tradimenti, agguati e misteri, amori e intrighi. All’insegna di percorsi mai lasciati al caso, che peraltro ama supportare con una nota finale nella quale tiene a dire la sua. Come nel caso de L’enigma dell’abate nero (Newton Compton, pagg. 332, euro 9,90), il suo ultimo romanzo, precisando: “Se della Firenze di Cosimo de’ Medici avevo parlato nei miei due precedenti lavori dedicati a Tigrinus, questa volta a tenere banco è la Ravenna tardo-medievale. Argomento peraltro alquanto sfuggente in quanto la principale bibliografia sull’argomento…”. 
E via a dissertare sulle ricerche che lo hanno portato ad analizzare come si conviene il contesto, a partire dalla forma di governo e dalle estrazioni bizantine della città (leggi i molti profughi fuggiti dai domìni veneti dei mari a seguito dell’espansione ottomana), dove fa muovere personaggi credibili quanto ben tratteggiati, regalando una immagine nitida quanto ficcante dei luoghi e delle ambientazioni, a loro volta avare di riscontri nella cartografia dell’epoca. 
Insomma, una penna credibile, capace - ribadirlo ancora una volta non è peccato -  capace di attualizzare tematiche datate con la semplicità che è tipica dei grandi. Vale a dire scavando nel suo amato Medioevo - dove spesso gioca a rimpiattino fra i mali di quel controverso periodo, in bilico fra pestilenze e carestie, fede e superstizione, magia e follia, duelli e misteri, scoperte e involuzioni - per regalare ancora una volta piacevoli sorprese al lettore. Ma anche precisando - relativamente a L’enigma dell’abate nero - che se la tintura velenosa del pittore Neone corrisponde a un semplice artificio narrativo, non è escluso che il cardinale Bessarione sia davvero deceduto, a Ravenna, a causa di un avvelenamento. Così avrebbe tramandato, perlomeno, un testo perduto dello scrittore bizantino Giano Laskaris”. 
Venendo al dunque, di cosa si nutre questo nuovo lavoro, che si dipana a partire dal 13 maggio 1461 su una galea in navigazione nel Mar Ligure presa di mira dalla ciurma di una nave sconosciuta? Con chi abbiamo a che fare è presto detto. Con messer Angelo Bruni, diventato mercante navale e all’occorrenza contrabbandiere, che abborda una nave proveniente da Avignone con l’intento di saccheggiarla. A bordo di quell'imbarcazione, però, si nasconde una spia informata di un complotto ordito ai danni del celebre cardinal Bessarione. 
Deciso a sfruttare a proprio vantaggio quell’informazione, Angelo pianifica di correre in soccorso del prelato, che al momento si trova a Ravenna, per derubarlo delle sue ricchezze con l’aiuto del ladro Tigrinus. 
Già, Tigrinus, che avevamo imparato a conoscere ne L’eredità dell’abate nero in occasione dell’omicidio, nella cripta di Santa Trìnita a Firenze, del banchiere toscano Giannotto de’ Grifi. Lui che si offre al lettore come un giovane dai capelli neri striati di bianco e di origini sconosciute, anche se in realtà è imparentato con una potente famiglia patrizia fiorentina. Lui che per aver assistito a quel delitto era stato arrestato, rischiando l’accusa, non di furto, ma di omicidio… 
Tornando al dunque, l’avventura non andrà come previsto e porterà i nostri due uomini più lontano di quanto avessero immaginato, fino a una torre sperduta sull’isola di Candia, dove Tigrinus si vedrà costretto a far evadere un famigerato nemico dei veneziani: il corsaro turco Nakir Pascià, suo padre. In seguito Tigrinus raggiungerà Ravenna da solo, dove si troverà nel mirino degli attacchi incrociati sia dei fedeli di Bessarione, convinti che il ladro fiorentino sia un pericoloso sicario, che di quelli di Bianca de’ Brancacci, che nel frattempo ha stretto un patto con Cosimo de’ Medici per far scarcerare il padre, da un anno tenuto rinchiuso nelle Stinche di Firenze con l’accusa di omicidio. In cambio del favore, Cosimo pretende che Bianca scopra i segreti di una donna misteriosa, Fenizia Donati, e soprattutto che rintracci Tigrinus. 
Sta di fatto che, per venirne fuori, il nostro ladro tuttofare dovrà mettere in campo - fra inseguimenti, catture e fughe rocambolesche - tutta la sua astuzia e il suo ingegno. Sia per salvare la pelle che per recuperare il suo tesoro, ovvero la Tavola di Smeraldo, un libro del quale tutti vorrebbero entrare in possesso. E mentre battaglierà per non finire in pasto ai pesci scoprirà una verità sconvolgente che riguarda l’inquietante Abate Nero… 
Per la cronaca Marcello Simoni è nato a Comacchio (in provincia di Ferrara) il 27 giugno 1975, una cittadina che lo vede tuttora vivere in una frazione a due passi dal mare (dove si diverte a coltivare un orticello e un giardino) con la moglie Giorgia (colei che, sposata dopo una lunghissima convivenza, ha seguìto i passi più importanti della sua vita). Ed è qui che, in compagnia di tre cani chiamati Stinco, D’Artagnan e Aramis, trova - di ritorno dalle sue tante trasferte promozionali - le atmosfere giuste per la sua creatività. 
Laureato in Lettere, Simoni ha lavorato come “malpagato” archeologo, nonché come bibliotecario presso il Seminario arcivescovile di Ferrara (“Sin quando mi stancai di mettere timbri”); lui che ha pubblicato diversi saggi storici, con particolare attenzione all’Abbazia di Pomposa e ai suoi affreschi medievali; lui che si ritiene - come ha avuto modo di raccontarci qualche tempo fa, visto che la parlantina non gli manca - un artigiano della penna capace di lavorare su uno specifico tema per renderlo più bello e gradevole; lui che si definisce estroverso sul lavoro ma scarso frequentatore dei salotti; lui che si dedica alla scrittura su base oraria impiegatizia; lui che confessa un debole per scrittori come Valerio Evangelisti, Jean-Christophe Grangé e Fred Vargas, ma con input importanti legati anche ai nomi di Giulio Verne, Arthur Conan Doyle, Emilio Salgari e Edgar Allan Poe. 
E ancora: lui pronto ad assicurare che scrivere è il mestiere più bello del mondo; lui che detesta i personaggi positivi, quelli che fanno sempre la cosa giusta; lui pronto a parlare con soddisfazione dei suoi genitori (Rosaura, al cui occhio clinico - da brava maestra qual è stata - sfugge poco o nulla, e Luigi, ex impiegato dell’anagrafe); lui autore di otto saggi storici, ma soprattutto di quindici e passa romanzi. 
Lui che nel 2011 - con il suo libro d’esordio, Il mercante dei libri maledetti edito dalla Newton Compton - aveva vinto il 60° Bancarella ed era rimasto per oltre un anno nella top ten dei libri più venduti. Un lavoro che, curiosamente, era stato in precedenza pubblicato a pagamento per i tipi dell’editrice Il Filo, come L’enigma dei quattro angeli, senza che nessuno lo degnasse di attenzione. E questo la dice lunga sulle strane vie da percorrere per arrivare al successo… 
Successo che da allora in poi lo avrebbe peraltro supportato con i tre romanzi della saga Codice Millenarius, la trilogia de Il mercante di libri, ma anche con La cattedrale dei morti, L’isola dei monaci senza nome e, appunto, con le tre storie che fanno parte della Secretum Saga
Ferma restando la benedizione di uno che se ne intende e che nelle librerie italiane da diversi anni la fa da padrone: ovvero l’americano Glen Cooper, che nei suoi confronti si è così espresso: “Marcello Simoni è uno spirito affine, un fratello. Attingendo alla sua formazione archeologica e letteraria riesce a infondere vita e poesia nella sua prosa. Ed è un autore imperdibile per chi ama i romanzi storici”.

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