Cultura

Quanti inaspettati segreti di famiglia possono riaffiorare dal passato?

Torna a intrigare Cristina Rava con il commissario in pensione Bartolomeo Rebaudengo e il medico legale Ardelia Spinola. Una strana coppia che…


28/06/2021

di CATONE ASSORI


Una penna capace di raccontare senza fronzoli, quella di Cristina Rava, a fronte di una scrittura elegante e al tempo stesso cruda, brillante quanto intuitiva. Forte di una capacità narrativa coltivata sin dall’infanzia, come lei stessa ha tenuto a ribadire su queste stesse colonne, sia pure a fronte di lunghe interruzioni. Inizialmente scrivendo con una penna stilografica (“Anche se mi esasperavano le perdite d'inchiostro dallo stantuffo e le rotture del pennino”), poi con una più affidabile biro, quindi utilizzando la vecchia Olivetti Lettera 22 di suo padre. “Con errori di battuta continui, cancellature, buchi, bianchetto: sempre sull'orlo di una crisi di nervi, eppure quanto ho pestato quei tasti…”. 
Passaggi che ci riportano al passato remoto di questa autrice. Quando scriveva pensierini, provava a comporre versi sciolti, abbozzava personaggi e frammenti di storie. E quando non sapeva più come continuare, strappava tutto. Così, dopo un po’ di tentativi, concludeva che quella non era la sua strada e volgeva lo sguardo altrove. Ma non resisteva. Pensando che “diventare scrittori fosse una faccenda seria e questa serietà mi faceva sentire troppo piccola”. 
E invece… E invece, strada facendo, attirata dal mistero, avrebbe deciso di… auto-pubblicarsi, per poi arrivare - come vedremo - in tre diverse case editrici con una quindicina di lavori: quattro di variegata estrazione, sette dedicati al commissario Bartolomeo Rebaudengo e quattro imbastiti sul medico legale Ardelia Spinola. 
Ovvero la strana coppia di ex amanti che ora troviamo in pista in una storia nera ambientata nelle Langhe, dove i segreti di una famiglia riaffiorano da un torbido passato. In altre parole Il pozzo della discordia (Rizzoli, pagg. 330, euro 15,00), un canovaccio - dedicato a Vittorio, il suo amato marito purtroppo recentemente scomparso - che si nutre di un prologo amoroso datato 1987, di una litigata fra amanti e di un macabro ritrovamento mattutino, quando un agricoltore aveva visto “spuntare due gambe dall’erba bagnata sul ciglio di un fosso”. Anche se, narrativamente parlando, dal passato al presente il passo sarà breve. 
Bartolomeo Rebaudengo e Ardelia Spinola si diceva. Commissario in pensione lui, pacato, cortese e incline solo al vizio della gola; schietta e ruvida lei, dal mugugno facile, che di mestiere - come accennato - fa il medico legale. Lei che anziché preoccuparsi di curare i... mal di pancia dei vivi dimostra più attenzione per i morti nonché grande interesse per la verità e la giustizia; una donna inquieta, forte e indipendente, che sentimentalmente non se la passa benissimo, che non manca di seguire il suo istinto e che sogna di poter raddrizzare le cose storte… 
Due numeri uno amici da una vita e anche molto di più. Che non smettono mai di punzecchiarsi, ma che se indagano insieme sono dei fuoriclasse Se c’è infatti un segreto da svelare, un pettegolezzo da confidare, una voce da riportare, la gente della Langa è infatti a loro che si rivolge. 
Così succede quando arriva la telefonata della signora Costanza, di mestiere chirurgo plastico, rimasta l’unica superstite della famiglia Alfieri dopo la morte della madre, all’apparenza deceduta per un malore. Ma a lei qualcosa non quadra, tanto più che nella villa dei genitori continua a trovare le tracce misteriose di una presenza. Ma chi ci crede ai fantasmi? E chissà perché anche la vicina che abita nella villa di fronte, trasformata in B&B, nutre una strana curiosità nel suoi confronti... 
Sta di fatto che i nostri investigatori si troveranno coinvolti in una sequenza di eventi oscuri e colpi di scena che si moltiplicheranno come in una reazione a catena, investendo anche il passato della stessa Ardelia. 
E la donna morta? Il decesso viene attribuito in prima istanza a un infarto, poi viene incolpato un uomo che a livello psicologico non è perfettamente a posto e, appunto per questo, si propone come la vittima sacrificale perfetta. Ma per Bartolomeo e Ardelia le cose stanno diversamente e indagheranno a fondo per far emergere la verità. A fronte di una storia “imbastita sulla memoria, ma non sulla celebrazione del passato. Piuttosto su ciò che si vuole o non si vuole ricordare”: 
Che dire: Cristina Rava si propone come una delle voci più interessanti del nostro noir al femminile. Capace di intrigare e coinvolgere raccontando in maniera semplice vicende complesse, non lasciandosi andare a eccessi di gratuita violenza, ma scavando in quel guazzabuglio di emozioni e sentimenti che spesso sfociano nel disagio mentale. Inducendo il lettore alla riflessione sulle motivazioni che possono portare una persona a certi gesti estremi. Giocando peraltro sulla componente psicologica, perché “il delitto in fondo è una condizione di sofferenza che non trova altro modo di esprimersi.  Un male che va ovviamente perseguito, ma anche curato”. 
Per la cronaca Cristina Rava, che strada facendo continua a guadagnare sempre maggiori consensi e altrettanti affezionati lettori, è nata nel 1958 ad Albenga, nel Ponente ligure, dove peraltro vive e dove spesso ambienta i suoi romanzi. Lei che dopo aver iniziato a frequentare la facoltà di Medicina si era persa per strada facendo tutt’altro, “lavorando cioè nel settore dell’abbigliamento e poi in campagna, ma sempre con la scrittura - il suo sogno esagerato - come efficace salvagente per galleggiare nella vita”. 
Lei che - repetita iuvant - ama la lettura, con un debole dichiarato per Margherita Oggero e Alicia Gimenez Bartlett, ma anche per Anne Holt e Liza Marklund; lei che con il garbo che le è congeniale non le manda a dire a numero uno del calibro di Patricia Cornwell e Kathy Reich, “troppo prese dal loro ruolo di prime della classe”, tanto da diventare “ripetitive e noiose”; lei che è partita dal basso (“Sono insicura, ma testarda quanto basta e non mi faccio prendere dallo sconforto”) pubblicando a sue spese due raccolte di racconti, per poi approdare nel 2006 alla Fratelli Frilli con I giovedì di Agnese, una storia di guerra e non solo imbastita su una maestra elementare nell’entroterra savonese durante il Secondo conflitto mondiale. Peraltro puntando, l’anno successivo, sul noir con la serie legata al commissario Bartolomeo Rebaudengo (Indagine al nero di seppia, Tre trifole, Cappon magro, Come i tulipani gialli e Se son rose moriranno). 
Lei che nel giro di alcuni anni sarebbe arrivata ai piani alti dell’editoria accasandosi in Garzanti, complice un colpo di fortuna: “La conoscenza di Veit Heinichen, uno scrittore tedesco che mi aveva messo in contatto con una sua agente di fiducia, la competente e stimolante Silvia Meucci, la quale mi ha regalato preziosi consigli, in abbinata alla mia editor Adriana Salvatori, che mi ha fatto digerire all’insegna del sorriso le sue operazioni di taglio e cucito, costringendomi ad emendare il mio italiano da ciottoli e trucioli…”. 
Garzanti che l’ha fatta conoscere a una platea allargata di lettori con Un mare di silenzio, Dopo il nero della notte, Quando finiscono le ombre e L’ultima sonata. Una casa editrice certo importante che, a suo dire, rappresentava però solo una sistemazione provvisoria (“Non ero ancora, a mio parere, nello scaffale giusto”). Da qui l’ultimo trasloco, quello che ritiene il suo vero traguardo. L’ingresso, nel 2019, in Rizzoli con Di punto in bianco, seguito da I segreti del professore e ora, appunto, con Il pozzo della discordia.

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