Cultura

Raccontando l'Italia che ce la può fare attraverso le imprese di Fausto Coppi e Gino Bartali, due grandissimi del ciclismo

Ennio Doris (che dalla povertà dell’estrema provincia veneta è arrivato ai vertici nazionali) e Pier Augusto Stagi (giornalista professionista che sui campioni del pedale ne sa più di tutti) danno voce alla metafora dell’italiano normale che affronta la guerra, cammina fra i ruderi e riparte da capo. Perché i figli ne tengano conto…


13/06/2019

di Pier Augusto Stagi


Come Coppi e Bartali, in questo caso staccato, solo per far capire che il nostro libro è nato così per caso, come quel gesto là tra quei due che si passarono la bottiglia, perché di bottiglia di trattava. Chi l’ha passata a chi? Poco importa, anche se questo è stato un gesto usuale tra i due, che una mano se la sono sempre data. 
Ecco, Coppiebartali - Una storia italiana raccontata ai miei figli (Corriere della Sera - La Gazzetta dello Sport, pagg. 346, euro 17,00), in questo caso tutto attaccato, è un omaggio che Ennio Doris coppista di ferro e il sottoscritto coppista di rimando, abbiamo voluto scrivere assieme, ma non sapremmo dire in quale momento è nata l’idea. Diciamo che dopo tre libri e tante chiacchiere sul ciclismo e sull’Italia di quel tempo, l’idea si è insinuata tra di noi ed è sembrato quasi naturale metterla per iscritto. 
L’idea è chiaramente del presidente, di colui il quale da anni vuole che lo chiami più semplicemente Ennio e che gli dia del tu, come si conviene tra buoni amici che condividono una passione: quella per il ciclismo. 
L’idea di raccontarsi, per raccontare attraverso quei due là la storia di un Paese e quindi di tanti italiani come Doris che si sono rimboccati le maniche per provare a ricostruire un Paese mutilato dalla Guerra e proiettarlo verso il futuro. Ennio classe ’40, anno in cui si palesa con tutta la sua forza e classe Fausto Coppi, primo a sorpresa al Giro d’Italia. 
Questo Coppiebartali - rigorosamente e indissolubilmente attaccato - è la storia di un Paese che ce la fa e trova la forza di rialzarsi grazie anche all’esempio di questi due magnifici interpreti dello sport più in voga e amato dell’epoca. Un Paese che pedala e si rimette in viaggio grazie a questi due fenomenali campioni che sono stati più amici e complici di quanto si possa pensare o ci hanno voluto far credere. Una rivalità sportiva che non è mai stata rivalità umana. 
E allora ci siamo messi lì, a prendere appunti. Ennio con gli occhi socchiusi, a frugare nella sua mente e nel suo cuore; io a scartabellare libri e ricordi raccolti negli anni da un padre coppista, pure lui classe 1919 esattamente come il Campionissimo. 
Coppiebartali è quindi un elemento comune che battezza le famiglie italiane, senza distinzione di partito, di chiesa, di sesso e di latitudine. Tutti abbiamo per casa un papà, un nonno, uno zio cresciuto ai tempi di Coppiebartali. L’Italia di Coppiebartali non è un luogo con indirizzo e numero civico. Non si trova sulle carte geografiche. Non servono nemmeno navigatori satellitari: è un non luogo che sta per sempre nel tempo. Parla di noi in una certa epoca. Serve a riassumerci e a catalogarci velocemente, serve come un codice a barre per individuare subito l’immenso tema di un intero periodo. 
Abbiamo l’Italia di Coppiebartali come abbiamo l’Italia di “Vivaverdi”, che richiama all’istante la stagione risorgimentale, con l’acronimo carbonaro imparato alle elementari, Viva Vittorio Emanuele Re D’Italia. Conserviamo con calorosa nostalgia l’Italia di “Pepponeedoncamillo”, quel certo clima politico che scodellava tra mille travagli la nostra fantastica repubblica. 
Anche Massimo e Sara Doris hanno un papà che racconta questa Italia. E Ennio lo racconta con la passione e l’intimità che si riservano alle favole. Taglio romantico, taglio sociologico, taglio antropologico, taglio storico. Ennio, però, raccontando questa storia ai propri figli - a Massimo e Sara appunto -, ha una particolarità tutta sua: raccontando la sua Italia di Coppiebartali, fornisce un’impareggiabile documentazione orale su quello che possiamo considerare un prototipo assoluto del tipo italiano. L’Italiano che affronta una guerra, l’Italiano che cammina tra i ruderi, l’Italiano che non perde l’entusiasmo, l’Italiano che si fa su le maniche, l’Italiano che riparte da capo e ce la fa. 
Doris racconta la parabola normale di un uomo normale, che dell’estrema provincia veneta arriva ai più alti vertici nazionali. L’uomo che si fa da solo, tutto d’un pezzo: conosciamo benissimo il genere. È un genere molto italiano: specifico dell’Italia di Coppiebartali.

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