Cultura

Riecco il commissario Bordelli e i nuovi misteri sono serviti

La carismatica penna di Marco Vichi ci riporta al 1969, quando un serial killer di prostitute (ne ha già uccise sei, una ogni nove mesi) potrebbe…


23/12/2019

di Lucio Malresta


Santina, Maria, Lisa, Betty, Valeria, Virna. Tutte prostitute, tutte bionde, tutte sui trent’anni, tutte di media statura, tutte legate a un albero, tutte torturate a lungo con una pallina di caucciù in bocca, uno straccio legato dietro la nuca, i capezzoli tagliati con un rasoio. E tutte crudelmente ammazzate, una ogni nove mesi e sempre il giorno 13, da un inafferrabile serial killer. 
Il commissario Bordelli, il tormentato personaggio uscito dalla carismatica penna di Marco Vichi, non sa dove sbattere la testa. Si limita a leggere e rileggere un bigliettino dove ha annotato date e luoghi degli omicidi, pervaso da un senso di impotenza che lo sta logorando. Fortuna vuole che a regalargli un po’ di empatia ci sia quella specie di orso bianco del suo cane, un “perdigiorno” di quasi settanta chili con l’anima di un… gatto. Una strana coppia che compare al centro, appena abbozzata, dell’illustrazione di Giancarlo Calligaris - sfumata quanto deviante - della prima di copertina. 
E assieme a Bordelli, ne L’anno dei misteri (Guanda, pagg. 490, euro 19,00), ritroviamo - a distanza di due anni dall’uscita de Nel più bel sogno - personaggi già noti al lettore: dalla giovane Eleonora, che fa parte della vita amorosa del commissario, all’ex prostituta Rosa; dal poliziotto sardo Piras, un uomo di poche parole che sa andare a fondo ai problemi, al medico legale Diotivede da poco in pensione (un traguardo non tanto lontano anche per Bordelli); dallo stravagante inventore Dante al ristoratore Botta, un ex delinquentucolo che ha messo la testa a posto ma che è sempre disposto, a fin di bene, a qualche deviazione di percorso. 
E poi c’è il colonnello Arcieri. Figura a sua volta diventata familiare ai lettori, anche se uscita dalla penna di Leonardo Gori, un “caro amico” che Vichi non manca ogni volta di ringraziare. Arcieri che, in questo romanzo impregnato di misteri e di nessuna certezza, avrà - suo malgrado - un ruolo significativo. 
Tutto ha inizio lunedì 6 gennaio 1969, quando mezza Italia si prepara a vedere la finale di una delle trasmissioni televisive più popolari, Canzonissima. Ovviamente anche Bordelli si vuole godere la serata, ma una telefonata della questura lo strappa dalla poltrona e lo costringe a uscire di casa: una giovane ragazza è stata uccisa nel suo appartamento, proprio mentre andava in onda la sigla... zum zum zum zuuum zum. Bordelli inizia così a indagare affiancato da Piras, ma di indizi nemmeno l’ombra. Né tanto meno testimoni visto che tutti, al momento dell’omicidio, erano incollati al televisore… 
Sta di fatto che, da quel momento, le giornate del commissario risulteranno affollate di complicazioni, a fronte di un sacco di misteri che dovrebbe risolvere. Ma sarà soprattutto uno a tormentarlo e a inquietarlo: la brutta storia del maniaco omicida che ha già ucciso a cadenza fissa - come accennato - sei prostitute. 
In tale contesto Bordelli si sente vecchio, affaticato, messo alle corde dalle affannose quanto inutili ricerche della verità. Per questo tenta di ritagliarsi momenti di tranquillità e di riflessione nel silenzio del bosco, bosco che i versi degli animali rendono ancora più vero e profondo. Oltre tutto, fra quindici mesi, andrà in pensione, e non vorrebbe lasciarsi alle spalle casi irrisolti. Non bastasse il 13 febbraio, se rispetterà i tempi, il serial killer delle prostitute dovrebbe tornare in azione. E lui non ha idea di come riuscire a impedirglielo… 
In sintesi: un’altra storia ben congegnata, di piacevole leggibilità, che non mancherà di catturare il lettore. La qual cosa non deve sorprendere in quanto Marco Vichi ha il dono di saper raccontare le cose in modo semplice, dando voce a trame ricche quanto ben congegnate, dove nulla viene lasciato al caso. 
Detto del romanzo, passiamo al privato dell’autore: una persona schiva e magari anche un po’ timida, con una passione dichiarata per i libri in quanto, a suo dire, “leggere non solo fa bene alla salute, ma consente di attingere, rielaborandole, alle idee e al vissuto altrui” (onestà intellettuale non da tutti). Lui nato a Firenze il 20 novembre 1957, anche se oggi vive nel Chianti (luogo di ispirazione di molte delle sue storie); lui che nella narrativa si è portato a casa riconoscimenti importanti, come un premio Chiara, un Fedeli, uno Scerbanenco e quello delle Arti “Fiorentini nel Mondo”. 
E ancora: lui che della piacevolezza narrativa ha fatto bandiera, a fronte di una scrittura che sa incantare graffiando e scuotendo le coscienze, senza quasi darlo a vedere; lui autore di testi teatrali, sceneggiature, una ventina e passa di racconti e altrettanti romanzi, dieci dei quali ambientati nella Firenze degli anni Sessanta e incentrati, appunto, sull’azzeccato personaggio del commissario Bordelli, la cui prima apparizione risale al 2002. Fermo restando un debutto nella narrativa di settore datato 1999 con L’inquilino. 
Lui che strada facendo ha contribuito alla realizzazione, per Rai Radio Tre, di alcune puntate del programma Le cento lire dedicate all’arte in carcere; lui attivo in numerose collaborazioni con riviste e quotidiani nazionali, nella curatela di diverse antologie, oltre a una inaspettata virata nell’ambito della graphic novel con Morto due volte, in coppia con Werther Dell’Edera. Per non parlare del ruolo avuto nei laboratori di scrittura, che lo hanno visto protagonista in diverse città italiane, oltre che presso l’Università di Firenze. Può bastare?

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