Cultura

Stati Uniti ed Europa ai ferri corti nel segno della contrapposizione

Lo storico Adriana Castagnoli sostiene che l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca stia mettendo a rischio un’alleanza lunga settant’anni.  Fermo restando che è il Vecchio Continente, sempre più diviso, a rischiare di più


15/04/2019

di Giambattista Pepi


La guerra fredda per alcuni decenni - come si ricorderanno certamente i lettori più avanti con gli anni - aveva contrapposto due blocchi: da una parte quello delle liberal-democrazie sotto l’egida e l’influenza degli Stati Uniti; dall’altra, quello dei regimi totalitari ispirati dalla dottrina del marxismo-leninismo guidato dall’Unione Sovietica, che di fatto aveva diviso in due aree la vecchia Europa e persino Berlino, la capitale della Germania. 
Fino a quel momento, anche se non propriamente idilliaci, i rapporti e le relazioni tra i Paesi europei e gli Stati Uniti d’America (la cui entrata in guerra, riconosciamolo, era stata determinante per assicurare che gli Alleati vincessero la Seconda guerra mondiale e lo sarebbe stata anche la successiva rinascita economica e sociale con il celebre Piano Marshall), erano risultati accettabili. Al netto della differenziazione delle posizioni, come nella crisi del Medio Oriente. Quando nel 1989 - con il collasso dell’Unione Sovietica, il disfacimento della Cortina di ferro, il crollo del muro di Berlino, la riunificazione della Germania - venne meno il “pericolo” comunista, che aveva fatto da collante nei rapporti tra Usa ed Europa, cominciarono a emergere le prime frizioni, e le due coste dell’Atlantico finirono progressivamente per allontanarsi mettendo a rischio un’alleanza che durava da settant’anni. 
Nel libro Il lungo addio (Laterza, pagg. 161, euro 18,00) la storica Adriana Castagnola indaga sulle cause che stanno spingendo alla deriva questa relazione che oltre ad avere garantito la pace (al netto, s’intende, delle guerre o delle crisi regionali che in questo arco di tempo hanno interessato regioni e paesi: la guerra nell’Irlanda del Nord, tra unionisti e separatisti; la crisi nella ex Jugoslavia e nel Kosovo; la guerra nel Medio oriente e così via) ha favorito lo sviluppo economico e incrementato le relazioni culturali. 
Fino a quando a Washington e a Bruxelles (parlando dell’Unione europea), e nelle altre grandi capitali del Vecchio Continente (Londra, Parigi, Berlino, Roma e Madrid), si è privilegiato un approccio multilaterale, la crescente tensione è stata tenuta sotto controllo. Ma l’aggressivo unilateralismo del presidente americano Donald Trump - sostiene la saggista - manifestato già durante la campagna elettorale e poi divenuto evidente una volta insediatosi alla Casa Bianca, sta scovando un solco incolmabile. Sebbene (va detto a scanso di equivoci) è dai tempi del presidente W. Bush Junior, con la crisi del Golfo e la guerra in Iraq, che le posizioni in materia di politica estera, guerra al terrorismo e politica di difesa comune, ha visto differenziarsi - e in maniera molto evidente peraltro - le posizioni tra Usa ed Europa. 
Stati Uniti ed Europa (quest’ultima specie con il rafforzamento del progetto europeo di integrazione politica ed economica e la nascita dell’euro) sono divenuti due soggetti in competizione sullo scenario internazionale e le divergenze in molti ambiti, anziché sopirsi, si sono accentuate. E man mano che questa frattura aumenta, l’Europa volge lo sguardo alla Russia (la quale ha tutto l’interesse a tessere relazioni con l’Ue per tornare ad avere prestigioso e ruolo riconosciuti nel mondo dopo il collasso dell’ex URSS) e alla Cina (si è visto nei giorni scorsi come sia stato accolto il presidente della Repubblica Popolare cinese, Xi Jinping durante il suo viaggio in Europa per promuovere gli accordi inerenti la realizzazione del progetto della Via della Seta a Roma, Parigi e Bruxelles). 
Per il Vecchio Continente - spiega l’autrice che è fra l’altro editorialista del Sole 24 ore - questa frattura ha delle conseguenze di lunga portata e lo costringe a ridefinire la sua identità proprio quanto si trova diviso da risorgenti tendenze nazionalistiche, da nuovi contrasti d’interesse e da uno scontro di sistemi di valori.

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