Fisco & Cittadini

Partita la caccia al contributo a fondo perduto: rischi penali per coloro che “falsano” i dati

Le imprese e i lavoratori autonomi potranno presentare la richiesta fino al prossimo 13 agosto. Divulgata dalle Agenzia delle entrate una guida con i dettagli della misura


29/06/2020

di Salvina Morina e Tonino Morina


Imprese e lavoratori autonomi a caccia del contributo a fondo perduto. L’Agenzia delle entrate ha già fornito le istruzioni per chiedere il contributo previsto dall’articolo 25 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, il cosiddetto decreto “rilancio”. Per la richiesta del bonus, già iniziata lunedì 15 giugno, c’è tempo fino al prossimo 13 agosto. Il modello per la richiesta del contributo può essere predisposto e inviato anche avvalendosi di un intermediario abilitato. L’Agenzia delle entrate, al riguardo, ha divulgato sul proprio sito una guida, illustrando i dettagli della misura, i contribuenti interessati, il calcolo del contributo, nonché le indicazioni per chiederlo. 
Come si chiede il contributo - Il contributo a fondo perduto può essere chiesto, compilando elettronicamente la specifica istanza. Per predisporre e presentare l’istanza, si potrà usare un software e il canale telematico Entratel o Fisconline, o una specifica procedura web, nell’area riservata del portale fatture e corrispettivi. Il contribuente potrà avvalersi degli intermediari che ha già delegato al suo cassetto fiscale o al servizio di consultazione delle fatture elettroniche. E’ possibile accedere alla procedura con le credenziali Fiscoonline o Entratel dell’agenzia delle Entrate, o tramite Spid, il sistema pubblico di identità digitale, oppure mediante la carta nazionale dei servizi (Cns). Per ogni domanda, il sistema dell’agenzia delle Entrate farà due elaborazioni successive relative ai controlli formali e sostanziali. L’esito delle due elaborazioni sarà comunicato con apposite ricevute restituite al soggetto che ha presentato l’istanza. 
Chi ha diritto al bonus e gli esclusi - Il bonus a fondo perduto può essere chiesto dai contribuenti Iva titolari di reddito d’impresa, di lavoro autonomo o di reddito agrario, a patto che siano in attività alla data di presentazione dell’istanza per l’ottenimento del contributo. In base alle norme attuali, non possono fruire del contributo a fondo perduto i soggetti la cui attività è cessata alla data di presentazione della domanda, i contribuenti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria, le cosiddette casse previdenziali, gli intermediari finanziari e le società di partecipazione, i soggetti che fruiscono del bonus professionisti e del bonus lavoratori dello spettacolo introdotti dal cosiddetto decreto “cura Italia” e gli enti pubblici. Sono però attese possibili “aperture”, in sede di conversione in legge del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, in particolare, per i professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria. 
I requisiti per ottenere il bonus - Nella “guida” dell’agenzia delle Entrate sono illustrate le condizioni per ottenere il contributo, che, in pratica, spetta se sono soddisfatti due requisiti. Il primo consiste nell’avere conseguito nel 2019 ricavi o compensi non superiori a 5milioni di euro. Il secondo requisito è che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’analogo ammontare del mese di aprile 2019. Ci sono due eccezioni a questa regola generale: il primo, nel caso di contribuente che ha iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 (il contributo spetta, a prescindere dal calo del fatturato). La seconda eccezione riguarda i contribuenti con domicilio fiscale o sede operativa situati nel territorio di Comuni colpiti da eventi calamitosi (sisma, alluvione, crollo strutturale), ancora in emergenza al 31 gennaio 2020, dichiarazione dello stato di emergenza da Coronavirus. 
Come si calcola il contributo - Per determinare il contributo spettante, si devono mettere a confronto il fatturato e i corrispettivi del mese di aprile 2020 e il valore corrispondente del mese di aprile 2019. Sulla differenza dei due valori, si applica una specifica percentuale in relazione all’ammontare di ricavi e compensi:

  • 20%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano il limite di 400mila euro;
  • 15%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano il limite di un milione di euro;
  • 10%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano il limite di 5 milioni di euro.

Ai beneficiari, che soddisfano cioè i due requisiti chiesti dalla norma, il contributo è comunque riconosciuto per un importo non inferiore a mille euro per le persone fisiche e a 2mila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche. 
Rischi penali per chi falsa i dati - I professionisti ed i contribuenti devono prestare molta attenzione nell’indicare correttamente i dati sulla richiesta del contributo a fondo perduto. Come segnalato sul Sole 24 – Ore di domenica 21 giugno 2020 “sul fondo perduto pesa anche il rischio dell’illecito penale”. E’ infatti disposto che nei casi in cui il contribuente percepisce un contributo, in tutto o in parte, non spettante, si applica l’articolo 316-ter del codice penale. In particolare, in caso di richiesta del contributo non spettante, se la differenza non supera 4mila euro, l’agenzia delle Entrate potrà applicare una sanzione da 5.164 a 25.822 euro. La sanzione non può comunque superare il triplo del beneficio conseguito. Per importi superiori a 4mila euro, l’agenzia delle Entrate potrà fare rapporto alla procura. La pena consiste nella reclusione da 6 mesi a 3 anni.

(riproduzione riservata)