Cultura

Se la vita s'interrompe di colpo, bisogna avere la forza di ricominciare

Nella sua prima volta il messinese Francesco Musolino “indaga l’educazione all’età adulta”. All’insegna del coraggio per continuare a crescere


30/09/2019

di Valentina Zirpoli


Una prima volta legata alle illusioni e alle aspettative che si perdono per strada, con un interrogativo al seguito: “Cosa succede quando la vita che hai sempre sognato svanisce l’attimo prima di diventare realtà?”. Ed è appunto su questo interrogativo che Francesco Musolino - giornalista culturale freelance, con collaborazioni allargate a diverse testate nazionali, nato a Messina il 5 febbraio 1981 - ha imbastito il suo romanzo d’esordio, edito da Rizzoli e poeticamente intitolato L’attimo prima (pagg. 266, euro 18,00). Un autore che, attraverso i colori e i sapori della Sicilia, “indaga con una rigogliosa prosa intima l’educazione all’età adulta”. Assicurando che quando “restiamo immobili, indecisi se combattere o meno, è solo grazie a un autentico atto d’amore che possiamo trovare il coraggio per crescere”. 
Di fatto una penna versatile, quella di Musolino, che il 24 febbraio 2014 aveva lanciato il progetto di lettura no profit @Stoleggendo su Twitter, il cui scopo è quello di far convergere scrittori, giornalisti, editor e librai su una pagina - come #readerguest, ma anche come “follower” - per creare una platea virtuale di utenti/lettori, generando un effetto onda di citazioni, temi, dibattiti letterari, provocazioni e persino giochi letterari. 
Musolino, si diceva, che è stato anche media-partner di alcuni festival culturali, che si occupa di comunicazione sui social network e che ha ideato diversi corsi di scrittura creativa. E che ora ha deciso di cavalcare l’onda della narrativa, mettendo in scena un gradevole personaggio, il venticinquenne Lorenzo, che lavora in una agenzia turistica di Messina (poteva essere diversamente?) e che propone fantasiosi viaggi per far dimenticare tensioni e scadenze, “lontano dalla ressa e dal casino”. Già, proprio lui, che dopo aver sognato una vita perfetta e piena di aspettative, “ormai a un passo dalla sua inevitabile realizzazione”, vede svanire il suo sogno un attimo prima. 
Come da trama, Lorenzo è cresciuto a Messina, sotto il tavolo di legno del ristorante dei genitori. Ragion per cui desiderava una carriera da chef ma, all’improvviso, tutto è cambiato. Impantanato, sospeso e ancora immaturo, il giovanotto inizia a lavorare in un’agenzia di viaggi. Nel frattempo, mentre la neve scende sull’Etna, lui si rifugia in un cibo insipido e immagina le vite degli altri. Toccherà a sua sorella Elena stanarlo e praticare un kintsugi degli affetti, quella tecnica giapponese che consente di… incollare i cocci. In questo caso quelli della sua esistenza. Perché il timore di dimenticare chi abbiamo amato non deve essere una scusa per rinunciare a guardare l’orizzonte. Sperando che al momento giusto, al bivio cruciale, i leoni nel cuore ricomincino a ruggire. 
Intanto eccolo far di conto con una specie di maschera dalla quale si separa soltanto quando si trova nella sua stanza, steso sul letto (rigorosamente a una piazza), dove “ha letto notti intere, ma ha anche pianto, fumato, scopato”. Lasciandosi irretire dai rimorsi e dai rimpianti, nel ricordo di quella sua vita che era stata tragicamente interrotta una maledetta domenica, con un urlo e un tonfo, da un aneurisma. 
“Quello fu l’inizio e la fine della vita come la conoscevo da figlio - tiene a precisare Lorenzo che si racconta in prima persona - credendo stupidamente che sarebbe durata per sempre, con gli occhi fissi sul soffitto ad aspettare che i miei sogni diventassero realtà”. Da qui un percorso doloroso, segnato dal ritorno al mondo reale e da una necessaria svolta: quella di una ripresa personale, difficile quanto complicata. 
Un percorso che sarà agevolato dal ritorno di sua sorella dall’Oriente; un ritorno che, in abbinata ad alcuni altri salutari incontri, lo rimetteranno sulla giusta carreggiata, facendogli capire che nella vita ci sono certe scelte alle quali nessuno si può sottrarre. Perché bisogna tornare a vivere nonostante le ferite risultino ancora aperte, dolorose. In quanto un giovane di appena venticinque anni non può respirare solo “polvere e rimpianti”. Insomma, non gli compete il ruolo di spettatore, ma di protagonista. In quanto la vita deve essere vissuta, qualsiasi cosa sia accaduta. Senza mai “impuntarsi come la puntina su un vinile…”. 
Che dire: un romanzo leggero e profondo al tempo stesso, che induce alla riflessione su quanto breve possa essere la nostra vita. Fermo restando l’obbligo morale di riprendere il cammino anche quando il percorso di chi ti è vicino si interrompe bruscamente. Perché succede sempre che, dopo un temporale, si riaffacci il sereno.

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