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Prosegue inarrestabile il crollo delle vendite: ma allora i nostri giornali stanno davvero morendo?


13/05/2019

di Enrico Pedemonte*


Le copie dei giornali vendute calano del 10% all’anno. La pubblicità migra sul web e in gran parte finisce nelle fauci di Google e Facebook. E gli abbonamenti digitali non decollano. Il vecchio modello del giornalismo italiano, che coniuga contenuti alti e bassi, sul web non funziona più. O almeno: non produce fatturato. E allora, i giornali italiani stanno davvero morendo? 
La domanda non è peregrina visti i dati che da anni vengono pubblicati sulle vendite e sulla pubblicità. Gli ultimi sono ancora una volta allarmanti: a marzo la pubblicità è calata del 12,3% rispetto allo stesso periodo del 2018 (a febbraio il calo era stato del 13,5), mentre le vendite a gennaio erano scese dell’8.4% in edicola (-6% contando anche quelle digitali) rispetto all’anno precedente. 
Purtroppo la tendenza va avanti da oltre un decennio: ogni anno i quotidiani perdono tra l’8 e il 10 per cento delle copie vendute e una percentuale analoga di pubblicità. Nel 2000, anno della sua massima espansione, le nostre testate, secondo le rilevazioni Ads, vendevano complessivamente 6,2 milioni di copie (compreso mezzo milione di abbonamenti), nel 2008 erano 5,3 milioni, oggi siamo scesi poco sotto i due milioni più 200 mila abbonamenti digitali, un terzo rispetto a vent’anni fa.  
Nelle sue linee generali, il fenomeno è noto e ha caratteristiche simili in tutto il mondo: i lettori si spostano su Internet, dove l’offerta di news gratuite è abbondante, e sentono sempre meno il bisogno di acquistare il giornale cartaceo e la chiusura di oltre metà delle edicole accelera il processo. 
A sua volta la pubblicità segue lo stesso percorso: si sposta sul web e viene assorbita dai due grandi colossi digitali, Facebook e Google, che controllano (a seconda delle fonti) tra il 60 e l’80 per cento del mercato. E sul web i giornali competono ormai direttamente (per l’attenzione, il tempo, le risorse dedicate dagli utenti) con le piattaforme di streaming (Netflix e dintorni) che in Italia hanno ormai superato gli otto milioni di abbonati. 
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le società editoriali sono obbligate a tagliare ogni voce di spesa, il numero dei giornalisti diminuisce ogni anno, i corrispondenti all’estero sono ormai un lusso per pochi… Quanti anni può durare questa tendenza prima che gli editori portino i libri in tribunale? Da dove nasce questa catastrofe? E soprattutto: perché le prospettive della stampa italiana sono peggiori rispetto ad altri paesi avanzati?

*Zerozerouno.news

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