Cultura

Quale mistero si nasconde fra le ombre dei dipinti di Francisco Goya?

Torna a sedurre Alex Connor che, dopo aver dato voce ai segreti del nostro Caravaggio, ora mette nel mirino il famoso pittore spagnolo


20/05/2019

di Arne Lilliput


Allo spessore narrativo dell’inglese Alex Connor ci abbiamo fatto il palato. Così risulta più che gradito l’arrivo nelle nostre librerie, dopo la trilogia dedicata ai segreti, ai misteri e alle intemperanze che caratterizzarono la vita di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, un thriller datato 2012 e imbastito sulla figura di un altro importante pittore, lo spagnolo Francisco Goya. 
Una penna, quella di questa autrice, benedetta da due numeri uno delle rievocazioni storiche, Matteo Strukul e Marcello Simoni, che ne hanno sottolineato le capacità seduttive in abbinata a una robusta forza narrativa. Lei brava come pochi nel riscrivere il passato all’insegna di credibili colpi di scena, oltre che capace di pilotare il racconto fra le maglie larghe della Storia. In questo supportata da un accurato lavoro di ricerca, che travasa nelle pagine con studiata naturalezza e inaspettati colpi di scena. 
Una penna quella della Connor - in tal senso un ripasso non guasta - che sa regalare, al tempo stesso, suspense e cultura; che sa miscelare come si conviene presente e passato, il mondo dell’arte con quello dell’azione, la fantasia con la realtà; che riesce, essendo lei stessa pittrice, a entrare nella vita e nelle opere dei grandi artisti con cognizione di causa. 
Per la cronaca Alex (Alexandra) Connor è nata e cresciuta in Inghilterra, dove attualmente vive (e più precisamente a Brighton, nel Sussex). Una donna piacente che prima di arrivare al successo letterario aveva intrapreso diverse carriere: così era stata modella nonché assistente personale di un chirurgo cardiaco, ma aveva anche lavorato in una galleria d’arte prima di dedicarsi alla pittura e alla narrativa a tempo pieno. 
Lei che come autrice aveva esordito nel 2011 con Il segreto di Rembrandt, per poi pubblicare, in rapida successione, una serie di altri lavori legati alla vita di celebri pennelli, come quelli di Hogarth, Tiziano, Bosch e appunto Goya. Un pennello, quest’ultimo, sul quale la nostra Alex sette anni fa aveva dato alle stampe Memory of Bones, che viene ora proposto in Italia dalla Newton Compton sotto il titolo di Goya enigma (pagg. 372, euro 12,00, traduzione di Tessa Bernardi). Un thriller a sua volta frutto di un approfondito lavoro di ricerca, agevolato dai curatori del museo del Prado a Madrid e del Louvre a Parigi, ma anche dal supporto medico sulle tecniche di chirurgia e ricostruzione maxillo-facciale (e il perché lo si apprenderà in corso di lettura). 
Detto questo, spazio alla trama che si rifà a una notte di maggio del 1828 quando, in un cimitero di Bordeaux e sotto una falce di luna, incontriamo due figure che si stanno dando fa fare per entrare in una cripta e saccheggiare una tomba importante. Quella appunto di Francisco Goya. 
Come tiene a precisare la Connor in una nota, Goya inizialmente era stato infatti sepolto in Francia, mentre ora riposa a San Antoine da Florida, in quel di Madrid: ma quando settant’anno dopo la sua morte il corpo venne riportato in Spagna (era il 1899) la testa del pittore era scomparsa. Girava voce che il teschio fosse stato rubato da un frenologo locale che voleva studiare il cranio del genio spagnolo il quale, strada facendo, aveva forse abbracciato il satanismo e partecipato a rituali satanici. Da qui - ma si tratta sempre di illazioni - le sue famose “Pitture nere”. 
Ma torniamo al dissacrante incipit in quel di Bordeaux legato al trafugamento della testa di Goya (peraltro mai più ritrovata). Con il lettore subito invischiato in una macabra scena, che vede uno dei due loschi figuri intento a “scostare l’elegante colletto bianco del cadavere” per poi recidere barbaramente la carne della gola con un coltello. E dopo che “pelle e muscoli cedettero, mettendo a nudo l’osso sottostante”, ecco entrare in azione il seghetto. E alla fine, “con uno scricchiolio nauseante, la testa si staccò dal corpo, e il profanatore perse l’equilibrio cadendo all’indietro”, sulle gambe del morto. Sta di fatto che, una volta portata a termine la missione, di lì a poco sarebbe avvenuta la consegna del macabro reperto. Insomma, scene per palati forti, non c’è che dire. 
A seguire la storia approda ai giorni nostri in quel di Londra, quando Leon Golding entra in possesso (nessuno sinora aveva saputo dove fosse finito) del cranio del più famoso pittore spagnolo. L’euforia è palpabile. Golding ha dedicato tutta la vita nel tentativo di scoprire il significato delle ombre nei dipinti dell’artista. Finalmente la sua pazienza sarà premiata e il mondo dell’arte lo riconoscerà come uno tra gli studiosi più influenti del grande artista. Per contro il fratello di Leon, che si chiama Ben ed è un chirurgo plastico del Whitechapel Hospital di Londra, è preoccupato. In quanto teme che Leon stia per avere un’altra delle sue crisi, convinto com’è che non prenda regolarmente le medicine. 
Intanto Leon, pur di vedere riconosciuta la sua straordinaria scoperta, si è rivolto ad alcuni dei critici d’arte più famosi al mondo per l’autenticazione del cranio. Sta di fatto che la notizia trapela, attirando sin troppa attenzione. In particolare, fra i tanti pretendenti, c’è un individuo disposto a tutto pur di mettere le mani sul quel reperto, il più prezioso di tutta la storia dell’arte...

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