Cultura

Quale mistero nasconde la morte del piĆ¹ grande compositore di tutti i tempi, Wolfgang Amadeus Mozart?

In un giallo dalle forte emozioni, i due autori danno voce - attraverso le indagini di un giornalista dell’epoca - alla misteriosa fine di questo genio, interrogandosi anche sul rapporto fra arte e potere. Oltre a giocare a rimpiattino con le angolature della storia, senza comunque rinunciare alla leggerezza narrativa che li contraddistingue  


28/06/2021

di Max e Francesco Morini


Ci presentiamo: Max e Francesco Morini, non è un nome d’arte, siamo fratelli veri, di sangue, romani doc; lavoriamo insieme da sempre, amiamo con la stessa passione la nostra città e i gialli anglo-americani classici di deduzione logica a cavallo tra la fine dell’Ottocento e la metà degli anni Cinquanta del secolo scorso. 
Il nostro percorso artistico è iniziato molti anni fa con la scrittura comica; poi, nel 2017, abbiamo deciso di sperimentare altri terreni espressivi con la narrativa gialla, partorendo Nero Caravaggio, il primo episodio di una serie poliziesca ambientata a Roma, senza chiaramente rinunciare alla leggerezza e allo humour che ci contraddistingue. 
La serie ha come protagonista il libraio-investigatore Ettore Misericordia, ambientato nel presente, è legato a un personaggio della storia di Roma: Caravaggio, appunto, poi Bernini e Borromini (Rosso Barocco), Petrolini (Il giallo di Ponte Sisto), e infine nell’ultimo romanzo del 2020, Il mistero della Casa delle Civette, il Principe Torlonia e il sensitivo Gustavo Rol. 
Mozart deve morire (Newton Compton, pagg. 226, euro 9,90) è il nostro quinto romanzo; perché quindi interrompere temporaneamente la serialità e “deviare” su un thriller storico? 
Innanzitutto perché siamo convinti che ogni tanto sia salutare spiazzare il proprio pubblico, uscendo dalla propria zona di conforto; infatti come già accennato sopra, se i quattro romanzi della serie di Ettore Misericordia appartengono di diritto al “giallo classico” di deduzione logica, Mozart deve morire si può definire senza dubbio un thriller storico per la suspense che abbiamo cercato di costruire e anche un noir, per l’ambientazione e i personaggi “scuri” che lo popolano. 
Ma al di là di individuazioni e collocazioni di genere, il nostro tentativo è stato di creare qualcosa di più completo dal punto di vista letterario, a partire dal protagonista, che è anche l’io-narrante del romanzo: Cherubino Hofner, giornalista di una gazzetta di Vienna, irrequieto e tormentato, che dopo aver assistito a una replica delle Nozze di Figaro, si accorge che proprio quel giorno ricorrono vent’ anni dalla morte di Mozart. Cherubino è “innamorato” della musica di Mozart fin da quando era bambino e adora il maestro senza riserve; così, scosso da quella ricorrenza, decide di indagare sulla morte del suo idolo pubblicando un’inchiesta a puntate sulla gazzetta.
Una morte improvvisa a 35 anni, da sempre avvolta nel mistero, su cui non c’è mai stata una versione ufficiale. 


Alla fine dell’inchiesta giungerà a scoprire l’incredibile, sconvolgente verità. Ma il suo viaggio nei segreti della morte di Mozart diventerà presto anche un viaggio nella vita del Genio, attraverso le pieghe delle sue umanissime debolezze e fragilità, ma soprattutto nella sua musica, un’arte che va al di là della percezione estetica di noi comuni mortali per raggiungere le vette del Sublime, musica che stordisce, disorienta e allo stesso tempo ci porta in un’altra dimensione spirituale. 
La passione di Cherubino per Mozart è chiaramente la nostra stessa passione di autori, perché la sua musica da sempre è la colonna sonora delle nostre esistenze, come lo è per il nostro protagonista, la cui indagine e i suoi stati emotivi spesso altalenanti, nel corso del romanzo sono sottolineati da alcuni brani del genio di Salisburgo che lui sente ri-suonare prima nel cuore e poi nella testa. 
Così il giornalista, passo dopo passo, grazie a Mozart compirà il viaggio più importante, e cioè quello dentro se stesso, che gli consentirà di approdare a una sorta di rinascita spirituale. 
Nel romanzo abbiamo voluto anche dare voce ad alcune questioni che ci hanno sempre affascinato; come per esempio il rapporto, nelle diverse epoche storiche e culturali, tra arte e potere. Mozart non riuscì mai ad avere veramente successo a Vienna soprattutto perché alla corte di Giuseppe II spadroneggiava la musica galante e il bel canto italiano pieno di virtuosismi e ghirigori, di cui Antonio Salieri era il maestro indiscusso. 
E proprio a proposito di Salieri, abbiamo voluto smitizzare anche la leggenda del presunto avvelenamento di Mozart da parte del musicista italiano, che il celebre film “Amadeus” di Milos Forman ha cristallizzato nell’immaginario collettivo. In verità Salieri, maestro di Cappella alla corte di Giuseppe II, era molto più famoso, potente ed agiato di Mozart e lo stimava moltissimo, non aveva nessun interesse a ucciderlo. 
Il terzo tema “filosofico” sul quale ci siamo interrogati attraverso Cherubino è il rapporto tra il genio e la sua vita, cioè tra la perfezione della sua arte e l’imperfezione della sua esistenza; Mozart non era sicuramente nella vita privata uno “stinco di santo”, ma, a differenza di noi comuni mortali, sono proprio le debolezze e gli eccessi che alimentano il grande talento.
A un certo punto del romanzo, Cherubino dice che se fosse l’ultimo essere umano sopravvissuto sulla Terra dopo un cataclisma e avesse il compito di conservare quanto di più mirabile prodotto da un essere umano per lasciarlo ai posteri, non avrebbe dubbi, sceglierebbe l’aria della Regina della Notte, “Der Hölle Rache”, del Flauto magico; quei vocalizzi altissimi e purissimi che tagliano l’aria in strati sono come un meraviglioso compendio metafisico del mistero della vita umana, sempre sospesa tra gioia e dolore, felicità e sofferenza. 
Esattamente ciò che fu la vita e l’arte di Wolfgang Amadeus Mozart.

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