Cultura

Rendere sostenibile il mondo prima che sia troppo tardi

Enrico Giovannini e Donato Speroni raccontano lo stato attuale della Terra, ma anche le straordinarie opportunità per salvarlo dalla distruzione


30/09/2019

di Giambattista Pepi


“Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia. Ci state deludendo, ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento, gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi, e se sceglierete di fallire non vi perdoneremo mai”. Nonostante abbia solo sedici anni, la svedese Greta Thunberg parlando allo Youth Climate Summit alle Nazioni Unite al fianco del segretario generale dell’Onu, Antonio Gutierres che ha organizzato l’evento, ha dimostrato di essere in gamba. Ha parlato ai rappresentanti degli Stati intervenuti al “vertice” sottolineando con coraggio e fermezza che non c’è un minuto da perdere nell’affrontare la madre di tutte le battaglie, quella contro il cambiamento climatico e per la salvezza della Terra.  “Il mondo si sta svegliando e il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no” ha detto la giovane. 
Lei come tutti gli altri attivisti impegnati ovunque nel mondo sono sicuri che quella del cambiamento climatico sia la grande sfida del XXI secolo, una sfida che chiama a un impegno straordinario tutti gli individui e le nazioni. 
Quello che si è fatto negli ultimi anni è ancora troppo poco, dal momento che ci sono Paesi (ad esempio il Giappone, l’Australia, la Cina, gli Stati Uniti e altri in America Latina, in Europa e in Asia) la cui economia è fortemente dipendente dalle fonti energetiche fossili. Manca un coordinamento globale tra gli Stati e le Organizzazioni internazionali con una visione, una strategia e politiche comuni volte alla riconversione dei sistemi produttivi verso forme di economia sostenibile e circolare che rispettino gli eco sistemi naturali terrestri e marini del nostro mondo ed i suoi fragili equilibri. 
E proprio mentre i media del mondo rilanciano in primo piano il tema del clima e dei suoi cambiamenti sconvolgenti, non mancano documentari, reportage, programmi e libri dedicati a questi temi così importanti per il futuro del genere umano e della Terra. Un esempio? Il libro Un mondo sostenibile in 100 foto (Laterza, pagg. 250, euro 24,00) scritto a quattro mani da Enrico Giovannini e Donato Speroni e arricchito dalle bellissime foto di Manuela Fugenzi. 
“Nell’ultimo mezzo secolo il mondo ha fatto passi avanti straordinari, conseguendo un livello di ricchezza, educazione, salute, benessere mai raggiunto nella storia dell’umanità” ricordano gli autori nella premessa del volume. Nello stesso tempo, però, gli scienziati e le organizzazioni internazionali hanno più volte messo in guardia sulla non sostenibilità del nostro modello di sviluppo e sulla possibilità che, intorno al 2030, il mondo avrebbe sperimentato un brusco e drammatico arretramento dovuto al deterioramento dell’ambiente e ai conflitti che ciò avrebbe comportato. Spesso i politici, gli imprenditori e la gente comune hanno fatto spallucce davanti a questi forti e ricorrenti ammonimenti, ritenendoli eccessivi, e quindi non agendo nel modo dovuto e con la giusta convinzione e determinazione. 
Pur non di meno sono stati ugualmente adottati da parte di un gran numero di Stati e di organizzazioni sovranazionali (Nazioni Unite, Unione Europea) numerosi provvedimenti che hanno ridotto gli impatti del nostro modo di vivere sull’ambiente e per migliorare le condizioni socioeconomiche dei più poveri, cambiando abitudini di consumo e modalità di produzione e rafforzando la cooperazione internazionale, ma il nostro modello di sviluppo è fondamentalmente rimasto lo stesso di prima. 
Oggi per fortuna si sta rapidamente diffondendo in larghissimi strati della popolazione di tutto il mondo la consapevolezza che è necessario e non più prorogabile un cambiamento radicale di questo modello di sviluppo. Il cambiamento climatico, e i danni che provoca, l’inquinamento dei mari e degli ecosistemi terrestri, le tensioni geopolitiche, le migrazioni di massa dovute anche all’esaurirsi delle risorse naturali, l’acqua anzitutto, i terreni coltivabili, l’aumento delle disuguaglianze tra ricchi e poveri sono fenomeni che segnalano in modo inequivocabile sulla pelle della gente e sullo stato del pianeta, la non sostenibilità economica, sociale e ambientale del mondo attuale. 
Naturalmente, come abbiamo ricordato, non siamo rimasti con le mani in mano. Nel settembre 2015 i Governi di 193 nazioni che fanno parte delle Nazioni Unite hanno sottoscritto l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. È un programma di azione articolato in 17 obiettivi di sviluppo sostenibile da realizzare entro, appunto, il 2030. Rappresentano un piano di azione straordinario su cui tutti i Paesi - compreso il nostro - si sono formalmente impegnati per realizzare quel mondo sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale cui tutti aspiriamo. 
Il libro di Giovannini (portavoce di Alleanza Italiana per lo Sviluppo sostenibile, ex presidente dell’Istat e docente di statistica economica all’Università di Roma Tor Vergata) e Speroni (giornalista, già vicedirettore del settimanale Il Mondo) racconta con i testi e le cento foto che lo corredano “non soltanto lo stato attuale del pianeta, ma anche le straordinarie opportunità che abbiamo per rendere il nostro mondo sostenibile da tutti i punti di vista”. 
Le manifestazioni dei giovani in tutto il mondo per la lotta ai cambiamenti climatici (ne è un esempio lo Youth Climate Summit dell’Onu di cui abbiamo parlato all’inizio dell’articolo), l’impegno dei Governi e delle imprese per cambiare il funzionamento del sistema economico e ridurre l’impronta ecologica, gli sforzi di molte città e regioni per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini, il lavoro di migliaia di organizzazioni non governative, lo sviluppo di nuove tecnologie sono tutti elementi di speranza, sebbene però non sembrano in grado di assicurare quel cambiamento rapido e pervasivo capace di evitare i rischi del disastro globale di cui parlano gli scienziati. E i recenti devastanti incendi in Amazzonia - il più grande polmone “verde” del nostro pianeta - e la sua progressiva e inesorabile deforestazione stanno purtroppo a dimostrarlo. 
L’impegno tuttavia non è mancato e non mancherà, va accresciuto ed esteso, ma bisogna affrettarsi perché il tempo sta scadendo.

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