Cultura

Odore di mafia a Ventimiglia e uno strano criminale, che si firma "L'Osservatore", in azione a Venezia

A farsi carico di queste due diverse “interpretazioni del male” le intriganti penne di Achille Maccapani e Nathan Marchetti


22/07/2019

di Lucio Malresta


Per i tipi della Fratelli Frilli di Genova torna sugli scaffali - a distanza di una manciata di mesi dall’uscita de Il venditore di bibite - Achille Maccapani riproponendo, squadra vincente non si cambia, il capitano Roberto Martielli (il personaggio che aveva debuttato nell’antologia di racconti Una finestra sul noir, dedicata al rimpianto Marco Frilli, al quale è dedicato peraltro anche questo lavoro) in abbinata a quella del magistrato Viviana Croce. Due figure di spessore rimesse in scena nel noir Destini in fumo (pagg. 250, euro 14,90), una storia nuovamente ambientata in quel di Ventimiglia dove la descrizione dei luoghi e delle località, dei fiumi e delle aree territoriali, corrispondono al vero, mentre i “personaggi che tengono banco nella trama, così come il contesto delle vicende nelle quali agiscono, sono puro frutto di fantasia”. 
Una terra, quella di Liguria, peraltro poco amata dal nostro ufficiale dei carabinieri, che in chiusura del precedente romanzo aveva avuto modo di togliersi qualche sassolino dalle scarpe: “Mi hanno mandato qui a indagare, a scoprire i mafiosi, a cercare le infiltrazioni fra mafia e politica. Come uomo dell’Arma è mio dovere impegnarmi con tutta l’energia possibile. Ma siamo sicuri - a indagine conclusa - che tutte le prove mancanti arriveranno? Che tutta questa fatica sia stata inutile, e giudicata come tale, tra una manciata di anni?”. 
Sta di fatto che, archiviata l’operazione Ponente pulito, il nostro capitano si trova coinvolto in una nuova indagine che prende le mosse dall’incendio doloso dell’azienda AgriLiguria, nelle campagne di Vallecrosia. Dietro questo episodio, lo scenario è ancora più ampio: quello di un impianto a biomasse realizzato nell’entroterra di Ventimiglia da alcuni imprenditori bresciani e della Val Bormida savonese. L’impianto dovrebbe servire per produrre energia alternativa con il recupero del legname. Ma nelle ore serali si trasforma in un inceneritore abusivo dove arrivano rifiuti di ogni genere”. 
Affiancato dal sostituto procuratore Viviana Croce, Martielli prosegue nell’attività investigativa volta a mettere alle corde le mafie e la criminalità organizzata nel territorio ligure. Nell’ambito della quale dovrà fare i conti con Laura, una donna affascinante che lavora presso la provincia di Imperia, alternando le sue notti di convivenza con la nuova compagna con quelle dedicate al lavoro condiviso con i gli uomini del suo nucleo investigativo. Alle prese anche con una nuova ramificazione della criminalità, agli ordini del carrozziere don Cecé Romeo, nell’entroterra Cuneese. 
Nelle indagini riemergerà anche una vecchia conoscenza: quella di Diego Mura, il gestore factotum della cooperativa Batropa, scappato all’estero per sfuggire all’arresto, alle prese con uno strano traffico di olii esausti in Marocco. Martielli dovrà infine intervenire in soccorso di Viviana, che finirà in pericolo di vita. Una nuova tappa della battaglia contro le mafie e la criminalità organizzata nel territorio ligure. 
Insomma, molta carne al fuoco gestita con il piglio del narratore di razza, capace di intrigare il lettore senza mai annoiarlo, regalando personaggi di peso che catturano e atmosfere sospette che inducono alla riflessione. Perché con la mafia non è il caso di scherzare… 
Come già riportato su queste tesse colonne, il milanese Achille Maccapani (nato a Rho nel 1964, dopo aver vissuto fra Pregnana Milanese, Cavenago Brianza e Inzago prima di trasferirsi nell’Imperiese) lavora dal 1991 come dipendente della pubblica amministrazione, oltre a darsi da fare come giornalista pubblicista e naturalmente come scrittore. “Una passione coltivata sin da giovanissimo in abbinata alla lettura, avendo avuto la fortuna di abitare vicino a una grande biblioteca civica”. Sta di fatto che “sarei cresciuto all’insegna dell’opera omnia di Ignazio Silone, per poi passare a Balzac, Flaubert e Grossman. Infine l’approdo alle più recenti tendenze della narrativa: da Alan D. Altieri a Giancarlo De Cataldo, da Bruno Morchio a Tullio Avoledo, da Gianfranco Nerozzi a Valeria Parrella, da Giorgio Vasta a Ferruccio Parazzoli”, oltre a riservare grande attenzione per Francesco Biamonti, al quale deve peraltro molto: “Fu infatti lui a incoraggiarmi a scrivere. E scrivere per me rappresenta un modo per riflettere e trasmettere emozioni…”. 
Eccolo quindi, il Maccapani scrittore (“Lavoro di notte, quando mia moglie e mio figlio sono andati a dormire, e i problemi della giornata spariscono mentre in cuffia mi coccola la musica di Mahler, Bruckner o Bach”), pubblicare saggi di storia locale e manuali di diritto della pubblica amministrazione. Dando ovviamente voce anche a interessanti romanzi: Taci, e suona la chitarra - Milano rock Ottanta (Premio Città di Cava de’ Tirreni), un lavoro di formazione del 1985, riscritto nel 2004, che risente delle esperienze giovanili nella Milano degli anni Ottanta; Delitto all’Aquila nera; Confessioni di un evirato cantore (Fiorino d’argento del Premio Firenze), un libro storico articolato in stile moderno, e Bacchetta in levare


Da Ventimiglia a Venezia, narrativamente parlando, il passo è breve. Così ecco la Fratelli Frilli proporre un lavoro ambientato in Laguna e firmato da un poliedrico esordiente, Nathan Marchetti, nato ad Adria (in provincia di Rovigo) nel 1973, pronto a rapportarsi - forte di una laurea in Lettere moderne conseguita a Bologna a fronte di una tesi imbastita sul regista svedese Ingmar Bergman - con una esperienza ventennale, a vari livelli, in campo editoriale. Un autore che strada facendo si è nutrito anche di esperienze musicali, con un diploma in flauto traverso al conservatorio e studi di composizione. 
Marchetti, si diceva, che ora ha deciso di allargare i suoi orizzonti puntando su una storia noir che si sviluppa nella città, Venezia appunto, più famosa al mondo. Una città che l’autore assicura di amare infinitamente (la bella lusinghiera e ambigua, la città metà fiaba e metà trappola… come diceva Thomas Mann), un amore peraltro travasato nel suo protagonista, il commissario di polizia Enzo Fellini. Alle prese, tanto per entrare subito nel vivo, con un duplice omicidio: quello della cinquantacinquenne proprietaria e direttrice di un albergo, Donatella Cristofori, e del suo sessantatreenne cuoco, Giovanni Garavello. 
Come ben presto anche il lettore saprà, gli omicidi che insanguinano la Serenissima - e che tengono banco in Giallo Venezia (pagg. 250, euro 14,90) - sono opera di un killer che firma le sue imprese come “L’Osservatore”. E il perché è presto detto: tutto ciò che Fellini fa e dice viene spiato da una rete di microcamere collegate allo smartphone dell’assassino. A supporto delle indagini c’è una squadra affiatata in cui non mancano, tuttavia, episodi di tensione. In tutti i sensi. Almeno su questo c’è l’unanimità: occorre infatti darsi una mano per gestire il questore Egisto Badalamenti, omuncolo saccente e narcisista, che si fida ciecamente del quotidiano Venezia Notizie
Di fatto L’Osservatore si rivelerà un killer spietato, pronto a uccidere anche solo per confondere le acque o per il gusto di ammazzare. Sorretto da una buona dose di fortuna (o di abilità?). Sta di fatto che tutto sembra filare liscio nel suo piano criminale, sin quando Enzo Fellini nota nel suo modus operandi una stonatura, qualcosa che non va. Una specie di crepa che via via si allargherà, complice il processo investigativo suo e della sua squadra in una Venezia impertinente, che i suoi misteri sa tenerli ben nascosti. 
In sintesi: a fronte di una scrittura nervosa, pronta a graffiare (frasi brevi e affilate come un coltello, a volte sin troppo), il lettore si trova a confrontarsi con un canovaccio controcorrente che si nutre anche di termini dialettali visto che hanno un loro perché e poi perché vanno di moda, una narrazione che viaggia a sbalzi e che non sempre segue una sua logica, un susseguirsi di like e condivisioni... Come dire, preparatevi a un nuovo modo di raccontare. Che, sia pure a fronte di qualche peccato veniale, merita apprezzamento.

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