Cultura

Sino a che punto possiamo spingerci per proteggere le persone che amiamo?

Dalla penna della First Lady del giallo svedese Lisa Marklund un altro appassionante lavoro. Fra leggende, perle nere e l’inaspettato arrivo di uno straniero…


31/08/2020

di LUCIO MALRESTA


Dodicesimo appuntamento italiano per la First Lady del giallo svedese, Liza Marklund, una penna che cattura e appassiona, nata il 9 settembre 1962 nel piccolo villaggio di Pålmark, vicino al Circolo polare artico. Un’autrice che aveva raggiunto le luci della ribalta con la serie poliziesca imbastita su Annika Bengtzon (travasata sul piccolo schermo per l’interpretazione della bella Malin Crépin). Lei che da piccola, a causa del lavoro a tempo pieno dei genitori e il ridotto numero di amici, era stata costretta a trascorrere da sola intere giornate. Un isolamento che, a suo dire, avrebbe comportato un saldo legame con la disciplina, attraverso la quale avrebbe imparato a gestire ogni ambito della sua esistenza, inclusa la scrittura. 
Liza, si diceva, che a partire dai vent’anni aveva abbracciato la professione giornalistica (occupandosi per un decennio di cronaca nera per il quotidiano Norrländska socialdemokraten, lavorando per alcune testate scandalistiche, tra cui Aftonbladet, Expressen e il Metro Weekend, collaborando come moderatrice con il canale televisivo TV4 oltre che proponendosi nel ruolo di editorialista per diverse testate internazionali); lei documentarista, ambasciatrice di pace per l’Unicef nonché co-fondatrice e azionista della Piratförlaget, una delle maggiori case editrici del suo Paese. 
E ancora: lei che vive con la famiglia (un marito e tre figli) fra Stoccolma e Marbella, in Spagna, dopo lunghi soggiorni anche in Inghilterra, Israele, Italia e Stati Uniti; lei che è stata tradotta in una quarantina di nazioni, con un venduto di ventitré milioni di copie; lei che ha dato voce, a partire dal suo debutto nel 1985 con Delitto a Stoccolma, a una quindicina di “credibili” e intriganti romanzi (a detta di molti una vera e propria ventata di aria fresca all’interno del genere poliziesco svedese). Alcuni dei quali scritti a quattro mani con Maria Eriksson, Lotta Carpenter e addirittura con James Patterson, con il quale nel 2010 ha pubblicato Cartoline di morte, arrivato al primo posto nella classifica dei bestseller stilata dal New York Times
Detto questo, spazio alla trama del suo ultimo lavoro, Perla nera (Marsilio, pagg. 512, euro 19,00, traduzione di Laura Cangemi). Una storia infarcita di colpi di scena e suspense, violenza e solitudine, incentrata su una considerazione peraltro condivisibile: nella vita gli uomini sono disposti a tutto per soldi. E talvolta anche per amore. 
Come da note editoriali a Manihiki - uno dei posti più isolati al mondo nell’oceano Pacifico, peraltro devastato da un ciclone il primo novembre 1997 - “Kiona lavora nella fabbrica di perle di famiglia: ogni giorno, insieme ai suoi fratelli, si immerge in apnea per recuperare le ostriche che racchiudono le preziose perle nere. La sua vita, regolata dai ritmi della comunità indigena, è però rivoluzionata dall’inaspettato arrivo di Erik, lo straniero dagli occhi color dell'acqua che viene dalla Svezia, la cui imbarcazione è rimasta incagliata nella barriera corallina che circonda l’isola”. Ma chi è veramente Erik? Perché è così bravo con i numeri e qual è il suo legame con la Federal Reserve? 
Comunque sia il suo naufragio, o meglio il suo arrivo, segna per Kiona l’inizio di una grande storia d’amore e di un’avventura emozionante e drammatica, che la spingerà sempre più lontano dalla magnifica laguna in cui è cresciuta, trascinandola attraverso quattro continenti. 
“Determinata a difendere il contenuto di una misteriosa valigetta che Erik teneva ben nascosta e a trovare la verità sull’uomo portato dal mare, Kiona imparerà presto che il possesso può trasformarsi in un veleno e far impazzire le persone, e che all’avidità non c'è limite”. Così, minacciata e inseguita, per trovare la verità su quell’uomo affascinante Kiona arriverà a Los Angeles, poi a Londra, a Dar es Salaam e infine a Lund, nel Sud della Svezia, dove, nel sotterraneo di una banca, potrà finalmente aprire una cassetta di sicurezza con la piccola chiave che porta con sé da quando si è lasciata alle spalle le Isole Cook. Si tratterà dell’accesso al tesoro al quale tutti stanno dando la caccia. 
Da quanto detto si sarà capito che questo nuovo romanzo della Marklund risulta intessuto di struggenti leggende, fermo restando il tuffo nell’attualità rappresentata dalle complesse (e pericolose) questioni legate all’economia globale. Con un ulteriore interrogativo al seguito: fino a che punto siamo disposti a spingerci per proteggere le persone che amiamo oltre che per fare giustizia, pur sapendo che il prezzo da pagare sarà altissimo?

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