Cultura

Quale segreto nasconde la copia di un dipinto di Bosh riprodotta da Caravaggio?

Con una meticolosità invidiabile Luigi De Pascalis imbastisce, fra realtà e finzione, un suo personale viaggio nel tempo


25/03/2019

di Catone Assori


Non più giovanissimo - è nato a Lanciano, in Abruzzo, il 7 agosto 1943 - Luigi De Pascalis, che da una vita si è accasato a Roma, conserva una invidiabile freschezza narrativa in abbinata a una sbrigliata fantasia. Qualità che, nonostante il suo tardivo approdo sugli scaffali, libro dopo libro trovano ulteriore consistenza nelle pagine dei suoi romanzi, davvero scritti (e non si tratta di una eresia) per essere letti. Vale a dire con quella leggerezza che, oltre a non affaticare e annoiare il lettore, rappresenta un incentivo a ripercorrere, a fronte di un robusto lavoro di documentazione, pagine poco note del nostro passato. Mischiando come si conviene ricostruzione storica e canovaccio romanzesco. 
E così anche nel suo ultimo lavoro, Il sigillo di Caravaggio (Newton Compton, pagg. 376, euro 12,00), che si avvale di un riassunto finale - e non è cosa da poco viste le oltre cento figure tirate in ballo - dei principali personaggi, divisi per famiglia e per luoghi dove svolgono le loro variegate attività (pittori e nobili, soldati e osti, pescatori e braccianti, cantori e prostitute, cardinali e collezionisti, donne e madonne, mercenari e cavalieri, medici e confessori). Così si va da Milano a Roma, da Napoli da Malta, da Palo a Porto Ercole. 
La trama di questo romanzo ci fa incontrare il giovane Michelangelo Merisi da Caravaggio che, arrivato da poco nella Capitale, comincia a lavorare nella bottega del pittore Cavalier d’Arpino, famosissimo tardo-manierista. E qui l’irrequieto pennello milanese è costretto a realizzare soprattutto nature morte, cosa che detesta in quanto vorrebbe dipingere figure e mettersi alla prova con nuove sfide. Anche perché l’ambiente dove lavora gli consentirebbe variazioni sul tema. Il Cavalier d’Arpino infatti, oltre a dipingere, commercia anche in dipinti, provenienti soprattutto dal Nord Europa. Tanto è vero che la sua bottega ne è piena. 
Succede che Caravaggio, fra le ultime opere arrivate, noti una tavoletta di piccolo formato realizzata dal visionario pittore olandese Hieronimus Bosch, che nelle sue “rappresentazioni” chiamava spesso in causa dottrine diverse e non sempre storicamente compatibili, dottrine che negavano la supremazia dell’intelletto, al contrario di quanto sosteneva l’umanesimo italiano. 
La citata tavoletta rappresenta una scena minuziosa e complicata, con alcune figure nude o vestite in modo curioso, immerse in uno strano paesaggio. Per dimostrare al suo maestro che sa dipingere figure umane, ma anche perché il dipinto lo attrae in un modo che stranamente non si sa spiegare, Caravaggio lo ricopia di nascosto. Quello che non sa è che questa sua birichinata gli cambierà presto la vita. Sulla tavoletta, infatti, è inciso un segreto prezioso: la chiave d’accesso alla Grande Opera alchemica. E c’è qualcuno disposto a qualunque cosa pur di entrarne in possesso. 
Di fatto il lettore assisterà a un susseguirsi di eventi impensati e impensabili, sino ad arrivare all’odissea finale dello stesso Michelangelo Merisi, che chiuderà i suoi giorni nell’ospitale di Santa Croce di Porto Ercole, “poco più di una stanzetta” addossata a una chiesa. Caravaggio che era stato allettato, per usare un’espressione moderna, dal locale viceparroco soltanto perché non aveva potuto dire di noi ad alcuni cavalieri di Malta che, solo a vederli, sapevano maneggiare sin troppo bene la spada che portavano al fianco... 
Detto del libro, spazio ad altre note su Luigi De Pascalis. Un eclettico personaggio che, strada facendo, si è proposto come illustratore, grafico impaginatore, dipendente di un istituto di credito, sindacalista, pubblicista, pittore, insegnante di scrittura creativa, nonché fondatore del gruppo “Delitto Capitale” assieme ad altre sette penne romane attive nel campo del mistery. Lui che, dopo aver dato alle stampe nel 2002 il saggio La porpora e la penna. La straordinaria vita ed il mondo di Adriano Castellesi da Corneto, aveva debuttato tre anni dopo nella narrativa con un lavoro a quattro mani, scritto con la complicità di Giacomo E. Carretto, vale a dire Come l’oro di Rimbaud. Un romanzo mediterraneo di Bedri Bekir
Sta di fatto che, avendoci trovato gusto, avrebbe proseguito da solista sfornando tre storie con protagonista l’indagatore romano Caio Celso inframmezzate da altri otto romanzi (per non parlare di numerosi racconti legati soprattutto al fantastico), alcuni dei quali tradotti in Francia, Germania e Stati Uniti. Testi che si sono guadagnati diversi riconoscimenti, come la doppia vittoria al Premio Italia dedicato alla letteratura fantastica, il premio Tolkien e il premio Curmayeur, l’inserimento fra i finalisti del Premio Camaiore per la narrativa gialla, oltre alla candidatura allo Strega 2016 con il romanzo Notturno bizantino. La lunga fine di un impero
Che altro? Il suo interesse per la graphic novel, che lo avrebbe visto nel 2011 dare immagine a Pinocchio, a fronte di una storia ispirata all’omonimo romanzo di Carlo Collodi. E questo è quanto.

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