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Pd e Cinque Stelle pronti alla grande abbuffata sulle nomine pubbliche


09/09/2019

di Artemisia


E ora comincia la grande abbuffata. Sono oltre 400 le poltrone da rinnovare tra Eni, Enel, Leonardo, Terna, Alitalia, Poste, le autorità indipendenti e una miriade di enti pubblici e di società controllate a cascata che fanno capo principalmente alla Cassa Depositi Prestiti. Un piatto ricco che è stato uno dei motivi, se non il principale, a spinge due forze politiche così distanti nel Dna e da sempre avversarie, a stringersi in quello che è un matrimonio d’interesse. La portata più ambita di questo ricco menu è il Quirinale. Nel 2022 il presidente Sergio Mattarella termina il mandato e sarà la nuova maggioranza a pilotare il successore. A meno che, ipotesi da non escludere totalmente, non venga rinnovato. 
Il primo appuntamento con le nomine riguarda l’Agcom, guida dal presidente Angelo Maria Cardini, nominato nel 2012 e il cui mandato scade a settembre. A fin corsa anche il Garante della Privacy, il cui presidente Antonello Soro è stato nominato a luglio 2012. Va trovato un successore a Raffaele Cantone, all’Autorità anticorruzione, che si è dimesso, in anticipo sulla scadenza del mandato a luglio 2020. 
Altra casella da coprire con urgenza è il vertice della nuova Alitalia, con l’amministratore delegato. Quella dell’ex compagnia di bandiera, che con l’ingresso di Ferrovie e del Tesoro si è trasformata in una società pubblica, è una partita ancora aperta e dal futuro tutto da scrivere. 
Il prossimo anno vanno al capolinea i vertici delle tre società controllate da Cdp: Sace, Ansaldo Energia, Cdp Immobiliare. Con l’approvazione del bilancio 2019 si conclude il percorso per i membri della cabina di regia di Eni, Enel, Leonardo, Terna, Poste e Enav. 
In Fincantieri, Bono, che decade quest’anno, ha dato la disponibilità a ricostruire il ponte di Genova e potrebbe restare: magari con un ruolo di presidente (vista l'età, 74 anni, e i 47 anni nelle società di Stato) che disegna le strategie. La poltrona di amministratore delegato passerebbe a un manager più giovane. Alle Poste c' è la corsa per il ruolo di Del Fante, fiorentino e di squadra renziana (decade nella primavera 2020). 
L' amministratore delegato dell'Enel, Francesco Starace è in carica dal 2014 (governo Renzi) ed è stato confermato lo scorso anno con mandato fino al 2021. Con il ceo dell'Eni, Claudio Descalzi, è il manager delle partecipate pubbliche in assoluto più apprezzato dagli investitori internazionali. Ha cavalcato le rinnovabili e sta traghettando l'Enel verso diversificazioni del futuro come la mobilità elettrica (le colonnine di ricarica). 
Non si può escludere un suo passaggio, sulla poltrona di amministratore delegato dell'Eni, qualora Descalzi non fosse riconfermato. Sull’Ad della società petrolifera pesa il rinvio a giudizio, malvisto dai Cinquestelle, per l’accusa di corruzione internazionale per l’acquisto di un giacimento in Nigeria. 
Certo rimuovere un manager pubblico prima della scadenza ha un costo in termini di buonuscita per l'azionista Tesoro. E i ribaltoni senza logica industriale non piacciono al mercato. 
Va sciolto il nodo del futuro di Sace, rimasto finora impantanato nel braccio di ferro tra l’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria, favorevole ad una conferma dei vertici, il presidente Beniamino Quintieri e l’Ad Alessandro Decio, e l’allora maggioranza gialloverde che voleva un cambio di passo. Bisognerà vedere quale linea prevarrà con il nuovo governo. 
Resiste, saldo in sella dal 2007, alla guida di Invitalia, Domenico Arcuri, amministratore delegato affiancato dal presidente Claudio Tesauro. 
Nominati nell’agosto del 2016 sono anche loro scaduti. 
Per l’ex-Finmeccanica, Terna e Poste i giochi sono ancora tutta da fare.

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