Cultura

Stefano Bonaccini: “Ecco come si può battere la destra”

La sua vittoria alle regionali emiliane diventa un manifesto su come Pd e Centrosinistra debbano rinnovarsi per tornare al centro della scena politica


15/06/2020

di Giambattista Pepi


Nelle elezioni regionali emiliano-romagnole dello scorso gennaio la posta in gioco era altissima: vincere oppure consegnare la regione più rossa d’Italia al leader della Lega, Matteo Salvini, e alla destra, con una serie di conseguenze dannose per la stabilità del Governo nazionale. I sondaggi, fino a poche ore prima del voto, non erano così positivi per il candidato di centrosinistra. Eppure, alla fine è riuscito a imporsi con un ampio margine. 
La destra si può battere (Piemme, pagg. 147, euro 16,90), l’ultimo libro di Stefano Bonaccini non è solo la storia della sua arrembante campagna elettorale o delle sue indiscutibili qualità di amministratore, capace di rendere l’Emilia-Romagna una tra le regioni migliori d’Europa, è anche se non soprattutto un manifesto politico che individua le “ricette” fondamentali per l’elaborazione di un programma e di una strategia che possa portare il Centro-sinistra a vincere le prossime elezioni politiche. 
Perché se è vero - come riconosce lo stesso autore (nato a Modena nel 1967, rieletto presidente della regione nel gennaio di quest’anno) - che l’Emilia-Romagna non può rappresentare da sola l’Italia, che è un mosaico multiforme di realtà regionali e locali così diverse, ma resta pur sempre una parte importante e paradigmatica del nostro Paese. 
Una regione - sia detto en passant - che negli ultimi cinque anni ha stabilito una serie di primati o di record, se preferite: prima in Italia per export con un valore pro capite di 14mila euro, seconda in Europa dopo il Baden-Wurttemberg tedesco; accrescimento dell’attrattività territoriale con investimenti pubblici per 218 milioni di euro nell’ultimo triennio che hanno portato colossi come Eon Reality e Philipp Morris Italia, grandi multinazionali americane, l’austriaca Avi e altre realtà industriali ad insediarsi nel territorio creando quasi 2mila posti di lavoro a tempo indeterminato; l’implementazione di ricerca e sviluppo attraverso la Rete regionale ad alta tecnologia che aggrega 92 strutture di ricerca industriale e trasferimento tecnologico con il Big Data Technopole di Bologna dentro il quale ci sarà posto per il Data Center per le previsioni meteo a livello europeo, l’Agenzia nazionale per la meteorologia e la climatologia ItaliaMeteo e Leonardo, il nuovo supercomputer da calcolo da 120 milioni di euro, una produzione agricola e agro-alimentare che piazza la regione ai primi posti in Italia e nel mondo con ben 44 prodotti Dop e Igp. 
A questi dati occorrerebbe aggiungerne altri che riguardano i servizi pubblici essenziali (istruzione, sanità, trasporti, servizi sociali), l’integrazione sociale, il commercio equo e solidale. E potremmo continuare per un pezzo. 
La vera sfida per Bonaccini non è stato tanto vincere le elezioni, che rimane un piccolo capolavoro di comunicazione politica, di sano confronto dialettico con la popolazione, di elaborazione e proposta di idee, e temi per una realtà evoluta che vuole continuare a stare al passo con i tempi, è soprattutto una “lezione” per il suo Partito Democratico, ma per tutto il Centrosinistra. Centrosinistra che deve ritrovare la via smarrita per rilanciarsi e tornare ad avere la capacità e la forza di proporre alla comunità nazionale un grande progetto di trasformazione e ammodernamento dell’Italia che ne garantisca una crescita robusta, equa, solidale, e possa - perché no? - restituirle il rango che le spetta per storia, cultura, capacità di intrapresa, laboriosità nel mondo. 
Serve, in altre parole, un nuovo slancio, una nuova identità politica forte in grado di aggregare le varie anime in un programma moderno, non nostalgico, e di convogliare simpatie e apprezzamenti trasversali. E la vittoria di Stefano Bonaccini è l’esempio più chiaro e lampante di una riscossa possibile.

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