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Quali interessi potrebbero essere legati agli aiuti che ci arrivano dall'estero?

Vista l’impossibilità di agire da soli, l’Europa spinge per il Mes, la Cina stringe i rapporti commerciali e gli Usa decidono di scendere in campo con ogni mezzo   


14/04/2020

di Damiano Pignalosa


Aiuti, aiuti e ancora aiuti! Quasi ogni giorno la nostra classe dirigente si ritrova negli aeroporti per accogliere medici cubani, infermieri albanesi, esperti norvegesi, materiale sanitario cinese, etc… Un’alternanza di bandiere che ha fatto partire la gara della solidarietà verso il nostro Paese così martoriato dall’emergenza Coronavirus. Da tutti noi ovviamente parte il grande ringraziamento verso tutti quelli che si sono impegnati e si impegneranno sempre di più per dare una mano a un’Italia così martoriata.
Ma la domanda che molti si pongono è quella legata a ipotetici interessi che potrebbero sorgere utilizzando la chiave della solidarietà e chiedendo il conto una volta che tutto questo sarà finito e superato.
Partiamo dalle basi: un italiano su due pensa che le misure messe in campo dall’Unione europea non siano sufficienti e non riescano a sopperire alla grossa emergenza economica che sta seguendo di pari passo quella sanitaria. Le trattative sono ancora in corso, ma se il premier Conte, appoggiato principalmente da Francia, Spagna, Portogallo e Irlanda, chiede a gran voce gli Eurobond, dall’altro lato la fazione guidata da Germania e Olanda risponde che gli unici strumenti applicabili sono quelli del quantitative easing e del famigerato Mes che tanto e giustamente preoccupa tutti gli italiani. La cosa più assurda è che a due mesi dall’inizio di questa pandemia siamo ancora qui a parlare di fazioni e frizioni che rendono la macchina degli aiuti economici sempre più pesante e articolata non riuscendo, almeno al momento, a dare una risposta sicura e diretta a tutta la popolazione europea. Ma come detto le trattative sono ancora in corso e vedremo solo tra qualche giorno come andrà a finire.
Messa da parte la situazione europea, fin da subito si è vista una grande disponibilità da parte della Cina nell’affrontare l’emergenza sanitaria nel nostro Paese. Gli scambi di merci, le donazioni e le forniture (pagate, perché non tutto quello che arriva fa parte di regali aperti sotto l’albero di natale) hanno creato questo senso di fratellanza tra la popolazione cinese e la nostra, tanto che, mentre come abbiamo appena detto l’Europa è ancora ferma sulle sue posizioni, in molti hanno sottolineato come Pechino riuscisse a sopperire o almeno ad intervenire al posto di Bruxelles. Questo ponte è stato costruito soprattutto negli ultimi anni con la definizione della via della seta che permette alla potenza cinese di entrare in Europa attraverso un corridoio privilegiato come l’Italia che apre senza dubbio una via di sbocco su tutto il mediterraneo e il nord Europa. Non a caso la Cina spingendo il piede sull’acceleratore aveva già proposto l’acquisizione di parte di porti strategici come quelli di Trieste e Genova, richiesta rimandata al mittente ma che sottolinea, se ancora ce ne fosse bisogno, l’intenzione di potenziare la forza commerciale cinese proprio attraverso l’Italia.
Ma in tutto questo gli Stati Uniti non fanno nulla? Viste le grosse difficoltà che stanno affrontando a livello interno per l’emergenza coronavirus, potrebbero pensare tranquillamente di risolvere prima i loro problemi, in realtà hanno deciso di muoversi e lo hanno appena fatto con un memorandum di 8 punti proprio rivolto all’Italia ed emanato dalla casa bianca e ovviamente sottoscritto dal presidente Trump. In questo documento, che ricordiamo essere di pubblico dominio, è possibile vedere come gli USA abbiano pensato a tre aspetti fondamentali per venire in contro all’Italia: sanità, export e aiuti verso le imprese. Per quanto riguarda la sanità, oltre all’invio da parte di Washington di materiale utile alla lotta al virus, il presidente americano ha messo a disposizione dello Stato italiano 30.000 soldati statunitensi con la possibilità di aumentare il numero di ospedali da campo e implementare altri utilizzi degli stessi in destinazioni differenti ove richiesto. Per quanto riguardo lo scambio di merci al consumo si dà la piena disponibilità da parte del Presidente della Export-Import Bank degli Stati Uniti per trovare le soluzioni utili a far riprendere rapidamente gli scambi e le attività commerciali con tutto il tessuto delle piccole e medie imprese italiane. Infine, sempre al punto 6 del memorandum, si fa rifermento all’utilizzo “delle autorità disponibili per sostenere la ripresa dell’economia italiana”. Nonostante quest’ultimo punto sia quello meno discorsivo, apre le porte a tanti tipi di interpretazione che potrebbero portare ad un intervento diretto della Federal Reserve volto ad evitare il collasso dell’Italia attuando una specie di piano Marshall 2.0. Ovviamente non è stato comunicato nulla di certo e bisognerebbe anche vedere come poter affrontare la questione a livello europeo, ma quello che traspare è una forte intenzione statunitense di essere al fianco dell’Italia e di evitare in tutti i modi che questa situazione possa far sprofondare il nostro Paese. Tutto questo ovviamente ha delle motivazioni intrinseche: da una parte non si può permettere che una nazione come l’Italia, con la sua posizione strategica come porta tra oriente e occidente, finisca sempre più nelle mani e nella gestione cinese. Dall’altra bisogna ricordare che il nostro Paese fa parte del G7, è tra le nazioni più ricche al mondo e quasi tutto il suo debito pubblico è nelle mani di banche straniere, tra cui quelle americane, se saltasse l’intera nazione a livello economico, creerebbe un effetto a catena polverizzando centinaia di miliardi che come detto sono in possesso di istituti di credito oltralpe scatenando un pandemonio strutturale.
Insomma, come nella maggior parte delle cose, gli aiuti non sono mai fine a se stessi. Questo periodo di immobilità e di lotta al coronavirus non ha fermato le pedine sullo scacchiere mondiale che, cercando sempre di più di occupare nuove posizioni sulla griglia con metodi nuovi e cavalcando gli eventi, non fanno altro che farci sentire come un merce di scambio senza nessun potere decisionale. Se qualcosa può essere recriminato alla nostra classe politica degli ultimi 30 anni è proprio quella di aver svilito e impoverito così tanto il nostro Paese da essere diventati terre di conquista altrui. Del futuro non v’è certezza ma il presente e il recente passato portano ad una strada che se non cambiata il prima possibile aprirebbe le porte al primo boia con l’ascia in mano, sveglia Italia, gli italiani hanno bisogno di te…

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