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Perché la Germania non vuole Salvini e la Meloni al potere

E per quanto riguarda l’euro? Ci è costato un sacco di punti sia in termini di Pil che di potere d’acquisto. Possibile che l'Esecutivo non se ne renda conto?


29/06/2020

di Sandro Vacchi


Che siamo un Paese a sovranità limitata si sa da anni. Alla faccia della “Costituzione più bella del mondo” (parole di Napolitano-Benigni, musica di Mameli), siamo l'ultima ruota del carro fra i ventisette Paesi dell'Unione: tutti si fanno beffe di noi, con maggior soddisfazione sadica perché siamo tra i fondatori dell'Europa unita; il “nostro” Romano Prodi è stato il padre dell'euro, che ci ha fregato un sacco di punti di Pil e di potere d'acquisto; per rimanere nel club esclusivo – nel senso che non manca chi ci escluderebbe volentieri – paghiamo diversi miliardi di euro, più di quelli che riceviamo a sostegno della nostra economia. Insomma, siamo i più fessi del bigoncio. 
Angela Merkel, come i cancellieri che l'hanno preceduta, per tradizione riceve dai premier italiani appena insediati il bacio della pantofola, il grazioso omaggio a sua maestà la Germania da parte dell'umile servo. Hieko Maas, ministro degli Esteri tedesco, giorni fa è venuto a Roma a godersi Villa Borghese e la Fontana di Trevi, ma anche a raccomandare alle autorità istituzionali italiane di tenere Matteo Salvini e Giorgia Meloni il più lontano possibile da Palazzo Chigi. Come se Gigino Di Maio andasse a Berlino dal presidente tedesco – che nessuno sa come si chiama – per tenere la Merkel lontana dalla cancelleria. Ce lo vedete voi? 
Questa cosuccia si chiama intromissione, ma senza fare del moralismo a basso costo, ci sono in ballo un mucchio di soldoni chiamati Mes (Meccanismo europeo di sostegno), che l'Unione Europea dovrebbe (non deve, all'imperativo) metterci a disposizione per sostenere le spese del Coronavirus. Se una banca ci fa un mutuo richiede garanzie e il Meccanismo è un mutuo da una quarantina di miliardi. Le garanzie, in Europa, sono sì di carattere economico, ma soprattutto politico. Se in Italia dovessero mai andare al potere i cosiddetti sovranisti, ai benpensanti non starebbe affatto bene, e chi crede ai tedeschi come benefattori vada semplicemente a ripassarsi i libri di storia. Inoltre, la Germania è, con la Cina, il principale bersaglio dell'offensiva politica ed economica di un altro sovranista, quel Donald Trump che predica “America First”. 
«Dicano, oltre all'odio per me, che cosa hanno fatto in questi ultimi mesi», dice Salvini al Governo. «Litigano su Alitalia, Ilva, giustizia... Già discutono su chi sostituirà Mattarella, col rischio di bloccare il Paese per un anno e mezzo. Se domani questo governo tagliasse l'Iva e le tasse, noi voteremmo con loro in tre minuti». La ricetta della Lega? «Non farsi prestare soldi dall'Unione tedesca, ma emettere buoni del Tesoro italiani. Di recente ne sono stati piazzati per cento miliardi, e il debito resterebbe in Italia, senza rischi di patrimoniale o di taglio delle pensioni». 
Il nostro appiattimento prono davanti a Lor Signori i capintesta d'Europa fa parte di una tradizione secolare italiana. «Franza e Spagna purché si magna!», è un comandamento nazionale. Il rischio è, però, che mangino i soliti noti. E se qualcuno insorge, ne paga le conseguenze. Vittorio Sgarbi è antipatico ai più, perché rompe le scatole ai potenti. Sul fatto che ragioni con la propria testa, però, nessuno può eccepire, e che la sua testa sia ben diversa da quella dei vari Di Maio, Crimi. Conte e Zingaretti non ci piove proprio. Il deputato ha osato chiedere una inchiesta parlamentare sulla magistratura, sulla schifezza nascosta nel sistema giudiziario portata allo scoperto da Luca Palamara. Se mai qualcuno avesse nutrito dubbi su chi comanda veramente in Italia, nell'ultimo mese deve per forza essersi ricreduto. Da noi il terzo potere, quello giudiziario, prevarica su quelli legislativo ed esecutivo. Per maggiori informazioni domandare a Silvio Berlusconi, indagato decine di volte quando era padrone dell'Italia e la sinistra non riusciva a scalzarlo, inviato addirittura ai servizi sociali a imboccare i vecchietti. Era amico di Craxi, aiutato da Craxi, e Craxi era il peggior nemico di Enrico Berlinguer, quindi del Pci, unico partito salvatosi da Mani Pulite, chissà come mai. 
I suoi eredi piddini non sopportano alcun colore oltre al rosso, e Sgarbi è azzurro, comunque un uomo libero, certo più di Emanuele Fiano, del PD, che come il primo della classe di mestiere spia, è corso da Mara Carfagna, che presiedeva la Camera durante quella seduta. «Ha detto vaffanculo!»… «Maestra, Pierino ha detto una parolaccia!». E allora la sora Mara, coi suoi occhioni da cerbiatta, ha cacciato fuori dall'aula il discolo Vittorio. I commessi l'hanno sollevato di peso e portato fuori. 
Una bella pagina di democrazia e di indipendenza dai giudici non dissimile dal bacio della pantofola alla sora Angela.

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