Prima pagina

Passi avanti verso un euro digitale sotto il controllo della Bce

Gli obiettivi? Lotta serrata all'evasione fiscale e contrasto al potere sempre più ampio delle criptovalute


12/10/2020

di Damiano Pignalosa


Sono anni ormai che riecheggia nell’aria un grido di aiuto, come di un animale colpito, ferito e infine straziato dai sotterfugi e dai giochetti fiscali guidati da Paesi come l’Italia o la Spagna che portano il nome di evasione fiscale. Negli anni sono stati tanti i proclami diretti alla lotta al denaro sommerso che hanno portato verso una maggiore attenzione e controllo verso quei settori individuati come più a rischio come bar, artigiani, partite iva ecc.
La strada è segnata e la soluzione a tutti i mali, almeno secondo le direttive provenienti da Bruxelles, è rappresentata da una sempre più frequente presenza di pagamenti digitali attraverso carte di credito o debito, in modo da incentivare ad aprire le porte verso un mondo completamente cashless (senza denaro fisico). L’idea è questa: se non esiste più denaro fisico e tutto viene digitalizzato e contabilizzato, non ci può essere evasione e in questo modo si recupererebbero centinaia di migliaia di miliardi di euro.
I primi passi sono già stati fatti con l’abbassamento del limite di pagamento in contanti che da luglio scorso è arrivata alla soglia dei 2.000 euro e che si abbasserà ulteriormente fino a raggiungere i 1.000 euro, stringendo in questo modo la morsa verso i “furbacchioni” che ancora cercando strade traverse per non pagare le tasse. A questa operazione si unisce la manovra intraprese da Bruxelles che ha deciso di dare una vera spinta verso la creazione di un euro digitale da affiancare alla moneta corrente. Questa spinta improvvisa è determinata anche dalla paura sempre maggiore riguardo l’avvento e la diffusione di criptovalute come Bitcoin e i suoi fratelli che, sempre secondo gli organi di controllo (forse poco informati a riguardo), aumentano la possibilità di gestire e nascondere meglio il sommerso mettendo a rischio anche la stabilità della moneta Euro come unico strumento di scambio per beni o servizi.
Una valuta digitale sotto il controllo della Banca Centrale Europea che spinga ancora più ai margini le innumerevoli monete elettroniche proliferate nell’ultimo decennio, è questo l’obiettivo non dichiarato dell’introduzione e la spinta dell’euro digitale che parte dalla lotta all’evasione fiscale ma che in realtà ha obiettivi ben più ampi e delineati.
L’Eurosistema continuerà a emettere contante in ogni caso. Per il Presidente della BCE Christine Lagarde: “I cittadini europei stanno ricorrendo sempre di più alla tecnologia digitale nei loro comportamenti di spesa, risparmio e investimento. Il nostro ruolo è mantenere la fiducia nella moneta, assicurando anche che l’euro sia pronto ad affrontare l’era digitale. Dovremmo essere preparati all’emissione di un euro digitale qualora ce ne fosse bisogno”.
“La task force dell’Eurosistema, composta dagli esperti della Bce e delle 19 banche centrali nazionali dell’area dell’euro – spiega ancora la Bce nel suo comunicato – ha individuato i possibili scenari nei quali si renderebbe necessaria l’emissione di un euro digitale. Tali scenari ipotizzano un aumento della domanda di pagamenti elettronici nell’area dell’euro che richiederebbe l’adozione di un mezzo di pagamento digitale europeo privo di rischi; un calo significativo dell’uso del contante come mezzo di pagamento nell’area dell’euro; l’introduzione di mezzi di pagamento privati di portata mondiale che potrebbero generare problematiche regolamentari nonché porre rischi per la stabilità finanziaria e la tutela dei consumatori; un’ampia diffusione di monete digitali emesse da banche centrali estere”.
“Tutto molto bello” esclamerebbe il Re dei telecronisti Bruno Pizzul, l’importante è usare le giuste scusanti e dare le giuste spiegazioni. In realtà è stato dimostrato che la lotta all’evasione può essere vinta solo e soltanto abbassando in maniera netta la pressione fiscale nei confronti dei cittadini, ricordando ai nostri lettori che proprio il popolo italiano risulta essere tra i più martoriati a livello di tassazione, soprattutto se si parla di partite iva e aziende. Allora la domanda nasce spontanea: se buona parte degli studi presentati dai più famosi economisti al mondo porta ad una sola verità, cioè che se si paga meno pagano tutti, perché invece di continuare questa caccia alle streghe non si intraprende l’unica strada che è quella dell’abbassamento del cuneo fiscale? Usare questa problematica solo per spalancare le porte all’euro digitale e far sparire per sempre il contante dimostra ancora una volta che bisogna sempre leggere tra le righe e che purtroppo ci troviamo ancora una volta davanti a delle linee guide che almeno di facciata dovrebbero servire per un motivo, ma che in realtà risolvono ben altri problemi legati perlopiù alla stabilità dei mercati finanziari. A volte un po’ di verità in più non guasterebbe…

(riproduzione riservata)