Cultura

Riguadagnare l’affetto della figlia e ribadire il proprio talento investigativo: una doppia sfida per John Rebus

La scrittura dello scozzese Ian Rankin, che ripropone il suo riuscito personaggio seriale, non annoia mai in quanto sa rinnovarsi. Graffiando, intrigando e insinuandosi furtivo fra le vie e i vicoli di una Edimburgo segnata dal male...


28/06/2021

di LUCIO MALRESTA


Ian Rankin, ovvero “il re del noir scozzese”. A etichettarlo con questo lusinghiero titolo, peraltro condiviso da molti, è stato quel geniaccio a stelle e strisce di James Ellroy. Vuoi per quella sua scrittura che graffia e intriga, vuoi per quella sua capacità di puntare al sodo, dando voce a un personaggio seriale che tiene banco da chissà quanti anni (sebbene qualche tempo fa avesse tentato di rimpiazzarlo, ma senza calorosi riscontri, con Malcolm Fox): l’ispettore, o ex ispettore che dir si voglia, John Rebus, per l’appunto. Un poliziotto irascibile e sospettoso, testardo quanto basta, ma anche dai risvolti dolorosamente umani. 
Una figura - lo abbiamo già detto, 
ma lo ripetiamo per le nuove leve - che mal si rapporta con quella del suo creatore, anche se entrambi condividono il piacere per la musica e per il whisky. In effetti “il mio ispettore è un tipo molto più sospettoso, diffidente e cinico del sottoscritto. Così, pur abitando entrambi a Edimburgo, lui riesce a vedere soltanto i lati più oscuri della città. Ma mi va bene lo stesso, in quanto su di lui scarico le mie paturnie, risparmiandomi in questo modo sulle spese dello… psicanalista”. 

Ian Rankin si diceva, un prolifico autore tradotto in ventidue lingue e accreditato di prestigiosi riconoscimenti (come il Gold Dagger Award per Morte grezza, l’Edgar per Casi sepolti e il Grand Prix de Littérature Policière per Anime morte), che ora torna sui nostri scaffali con Una canzone per tempi bui (Rizzoli, pagg. 442, euro 19,00, traduzione di Alberto Pezzotta). Un romanzo - tiene a precisare - “iniziato nel 2020, poco prima che esplodesse la pandemia da Coronavirus, ma lavorato in pieno lockdown, grazie anche al supporto di mia moglie Miranda, mia prima lettrice e critica”.   
Ricordiamo che Rankin è nato il 28 aprile 1960 a Cardenden, in Scozia, da genitori che faticavano a tirare avanti. Suo padre James si arrabattava con un negozietto di generi alimentari, mentre sua madre Isobel lavorava in una mensa scolastica. E lui sarebbe stato il primo della famiglia a frequentare le scuole superiori, mettendosi ben presto in evidenza con poesie e racconti. Lui che per non pesare sul magro bilancio familiare avrebbe svolto umili lavori, come il vendemmiatore, il porcaro, l’esattore, ma anche - in seguito - l’assistente universitario, oltre a darsi da fare come giornalista e musicista punk in una band chiamata Dancing Pigs. 
A incoraggiarlo a proseguire negli studi era stato, ai tempi del liceo, un suo insegnante, in quanto vedeva in lui robuste potenzialità. E in parte si deve proprio a quel professore la laurea conseguita - a suon di sacrifici, lo ribadiamo - presso l’Università di Edimburgo in Letteratura inglese, seguita da un bis in Letteratura americana e scozzese. E proprio Edimburgo (dove l’autore vive con la moglie e i due figli) sarebbe diventata la sua città di adozione, tanto da ambientarci buona parte delle sue storie. La prima delle quali, pubblicata nel 1987 e intitolata Cerchi e croci, aveva visto il debutto di uno dei detective più riusciti della narrativa di settore. Il citato John Rebus. 
Ma veniamo alla sintesi di questo suo lavoro ben scritto e di piacevole lettura, il cui titolo richiama una dolorosa frase di Bertold Brecht giocata su un interrogativo e una altrettanto graffiante risposta (Anche nei tempi bui su continuerà a cantare? Sì, si canterà. Dei tempi bui). 
Come consuetudine, Una canzone per tempi bui è una storia ambientata - almeno in prima battuta - a Edimburgo, una città dove il sonno è un lusso per pochi. Succede infatti che mentre alla centrale di polizia la squadra omicidi lavora a un caso scottante, nel suo nuovo appartamento l’ex ispettore John Rebus venga svegliato, e il suo cagnolino Brillo con lui, dallo squillo del cellulare. Sono le cinque del mattino, e Rebus sa che una telefonata a quell’ora può portare solo guai o cattive notizie. Come volevasi dimostrare, all’altro capo della linea è la voce rotta dal panico di sua figlia Samantha (ma per lui soltanto Sammy sin da quando era piccola), che lo informa che Keith, il suo compagno, non torna a casa da due giorni. 
All’apprensione per la scomparsa si somma l’angoscia, perché lì a Naver, in quel paesino sperduto e pettegolo nel nord della Scozia, tutti sanno che quello della coppia è un rapporto teso, scandito da infedeltà e menzogne. Per questo Samantha è certa che se venisse avviata un’indagine ufficiale i primi sospetti ricadrebbero proprio su di lei. E non sarebbe il meglio anche per sua figlia Carrie. 
Intenzionato a riguadagnarsi l’affetto incondizionato della figlia e a dare un’ulteriore prova del proprio talento investigativo, John Rebus parte alla volta di Naver (lasciando Brillo alle cure di una vecchia collega, impegolata sentimentalmente con il capo della Omicidi di Glasgow), dove si imbarcherà in un’indagine a titolo personale dalle molte sorprese. In altre parole accorgendosi, con il passare dei giorni, che questa volta la verità è l’ultima cosa che vorrebbe scoprire...

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