Fisco & Cittadini

Per i soggetti Isa l’acconto previsto a novembre si potrà spostare al 30 aprile 2021

Il cosiddetto decreto ristori-bis allarga la proroga a favore degli esercenti attività di ristorazione e dei contribuenti per i quali sono stati approvati gli indici di affidabilità fiscale


30/11/2020

di Salvina Morina e Tonino Morina


Il Covid-19, o coronavirus che dir si voglia, ha comportato l’emanazione di norme emergenziali confusionarie che rischiano di creare più danni che benefici. Le continue e disordinate proroghe e sospensioni dei versamenti fiscali e previdenziali stanno comportando una continua moltiplicazione delle scadenze, difficile da gestire per i contribuenti e per gli stessi enti creditori, Agenzia delle entrate in primis. 
Dimenticati i diritti del contribuente - Le norme emanate in questo periodo emergenziale sono poco chiare, con rinvii ad altre norme precedenti, che è complicato riuscire a collegare anche per gli addetti ai lavori. Le norme emanate non rispettano quanto è previsto dall’articolo 2 della legge sui diritti del contribuente, legge 27 luglio 2000, n. 212. Il comma 3 dell’articolo 2, che ha per titolo “chiarezza e trasparenza delle disposizioni tributarie”, stabilisce che “i richiami di altre disposizioni contenuti nei provvedimenti normativi in materia tributaria si fanno indicando anche il contenuto sintetico della disposizione alla quale si intende fare rinvio”. 
Purtroppo, sono troppe le norme che richiamano altre disposizioni senza però indicare il “contenuto della disposizione” alla quale si è fatto rinvio. Ci sono norme che fanno anche riferimento ad allegati contenuti in altri provvedimenti, allegati che, magari a distanza di pochi giorni, sono stati anche modificati. La situazione è resa ancora più complicata perché alcune norme prevedono benefici in base alla collocazione dell’ambito territoriale dei contribuenti, se sono in zona gialla, rossa o arancione. Insomma, la confusione è ai massimi livelli ed i contribuenti e i professionisti sono in preda a continue crisi di nervi, proprio a causa delle cosiddette norme di favore emanate a seguito dell’emergenza coronavirus. 
Gli acconti del 30 novembre 2020 “spostati” al 30 aprile 2021 - Con il cosiddetto decreto “ristori-bis”, decreto legge 9 novembre 2020, n. 149, all’articolo 6, è previsto l’allargamento della proroga del termine di versamento del secondo acconto per il 2020 dovuto dai contribuenti che applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa), che presentano cause di esclusione o di inapplicabilità dagli stessi, e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito per ciascun indice (5.164.569 euro), nonché dagli esercenti attività di gestione di ristoranti. La proroga vale anche per gli altri contribuenti “collegati” agli Isa, quali, ad esempio, i soci di società di persone, associazioni e i soci delle società a responsabilità limitata in trasparenza o i collaboratori di imprese familiari, nonché i contribuenti forfettari e i minimi. 
La proroga “allargata” è prevista dall’articolo 6 del decreto “ristori-bis”, decreto legge 9 novembre 2020, n. 149, e riguarda i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale, individuati dall’articolo 98, comma 1, del decreto legge 14 agosto 2020, n. 104, operanti nei settori economici individuati nell’allegato 1 al Dl 28 ottobre 2020, n. 137 (“ristori 1”), come sostituito dall’articolo 1, comma 1 del decreto ristori-bis e nell’allegato 2 allo stesso decreto, con domicilio fiscale o sede operativa nelle aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto. Peraltro individuate con le ordinanze del ministro della Salute adottate a norma dell’articolo 3 del decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2020 e dell’articolo 30 dello stesso decreto “ristori-bis”, o esercenti le attività di gestione di ristoranti nelle aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di elevata gravità e da un livello di rischio alto individuate con le ordinanze del Ministro della salute adottate a norma degli articoli 2 e 3 del Dpcm del 3 novembre 2020. 
Per questi contribuenti, la proroga al 30 aprile 2021 del termine relativo al versamento della seconda o unica rata dell’acconto delle imposte sui redditi e dell’Irap, dovuto per il 2020, si applica indipendentemente dalla diminuzione del fatturato o dei corrispettivi. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato. In conclusione, nei confronti dei predetti contribuenti, la proroga del termine per il versamento della seconda o unica rata dell’acconto delle imposte sui redditi e dell’Irap, dovuto per il 2020, che si può “spostare” dal 30 novembre 2020 al 30 aprile 2021, si applica a prescindere dalla diminuzione del fatturato o dei corrispettivi. 
La proroga “condizionata” - Resta ferma la proroga “condizionata” per gli altri contribuenti Isa. Anche per questi contribuenti, è prorogato al 30 aprile 2021 il termine per il versamento della seconda o unica rata dell’acconto delle imposte sui redditi e dell’Irap, dovuto per il periodo successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019. Il differimento del termine dal 30 novembre 2020 al 30 aprile 2021 prevede una “condizione”: possono beneficiare della proroga solo i contribuenti che hanno subìto una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33 per cento nel primo semestre dell’anno 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno 2019. 
I contribuenti possono comunque eseguire i pagamenti nei termini, anche per evitare la moltiplicazione delle scadenze e la confusione che inevitabilmente comportano le continue proroghe e sospensioni. E’ certo che il periodo che si sta attraversando, a causa del coronavirus, è il peggiore dal 1945, ma la confusione che si sta creando comporterà nei prossimi anni la moltiplicazione del fenomeno delle cosiddette cartelle pazze. 
La frammentazione delle scadenze renderà anche difficile il controllo dell’Agenzia delle entrate sulla regolarità e tempestività dei versamenti prorogati. Il rischio è che, come è già successo in passato, potrebbero essere “premiati” i contribuenti che non pagheranno, beffando quelli più diligenti che fanno di tutto per onorare i debiti con il Fisco.

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