Cultura

Quando l’Inferno è spiegato male, Dante Alighieri si dissocia. Mirino puntato anche su “Morto che parla” e “Il Club del crimine”

In libreria un libro-game zeppo di giochi firmato da Francesco Muzzopappa, un giallo imbastito sullo strano figlio di un becchino da Guido Sgardoli e una antologia di racconti dedicata a nove signore del giallo


07/06/2021

di VERA DE RAGAZZINIS


Novità in libreria dedicate ai ragazzi. A partire, in occasione delle celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, da un libro-game dal quale ironicamente, nello strillo di copertina, lo stesso Sommo Poeta si dissocia. Mentre Paolo e Francesca tengono a precisare: “Nessuno ha mai scritto di noi in questo modo. Non sappiano se ringraziare l’autore o se denunciarlo”. A sua volta Caronte lo ha trovato divertentissimo (“Ho riso così forte da beccarmi un richiamo ufficiale dell’Ade”); per contro Ugolino della Gherardesca lo ha etichettato come meraviglioso (“Erano sette secoli che non leggevo un libro così bello. E ora scusatemi perché devo andare a rosicchiare”). 
Di cosa e di chi stiamo parlando? De L’Inferno spiegato male (DeAgostini, pagg. 304, euro 14,90) scritto da Francesco Muzzopappa (“Anch’io sono stato piccolo, ma poi con il tempo e molta pizza sono cresciuto”) e illustrato da Davide Berardi, in arte Daw (“Ancora prima di camminare avevo impugnato una matita, anche se i miei primi fumetti erano stati fogli bianchi. Che per molti rimangono ancora le mie opere migliori…”). 
In buona sostanza un lavoro zeppo di giochi da completare e trovate spassose (chi l’ha detto che all’inferno non c’è proprio niente da ridere?) per familiarizzare con la lettura del capolavoro dantesco in maniera interattiva e coinvolgente. In effetti, “nonostante il titolo prometta l’esatto contrario, qui l’inferno di Dante è spiegato bene e con cura, con specchietti informativi che approfondiscono gli argomenti in abbinata a robuste folate di umorismo”. In altre parole “un modo divertente per conoscere la prima cantica della Divina Commedia lontano dalla noia”. 
Detto questo spazio alla sinossi, nella quale viene assicurato che nove lettori su dieci si sono dichiarati soddisfatti della lettura. “Avrai sentito parlare anche tu del famoso viaggio di Dante all’Inferno: la Selva Oscura, le tre fiere, Virgilio; e poi ancora Cerbero, Caronte e la lunga lista di guest star che il Sommo Vate conosce lungo il cammino fino all’incontro con Lucifero. Ma sei sicuro che durante il tragitto non sia successo altro? Sicuro sicuro? Tuffati allora tra le pagine di questo libro e scivola lungo Cerchi, Gironi e Bolge tra enigmi da risolvere, scelte da compiere e storie parallele che vedono Dante e Virgilio deragliare spesso dalla strada principale verso incontri bizzarri e incursioni inaspettate”. 
Che altro? “Diavoli dagli occhi di brace, rocce aguzze, anime tormentate e una serie di sfortunati ma spassosi eventi ti aspettano in un’avventura disseminata di scoppiettanti trovate e fulminanti vignette a fumetti per giocare con i personaggi e la storia della prima cantica della Divina Commedia. Anche perché, diciamocela tutta: va bene parlare con i morti, va bene al limite anche fare amicizia con centinaia di migliaia di dannati, ma se non ci si diverte un po’, che viaggio è? Al ritorno, come minimo, si cambia agenzia viaggi”. 


Di tutt’altra farina risultano impastati i due gialli per bambini (in realtà un romanzo e una antologia di racconti”) editi da Il Battello a Vapore. Il primo dei quali è firmato dall’apprezzata penna di Guido Sgardoli, un autore tradotto in diversi Paese, vincitore di un Premio Strega ragazze e ragazzi, di tre Andersen, del premio Cento nonché del Bancarellino. 
Sgardoli che ora torna sugli scaffali con Morto che parla (pagg. 202, euro 10,90), un lavoro che si nutre di fantasmi e umorismo a volontà. Insomma, un noir da morire dal… ridere, interpretato da Guido, il figlio del becchino della città che preferiva essere chiamato tecnico funerario oppure operatore dell’eternità. Ma sempre becchino restava comunque se la girasse e lui, Guido, era per questo che veniva chiamato Cassa
Il quale Cassa pensa di aver già visto tutto. Anche perché sua madre, per arrotondare le magre entrate, tiene sedute spiritiche nel salotto di casa mentre la sorellina prevede il futuro. Fermo restando che con i fantasmi c’è poco da scherzare. 
Sta di fatto che una sera il nostro squinternato protagonista si trova davanti allo spettro di Straocchio, lo strambo custode del deposito di rottami lungo la provinciale 53 di cui, lui appena tredicenne e bravissimo a scuola, aveva accidentalmente provocato la morte facendogli venire un colpo. E non ci vuole molto a rendersi conto che le sue disavventure sono appena cominciate… 
Insomma, una storia vecchia con qualche mistero al seguito che si rifà agli anni Settanta, quando si portavano le basette lunghe e i pantaloni a zampa di elefante; quando le Tv private non c’erano ancora e nemmeno i videoregistratori, i lettori Dvd, i personal computer e i cellulari. Quando i bambini giocavano per strada senza pericoli e “il mondo intorno a noi sembrava una giungla ancora vergine, da esplorare giorno dopo giorno. Inoltre nessuno parlava di effetto serra, di globalizzazione. La benzina, però, già allora costava troppo, proprio come adesso…”.   


Il secondo appuntamento con la collana “Giallo e Nero” è invece legato alle penne di nove signore del giallo che - ne Il Club del crimine (pagg. 240, euro 10,90, traduzione di Alessandra Guidoni) - si sbizzarriscono nel raccontare di delitti e veleni, sabotaggi e furti, coraggiosi detective e perfide canaglie, rapimenti e persino… biscotti per cani. A fronte di nove storie inedite, “interpretate” da investigatori giovanissimi, In altre parole ragazzi di ogni genere: così si va dall’arguto Sid, che porta a spasso i cani nel racconto di Kate Pankhurst, alla Lil di Katherine Woodfine, la ballerina-investigatrice in scena a Londra all’inizio del Novecento ne Il mistero delle perle rubate. 
Ciò che accomuna questi giovani Sherlock Holmes o Hercule Poirot che dir si voglia è la loro abilità nello svelare i misteri che vengono posti dagli adulti che li circondano. Pronti nel seguire indizi a prima vista inesistenti e accenni di verità che tali non sembrano essere, capaci di sfoderare impensabili capacità deduttive, di addentrarsi fra le ombre assassine con cognizione di causa. Dando voce a storie che si dipanano nel tempo, partendo dalla Grande Esposizione del 1851 e anche prima, peraltro spaziando dall’Inghilterra all’America. 
Complici penne di talento, come quelle di Elen Caldecott, Frances Hardinge o Harriet Whitehorn. Oppure scrittrici come Caroline Lawrence, Julia Golding, Robin Stevens e Clementine Beauvais. A fronte di una domanda che si propone uguale per tutti: chi è il colpevole? Leggere per sapere. E sarà, ci prendesse un bene, una piacevole lettura.

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