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Solo un italiano può salvare la Francia

Secondo un Sondaggio, alle presidenziali, i francesi premieranno Bardella contro Mélenchon e questo risultato creerebbe le basi per cambiare in positivo l’Europa


16/03/2026

di Carlo Caruso


Con Giorgia Meloni e Jordan Bardella alla guida, molti intravedono la possibilità concreta di cambiare gli equilibri del potere europeo e di sfidare quella classe dirigente di Bruxelles accusata di aver piegato le istituzioni agli interessi della globalizzazione.
I numeri sembrano raccontare una storia precisa. Secondo un’inchiesta demoscopica dell’istituto IFOP, Jordan Bardella — presidente del Rassemblement National e possibile candidato all’Eliseo nel caso venisse confermata l’ineleggibilità di Marine Le Pen — sarebbe accreditato al primo turno con il 36% delle intenzioni di voto, mentre Jean‑Luc Mélenchon si fermerebbe all’11%.
Numeri che, letti politicamente, vengono interpretati come il segnale di un sentimento diffuso: tra molti francesi cresce la richiesta di un cambiamento netto, sintetizzato da uno slogan semplice e diretto — “A casa chi non difende la Patria.”
Altri scenari elettorali indicano Bardella attorno al 27% al primo turno delle presidenziali, percentuale che per i suoi sostenitori rappresenterebbe il punto di partenza di una possibile affermazione decisiva.
Secondo un’altra rilevazione, questa volta dell’istituto Elabe, la frattura politica sembra attraversare simbolicamente la capitale: da una parte la “Parigi popolare”, dall’altra la “Parigi dei miliardari”.
In questa narrazione politica, il primo fronte starebbe conquistando consenso crescente.
Un segnale che, per molti osservatori, merita attenzione.
Nel frattempo la figura del presidente Emmanuel Macron continua a dividere.
Una parte dell’opinione pubblica francese lo accusa di aver privilegiato le élite economiche e le logiche della globalizzazione rispetto agli interessi del proprio popolo.
Per i suoi critici, questo rappresenta un tradimento che molti elettori non intendono dimenticare.
Sul fronte energetico, intanto, arriva un passaggio inatteso da Bruxelles.
Ursula von der Leyen ha espresso un ripensamento sulle scelte europee riguardo al nucleare, sostenute in passato anche da Macron.
Un cambio di tono che segna una significativa revisione del dibattito sulla politica climatica dell’Unione.
Il momento è arrivato a Parigi, durante il secondo vertice mondiale sull’energia nucleare organizzato dalla Francia insieme alla International Atomic Energy Agency.
In quell’occasione, Von der Leyen, ha riconosciuto che puntare esclusivamente sulla transizione “green” potrebbe essere stato un errore, aprendo alla necessità di riconsiderare il ruolo dell’energia nucleare.
Secondo le sue parole, l’Europa deve dotarsi del miglior mix energetico possibile per evitare dipendenze strategiche.
Per questo, la Commissione europea starebbe valutando di destinare circa 200 milioni di euro a nuovi investimenti nel settore.
Ma questo ripensamento non è passato inosservato in Francia.
Secondo molti analisti e secondo i sondaggi citati, una parte dell’opinione pubblica non avrebbe accolto con favore questo cambio di rotta tardivo.
Il punto centrale resta uno: l’Europa continua a dipendere da importazioni energetiche fossili costose e volatili.
Accorgersene solo ora, sostengono i critici, ha rafforzato la sensazione di stanchezza tra molti cittadini francesi.
E così, tra frustrazione e desiderio di svolta, cresce l’idea che sia arrivato il momento di cambiare chi detiene il potere.

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