Cultura

Stefano Siglienti, il banchiere gentiluomo

Pubblicate, a cura di Federico Pascucci, le relazioni pronunciate alle assemblee dell’Abi dall’uomo che la rifondò e la presiedette dal 1945 al 1971


11/01/2021

di Tancredi Re


Nel pantheon degli uomini e delle donne che hanno illustrato l’Italia per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario, crediamo possa ben figurare anche Stefano Siglienti, banchiere, politico, eroe della Resistenza e tra i protagonisti del Risorgimento nazionale dopo la barbarie e l’oscurantismo del fascismo e la catastrofe della Seconda guerra mondiale. 
Uomo di grande dirittura morale, animato da un instancabile impegno civile, dal carattere intransigente, dotato di un sano pragmatismo nell’affrontare i problemi reali, Siglienti fu uno tra i protagonisti della rinascita nazionale dopo la dolorosa parentesi bellica. 
In un momento drammatico della storia d’Italia, in un Paese profondamente ferito dalla guerra, e dilaniato dalla Guerra civile che aveva opposto i partigiani a nazifascistie repubblichini, questo intellettuale nato a Sassari rifondò l’Associazione Bancaria Italiana, in una sorta di ideale continuità con l’Associazione nata nel 1921 e sciolta nel 1926 con l’avvento dell’ordinamento corporativo fascista. 
Quale fu il suo pensiero? Cosa pensava dovesse essere il ruolo delle banche verso un’economia sprofondata in un baratro e interamente da ricostruire? Possiamo scoprirlo leggendo il libro Le banche per la ricostruzione (Laterza, pagg. 224, euro 24,00) a cura di Federico Pascucci
Ufficiale nella Prima guerra mondiale, funzionario del Credito fondiario sardo, antifascista, Siglienti fu tra i fondatori del Partito Sardo d’Azione. Nel 1943 fu arrestato dai nazifascisti e detenuto dalle SS a Roma in Via Tasso e a Regina Coeli e scampò alla morte mentre molti altri antifascisti furono uccisi a Forte Bravetta e alle Fosse Ardeatine. 
Dopo la conquista e la liberazione di Roma da parte degli Alleati, entrò a far parte come ministro delle Finanze del secondo Governo guidato da Ivanoe Bonomi e divenne membro della Consulta nazionale. Fu prima commissario e poi presidente dell’Istituto Mobiliare Italiano e presidente dal 1945 fino al 1971 anno della sua morte, dell’Associazione Bancaria Italiana. 
Realizzato sotto l’egida dell’Abi e dell’Istituto Luigi Einaudi per gli studi bancari, finanziari e assicurativi e che fa seguito a quelli dedicati a Luigi Einaudi, Carlo Azeglio Ciampi, Guido Carli e Paolo Baffi (tutti editi da Laterza nella collana storia e società) questo volume raccoglie i testi integrali delle quattordici relazioni pronunciate alle Assemblee annuali dell’Associazione Bancaria Italiana nel corso del suo mandato. Il volume, inoltre, è arricchito da un saggio introduttivo di Giandomenico Piluso sulla figura di Siglienti e da due profili redatti da Gian Franco Calabresi nel 1971, in occasione della scomparsa del banchiere, e da Silvio Golzio nel 1981, ricorrendo il primo decennale della morte. 
“Siglienti era incline a privilegiare l’approccio pragmatico ai problemi - scrive Pascucci, professore ordinario di diritto del lavoro all’Università di Urbino Carlo Bo - evidenziando nelle scelte operative quotidiane, anziché nelle esternazioni pubbliche, il disegno strategico alla base del suo operare. In tale contesto, non è senza significato la circostanza che le Assemblee dell’Abi furono per molti anni occasione quasi esclusiva dei suoi interventi pubblici.”. 
Le sue relazioni “sono un compendio di ragionamenti sulla situazione economica, sulle esigenze delle banche per sostenere la ripresa - rilevano nella prefazione Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, e Maurizio Sella, presidente dell’Istituto Luigi Einaudi - con alte sensibilità per i risparmiatori e per le vicende delle Istituzioni. Soprattutto di Siglienti sono attualissimi i valori morali e l’impegno civile, oltre che economico, che lo caratterizzò come presidente dell’Abi”.

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