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Referendum sulla giustizia, un passaggio decisivo per il Paese: perché il Sì è la scelta giusta

Tra separazione delle carriere e indipendenza della magistratura, il referendum rappresenta un’occasione storica per rendere la giustizia più credibile e trasparente


12/01/2026

di Marco Ricci


L’Italia si avvicina a uno degli appuntamenti istituzionali più rilevanti degli ultimi anni: il referendum sulla riforma della giustizia, chiamato a confermare o respingere una modifica costituzionale che interviene in profondità sull’assetto della magistratura. Un voto che non riguarda solo addetti ai lavori, ma il rapporto stesso tra cittadini, Stato e potere giudiziario.
La riforma, approvata dal Parlamento senza raggiungere la maggioranza dei due terzi, introduce cambiamenti strutturali: separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, riorganizzazione degli organi di autogoverno e nuovi meccanismi disciplinari. È su questo impianto che gli italiani saranno chiamati a esprimersi.
Un sistema che chiede credibilità
Negli ultimi decenni la giustizia italiana è stata spesso al centro di polemiche, scandali e conflitti istituzionali. Correnti interne, sovrapposizioni di ruoli, carriere incrociate e un rapporto ambiguo tra accusa e giudizio hanno progressivamente eroso la fiducia dei cittadini.
La separazione delle carriere non è una punizione per la magistratura, ma un principio di chiarezza: chi accusa e chi giudica devono essere percepiti come distinti, indipendenti, non intercambiabili. È una garanzia prima di tutto per l’imputato, ma anche per la credibilità del sistema nel suo complesso.
Perché, da giornalista, ritengo che il Sì debba passare
Da osservatore della vita pubblica e da giornalista, ritengo che questo referendum rappresenti un’occasione da non sprecare. Non è una riforma perfetta — nessuna lo è — ma è un passo concreto verso un equilibrio più maturo tra i poteri dello Stato.
Votare  significa:

  • rafforzare la terzietà del giudice;
  • ridurre le distorsioni generate dalle correnti;
  • avvicinare l’Italia ai modelli delle principali democrazie occidentali;
  • affermare che la giustizia deve essere forte ma non autoreferenziale.

Le critiche non mancano, ed è giusto che ci siano. Ma respingere in blocco la riforma significherebbe conservare uno status quo che ha dimostrato tutti i suoi limiti, rinviando ancora una volta un confronto serio sul funzionamento della giustizia.
Un voto che va oltre la politica
Questo referendum non dovrebbe essere letto come una sfida tra maggioranza e opposizione, né come un regolamento di conti tra politica e magistratura. È, piuttosto, una domanda rivolta ai cittadini: vogliamo un sistema più chiaro, più leggibile, più responsabile?
Il mio giudizio, netto, è che la risposta debba essere sì.
Perché una giustizia più trasparente non indebolisce la democrazia: la rafforza.

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