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Nove startup su dieci purtroppo falliscono

Tra inesperienza e difficoltà ad affrontare tutte le problematiche che nascono nello sviluppo di un nuovo progetto, spesso il sogno di business diventa chimera


14/10/2019

di Damiano Pignalosa


Quando ci si affaccia al mondo dell’innovazione e dell’imprenditoria 2.0, il primo pensiero che avvolge la mente e scalda la partita iva che batte nel nostro petto si ricollega a storie di grande successo nate come sempre in quei mitici garage americani, dove da una piccola idea si è riusciti a creare aziende gigantesche divenute poi dei veri big a livello mondiale.
Quello che solitamente non si dice o a cui volutamente non si vuole dare attenzione è che 9 Startup su 10 falliscono nei primi tre anni di vita e i motivi sono molteplici. Tra le principali cause di fallimento ritroviamo l’incapacità di reggere la competizione (14%), l’assenza di un modello di business sostenibile (11%), l’inadeguatezza del prodotto (9%) e tantissimi altri aspetti che incidono in maniera preponderante sul tracollo del progetto iniziale.
Quella che di gran lunga può essere considerata come la principale causa di morte delle startup è, senza alcun dubbio, la mancanza di un mercato per il prodotto o servizio che si propone. No market need: non si trovano clienti (o non abbastanza) il prodotto non piace, non risponde a nessun bisogno dei suoi potenziali utilizzatori, non è in linea con le reali esigenze del mercato. A nulla serve avere una bella idea, tecnologia, investitori, marketing se il prodotto non piace ai clienti. Completamente differente è la seconda più frequente ragione di fallimento, ovvero finire i soldi in cassa, causa strettamente connessa a tipici temi della vita di una startup, come l’inesperienza del team (aka, allocare male le risorse iniziali) e gli investitori (bisogna sempre saperli convincere che i profitti arriveranno).
Un altro degli errori frequenti che si compiono è quello di non fare reali indagini di mercato sul campo che in realtà dovrebbero essere sviluppate cercando di non parlare del proprio prodotto futuro. Fino a quando l’idea resta nella quattro mura dov’è stata concepita, girando in loop nella mente dei creatori e degli investitori, si ha sempre il pensiero di aver creato qualcosa di fantasmagorico che cambierà le sorti e le abitudini dell’intera umanità. In realtà bisognerebbe andare per strada (digitale o reale) raccogliendo tutti i dati e le informazioni possibili dai futuri fruitori di quel prodotto o servizio in modo tale da avere un focus ben preciso sulla risoluzione delle loro problematiche, allargando magari il campo di azione della startup che almeno inizialmente non aveva pensato di sopperire a determinate azioni.
L’ultima macroarea da tenere in considerazione è quella dell’eccessiva intromissione da parte degli investitori nel pivoting. Il pivoting non è nient’altro che il percorso che l’idea iniziale farà prima di diventare definitiva. In qualsiasi tipo di innovazione o nuovo prodotto, non si potrà mai sapere con certezza quale sarà il punto di arrivo e come si evolverà il progetto inziale nel corso del tempo, soprattutto pensando a tutti i cambiamenti che saranno apportati durante il percorso di crescita e formazione.
In questa autostrada che porta al successo spesso potrebbe capitare che chi finanzia la startup si immedesimi così tanto in essa da voler mettere bocca in qualsiasi aspetto, tanto da limitare in ogni modo ogni tipo di cambiamento e maturazione naturale che la normale crescita dell’idea iniziale richiede. Non avendo nessun tipo di competenza in merito e avendo messo sul tavolo soltanto parte del denaro che serve alla startup per poter partire, il rischio è quello di avere accanto dei dinosauri che rallentano così tanto i processi appena elencati da far inchiodare del tutto il progetto, in un’eterna lotta portata avanti pur di aver ragione a tutti i costi su argomenti di cui in realtà non si ha la minima conoscenza.   
DI motivi ce ne sarebbero altri mille, abbiamo cercato di sottolineare quelli più frequenti che spalancano le porte del fallimento distruggendo ogni sogno di gloria. Per concludere possiamo affermare, dati alla mano e parafrasando al canzone di Gianni Morandi, che uno su dieci ce la fa e se mai doveste incontralo, fategli i complimenti più sinceri che esistano perché tutto quello che ha dovuto passare per arrivare fin lì, non lo potete assolutamente immaginare visto che neanche la fantascienza sarebbe in grado di spiegarlo.

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