Cultura

Sepino: la città romana alle pendici del Matese celebre per gli scavi archeologici e i "tratturi"


08/07/2019

di Valentina Zirpoli


Ad oltre settecento metri di altitudine su di un colle boschivo alle propaggini del Massiccio del Matese, nella provincia di Campobasso, in Molise, sorge Sepino, borgo dalle antiche origini, celebre per gli scavi archeologici di Saepinum e di Saipins e per i suoi tratturi, le antichissime vie d’erba battuta lungo le quali i nostri avi, dall’epoca pre-romana sino a un paio di secoli fa, spostavano stagionalmente le proprie greggi. 
Sepino (da saepio – in latino recingere) esisteva già prima delle Guerre sannitiche. Nel 293 a.C. durante la Terza Guerra Sannitica, il console Papirio Cursore fu sconfitto nel tentativo di prendere la città e i morti, come dice Tito Livio, furono 7400 romani. Il villaggio era a pianta trapezoidale con mura fortificate e una via principale per il foro e l'acropoli. Vi erano anche tre porte principali per le vie di accesso da Benevento, Napoli e Bojano. Il villaggio alla fine delle guerre fu conquistato assieme al Sannio e divenne parte della Regio IV Samnium. 
Con il principato di Augusto il borgo superiore di Altilia si spopolò e venne fondata più a valle una nuova città romana di nome Saepinum. Tra le famiglie rappresentanti vi era quella di Nerazio Prisco, insigne giureconsulto che fece restaurare il teatro romano. La città aveva un notevole sviluppo commerciale nella pastorizia, essendo stazione montuosa del tratturo Pescasseroli-Candela. La città fu fortificata con numerose torri circolari, ben 25, e venne costruito un foro maggiore con la basilica. La porta Bojano è decorata da rilievi di due prigionieri germanici e dall'iscrizione di Tiberio e Druso costruttori. Vi è anche una tomba mausoleo dedicata a Ennio Marso. 
Nel IV secolo la città entrò in crisi, dopo la caduta di Roma. La città fu invasa dai Goti e successivamente entrò a far parte del Ducato di Benevento. Nel IX secolo con le invasioni Longobarde la città romana si spopolò e fu fondata una nuova città fortificata più a valle, con castello e chiese. Nella zona vecchia di Altilia invece si stanziarono dei pastori che riutilizzarono le mura del teatro come case. Il centro fu chiamato "Terravecchia". 
Dal VI secolo fu istituita anche una diocesi di Sepino, dipendente da Bojano, che però fu subito soppressa con le invasioni Longobarde. Nel XVII secolo il centro fu sempre florido e sviluppato, come dimostra anche la cultura dei signori feudatari, esempio è il Palazzo Attilio. 
Negli anni '50 del Novecento si fece un'inchiesta sulle condizioni di vita del sud Italia, e vennero effettuate delle riprese eccezionali a Terravecchia, dove i pastori ancora vivevano nel villaggio romano perfettamente conservato e attraversato ancora, nella via principale, dalle greggi dei pastori transumanti. Negli anni '90 il sito archeologico ha suscitato vivo interesse regionale ed è stato restaurato.

I siti archeologici di Saepinum e di Saipins


Nei pressi del centro abitato si trovano gli scavi archeologici di Saepinum e di Saipins
Saepinum sorge nella zona archeologica di Altilia, attraversata dall'antico Tratturo Pescasseroli-Candela. Qui è possibile ammirare i resti dell'abitato romano, come il foro, la basilica, Porta Bojano, le terme, il teatro, il Cardo e il Decumano, le mura, le maestose porte d'accesso. Ad Altilia sono presenti anche vari musei. 
L’area archeologica di Saepinum, ampia circa 12 ettari, è circondata da una cinta muraria nella quale si aprono quattro porte monumentali, disposte all'ingresso delle due arterie stradali principali, ciascuna fiancheggiata da due torri circolari. L’assetto delle mura e l’orientamento delle porte sono dettati dalla disposizione della preesistente viabilità principale del sito, che ha poi costituito il cardo e il decumano.
Il teatro è il più monumentale ed il meglio conservato degli edifici di Saepinum. Attualmente restano in ottimo stato di conservazione, oltre al piano della orchestra, le quattro gradinate dell’ima cavea e le prime tre gradinate della media cavea, compreso il corridoio semicircolare (praecinctio), largo m. 1,20 e pavimentato in pietra, che le separa.



Verso la montagna, a circa 953 metri di altitudine, sorge Saipins, chiamata comunemente "Acropoli di Terravecchia", raggiungibile per mezzo di percorsi nel Matese. 
Importante centro sannitico del III secolo a.C. fu definita da Tito Livio fortissima atque potentissima.  
Saipinis fu teatro di cruente battaglie, per poi venire espugnata e distrutta nel corso della terza guerra sannitica dal console Lucio Papirius Cursor. 
Oggi, fra le rovine più importanti, è possibile ammirare la Postierla del Matese. 
Fra Altilia e Terravecchia, recenti scavi stanno riportando alla luce il Tempio Italico di San Pietro in Cantoni.

La Chiesa di Santa Cristina


Nel centro cittadino sorge la chiesa di Santa Cristina, forse costruita quando la popolazione, alla fine dell'Alto Medioevo, abbandonò Saepinum per fondare l'odierna Sepino: il Castellum Saepini. Il campanile dell'Insigne Collegiata ha la guglia a forma singolare di "bottiglione", interamente costruita dagli artigiani dell'epoca. All'interno della chiesa si trovano la "grotta di Santa Cristina" con i Misteri, la Sala del Tesoro, un coro ligneo ottocentesco e l'archivio storico parrocchiale, che conserva anche pergamene del XII secolo. Inizialmente era dedicata a San Salvatore. 
L'aspetto attuale è frutto di restauri nel XVII secolo e dopo il terremoto del 1805, con la ricostruzione della torre campanaria e di gran parte dell'interno. La pianta è rettangolare irregolare, con due ingressi. Quello più frequente è affacciato su piazza Nazario Prisco, col portale in stile rococò; a sinistra c'è il campanile con cuspide a cipolla in stile napoletano, ricostruita nel 1824. L'interno è a tre navate, diviso da pilastri con capitelli ornati da putti e festoni, la cupola presso il presbiterio in stile corinzio, risale al 1846. I marmi d'altare maggiore sono riccamente scolpiti e lavorati alla napoletana, con incrostazioni di madreperla. La Cripta è del 1570, accessibile mediante una scalinata di marmo. 
Qui ci sono degli affreschi che raccontano la vita e il martirio di Santa Cristina, la cappella del Tesoro voluta nel 1609 dalla famiglia Carafa, con le reliquie e otto busti di bronzo di santi. Nella navata sinistra c'è la tomba del vescovo Attilio del 1536, e un dipinto raffigurante la Madonna del Gatto del XVI secolo.

Le Terme di Sepino

Vicino al centro abitato di Sepino si trova il complesso delle Terme Tre Fontane, le cui acque hanno caratteristiche oligominerali adatte alla cura della calcolosi renale. 
Dalle città costiere dell’Adriatico sino ai paesi interni del Sannio, uomini e donne non hanno esitato a percorrere, a piedi, lunghi percorsi pur di andare a rifornirsi delle acque sgorgavano dalle storiche “Tre Fontane” di Sepino, le cui proprietà curative erano note già duemila anni fa all’epoca dell’antica Altilia Saepinum. 
Oggi queste acque sono state studiate e caratterizzate come oligominerali, imbottigliate e rese disponibili sul mercato distributivo italiano con il nome di “Sepinia” per la dieta e per la cura di quelle patologie come la calcolosi e la prevenzione ed il trattamento della gotta che da esse ne ricavano benefici importanti.


Le aree naturali

Di notevole interesse è la località di Campitello di Sepino, dove si possono apprezzare ampi spazi verdi attrezzati in una grande zona boscosa, prevalentemente faggeti. Da questo pianoro è possibile raggiungere le cime dei monti circostanti (Tre Confini, Mutria, Muschiaturo etc.), zone in passato abitate dai briganti (come la Rotta de Zuze), il Passo Santa Crocella, dove era presente l'omonimo monastero benedettino in età medioevale (Monasterium Sanctae Crucis), la Fontana di Rimavota e altre destinazioni sui monti del Matese.Fra i fiumi più importanti, ricchi di pesci come la trota, ricordiamo il Tammaro, da cui prende nome l'omonima valle, e il Tappone che, lungo un percorso molto impervio, dà vita alla Cascata delle Castagne.


Il Bufù

Nella notte di Capodanno è tradizione la serenata augurale portata a tutto il paese dai suonatori di bufù, rudimentali strumenti musicali costruiti artigianalmente: si tratta di grosse botti di legno, ricoperte con pelli di animali; al centro della pelle è legata una canna che, per strofinamento, la fa vibrare, producendo il caratteristico suono.


Fonti: 
www.comune.sepino.cb.it

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