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Scontro aperto tra Usa e Cina, ma il Virus รจ davvero "uscito" dai laboratori di Wuhan?

Senza voler fare dietrologia, si tratta di una partita giocata senza regole e senza limiti di campo


20/04/2020

di Sandro Vacchi


Ho voluto togliermi una curiosità e sono andato dall'altra parte del mondo. L'Australia ha una superficie di otto milioni di chilometri quadrati e 25 milioni di abitanti. Ha avuto meno di settemila casi di infettati da Coronavirus e i morti sono finora 71: una ventina meno della sola Toscana. 
La Nuova Zelanda ha una superficie di 268 mila chilometri quadrati e cinque milioni di abitanti. Infettati poco più di mille, morti dodici in tutto: quanti in Molise o in Basilicata. 
L'Italia ha avuto finora 23 mila vittime su 60 milioni di abitanti. La Germania appena cinquemila su 83 milioni, la Gran Bretagna 16 mila su 66 milioni, la Francia 19 mila su 67 milioni, la Spagna 22 mila su 47 milioni. 
Totale: 85 mila morti nei cinque Paesi più popolosi d'Europa su una popolazione complessiva di 320 milioni di abitanti, vale a dire undici volte più di quelli dei due Paesi dell'Oceania. 
Se la percentuale di decessi in rapporto alla popolazione in Australia e Nuova Zelanda fosse stata la stessa dei cinque Paesi europei, laggiù si conterebbero ottomila croci invece di appena 83. 
Se la percentuale decessi-popolazione nei cinque Paesi europei fosse stata invece la stessa della lontana Oceania, si conterebbero meno di mille morti invece di uno stadio di San Siro popolato di cadaveri. Infatti se muoiono 85 persone su 30 milioni, su una popolazione dieci volte più numerosa i decessi dovrebbero essere sugli 850, non cento volte tanti. 
Il calcolo sarà spannometrico quanto si vuole, però è spannometrica anche la modalità con cui l'Europa sta affrontando la cosiddetta Terza guerra mondiale. O meglio, le modalità, al plurale, perché la meravigliosa, decantata creatura europea sta attaccando il Virus nella maniera più sfilacciata e priva di coordinamento che si possa immaginare, soprattutto per una entità politica che fa dell'unità un vanto, al punto da averla inserita nel proprio nome: Unione europea. 
I marziani che vivono dall'altra parte del pianeta, fra kiwi e canguri, onde immani e barriere coralline, e che non distano dalla Cina più di quanto ne siamo distanti noi, hanno dunque saputo fronteggiare la maledizione molto, ma molto meglio dei fenomenali grigiocrati di Bruxelles e degli Stati che pendono dalle loro labbra per decidere tutto: dal calibro dei cetrioli a che cosa fare e come reagire alla peste del secolo. 
Vogliamo sottolineare che Australia e Nuova Zelanda sono semispopolate mentre l'Europa scoppia? Facciamolo, ma i numeri restano quelli: 85 morti su 30 milioni da una parte, 85 mila su 320 milioni dall'altra: la nostra. 
Vogliamo allora sostenere che è meglio avere una densità demografica ridotta e un bel po' di metri quadrati a disposizione? Facciamolo, ma non parlateci più di continente che invecchia, di famiglie che non fanno più figli, di immigrazione indispensabile per sostituire la popolazione, fare i lavori meno gratificanti, addirittura pagarci le pensioni. Balle, ballissime! 
L'Australia, non certo il più incivile e antidemocratico dei Paesi, ha una severissima politica sull'immigrazione. Ha meno della metà della popolazione italiana, su una superficie che è quasi pari a quella dell'intera Europa, eppure nessuno si sogna di dare la chiave di casa a tutti. I clandestini vengono accolti molto cordialmente a fucilate, e non in senso metaforico. 
Beato isolamento? Non sanno quali meraviglie del globalismo si stanno perdendo? Può darsi. Si perdono però anche la peste del coronavirus. Come mai nessuno fantastica di popolare l'Oceania con galeotti e prostitute come fu fatto 250 anni fa? Credete che quelle terre non contengano tesori? 
Li hanno eccome, ma sono lontane (per ora) dalle mire della finanza mondiale e del turbocapitalismo. La guerra si combatte oggi fra Stati Uniti e Cina, mentre l'Oceania se ne sta pacifica laggiù nel Pacifico. 
In quei posti più lontani della Luna nessuno perderà il lavoro: da noi in Italia lo rischiano quatto milioni di persone. Non c'è in pericolo il 17 per cento del Prodotto interno lordo: da noi andate a sentire coloro che hanno a che fare con il turismo. La produzione industriale non è stata fermata: da noi i nuovi vertici di Confindustria hanno già posto il governo davanti alle sue gravissime responsabilità. In Oceania non si fa intervenire la per via politica magistratura contro Regioni che non avrebbero obbedito al governo centrale. Non c'è un ministro dell'Agricoltura che invoca l'impiego nei campi di decine di migliaia di migranti clandestini, lasciando altrettante migliaia di italiani nella disoccupazione, nella miseria o, se va bene, con la paghetta infame del reddito di cittadinanza. 
Dall'altra parte del mondo nessuno ipotizza provvedimenti dell'altro mondo come una applicazione sul telefonino per controllare gli spostamenti dei cittadini, dopo che per decenni siamo stati messi in guardia da derive autoritarie e antidemocratiche e abbiamo santificato la privacy. Là in fondo al mondo non svolazzano elicotteri e droni nel cielo per controllare dove vanno i sudditi. 
A Melbourne e a Wellington non rinchiudono in casa la gente “sine die” (fine pena mai, avete presente?), non si manda a rotoli un'intera economia, almeno quella della parte più produttiva del Paese, che però non è politicamente in linea con il governo centrale. Laggiù, infine, non governano esecutivi di minoranza votati da nessuno su un Paese che sta in buona parte con l'opposizione. E, barzelletta delle barzellette, non c'è mezzo governo a favore di una cosa (il MES) e l'altro mezzo nettamente contrario, per ragioni di bieca opportunità elettorale... quando alle elezioni con ci si va. 
Questa collezione di imbecillità prelude al Grande Fratello di Orwell, a un controllo sociale da Securitate rumena, a braccialetti elettronici alle caviglie, a spostamenti supervisionati o vietati come nell'Unione Sovietica di antica memoria. Ma sono proprio imbecillità? 
L'Italia è una enorme portaerei nel Mediterraneo, lo divide di fatto in due. Non ha ricchezze naturali, non ha territori sconfinati, è indebitata ben oltre il collo, è tenuta per le palle dall'Europa matrigna, vanta alcune eccellenze assolute che però, man mano che il tempo passa, fuggono, si esauriscono e si perdono. Una volta aveva il papa, oggi un po' meno. Le resta la posizione geografica, la più strategicamente importante fra Oriente e Occidente, fra Cina da una parte e Stati Uniti dall'altra. 
Se un Paese come il nostro fosse indipendente siederebbe fra i grandi della Terra. Poiché è schiavo, di sé stesso e dell'Unione Europea, siede sì a Bruxelles e negli organismi comunitari, ma soltanto per ascoltare gli ordini che le vengono impartiti. Tenere chiuse le fabbriche lombarde e le imprese artigiane venete credete davvero che siano decisioni del governo centrale di Roma? Mentre Berlino e Parigi riaprono tutto? Proviamo a domandarci chi sta decidendo per noi, dei nostri stipendi, dei nostri risparmi, delle nostre vite, della nostra libertà. 
Alcune settimane fa frettolosamente Christine Lagarde, numero uno della BCE, fu accusata di essere avventata, addirittura mezza scema, perché aveva detto che il suo istituto e l'Europa in genere non doveva andare tanto per il sottile sugli spread, salvando i Paesi cicale dagli effetti finanziari del coronavirus. Scema la Lagarde? Certo, e Cristiano Ronaldo è un brocco. Allora adesso riesce un po' difficile pensare che ai cinesi di Wuhan sia scappato questo virus per caso, come un cagnolino che sfugge al padrone. 
Di fronte agli stramiliardari interessi che passano lungo la “Via della Seta”, è difficile pensare che i servizi segreti non sapessero. Da almeno due anni l'intelligence americana riceveva messaggi dall'ambasciata Usa a Pechino, ha scritto il Washington Post. E una virologa cinese supponeva già tre mesi fa che il virus fosse uscito (o fosse stato fatto uscire) dai laboratori di Wuhan. Volutamente? La dottoressa ha ritrattato in fretta, immagino non senza qualche minaccia di finire in un campo di rieducazione. Ma è troppo lontano dal vero supporre che qualcosa di sospetto possa essere accaduto? 
Non mi è mai piaciuto fare della dietrologia, ma qui c'è in gioco il mondo e la partita si gioca inevitabilmente senza regole e senza limiti di campo. Le due squadre sono Cina e Stati Uniti, il terzo incomodo la Russia, pronta a entrare in gioco a sua volta. 
Ci sono poi le squadre minori, fra queste l'Unione Europea, che ambiscono almeno a disputare un buon campionato. Infine c'è chi spera, e ci crede pure, di non retrocedere. E chiama esperti cinesi e russi in casa sua affinché aiutino, consiglino e semmai sbircino: la roba da comprare non manca. Già che c'è, ringrazia gli “amici” cinesi (che a Wuhan hanno combinato comunque un pasticcio) e rivendica il suo spettacolare modello di intervento, anche se finora ha avuto al bellezza di 23 mila morti. Indovinate di chi si sta parlando.

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