Di Giallo in Giallo

Non tutti i giochi sono divertenti. Di certo quello sulla verità è il più pericoloso

L’inglese Rachel Abbott, da anni accasata in Toscana, dà voce a un thriller psicologico di rara intensità. A sua volta Mauro Biagioni ripropone l’intuitiva magliaia Delia


01/06/2020

di MAURO CASTELLI


Di Rachel Abbott, autrice inglese che ha deciso di regalarsi un suo spazio in Italia, abbiamo già parlato in occasione dell’uscita sui nostri scaffali, lo scorso anno, de La tua ultima bugia, bestseller internazionale che ha inaugurato la serie di thriller psicologici “interpretati” dal sergente Stephanie King (solo Steph per i colleghi). Un’intrigante detective che ritroviamo protagonista ne Il tuo ultimo gioco (Piemme, pagg. 366, euro 19,90, traduzione di Rachele Salerno). 
Un lavoro che si nutre di un “formidabile intreccio di suspense, mistero” e raffinata tensione, a fronte di un titolo che la dice lunga, o almeno lo lascia intendere, in quanto “non tutti i giochi sono divertenti, non tutti sono pericolosi come questo. Ovvero il gioco della verità”. Un gioco che non finisce subito in quanto ognuno dei partecipanti dovrà rivelare ciò che ha visto, ciò che ha sentito quel brutto giorno. Ovviamente per scoprire l’assassino che si nasconde fra loro. 
Rachel Abbot, si diceva, arrivata alla narrativa non più giovanissima, ma con gli atout giusti per imporsi come una delle penne più intriganti del settore. Tanto da guadagnarsi i complimenti di tre numeri uno della narrativa mondiale. Vale a dire Angela Marsons (“Una lettura, la sua, davvero avvincente”), Robert Bryndza (Una vera maestra del tryller”) e Laura Marshall (“Ho adorato il suo romanzo”). 
Per la cronaca Rachel Abbott (pseudonimo di Sheila Rodgers) è nata nei pressi di Manchester nel 1952. Città dove sarebbe vissuta, lavorando come graphic designer, sino ai primi anni Duemila quando decise di vendere la sua azienda per venire a vivere in Italia con il marito John (“Un uomo unico, comprensivo, sempre pronto ad ascoltarmi e a darmi supporto”). Andando ad abitare nelle Marche, in un monastero del quindicesimo secolo da loro rimesso a nuovo (“Quello del restauro di case vecchie - tiene infatti a precisare - è sempre stata una mia passione”). Location che la coppia peraltro alterna con quella di Alderney, Aurigny in francese, una delle Isole del Canale. 
Una numero uno, Rachel Abbott, che nel giro di una manciata di anni ha venduto quasi quattro milioni di copie. La qual cosa non stupisce in quanto con la penna ci sa fare. Eppure all’inizio si era dovuta confrontare con il rifiuto di diversi agenti ed editori. Da qui la decisione di approdare nel 2013 su Amazon - attraverso il self-publishing - con un thriller, Only the Innocent, per certi versi ricollegabile alla sua nuova vita… italiana. E i risultati, dopo un avvio faticoso, le avrebbero regalato robuste soddisfazioni, consigliandole di proseguire su questa strada. Pubblicando, in rapida successione, The Back Road, Sleep Tight, Stranger Child e Kill Me Again
Lei che, sulla scia di questi primi successi, nel 2017 aveva firmato un contratto con il Gruppo Headline Publishing per la stampa di due libri incentrati su una nuova figura di investigatore, volta a rimpiazzare l’ispettore capo Tom Douglas (un tipo onesto e simpatico, ma attratto dalle donne sbagliate) che sino ad allora aveva tenuto banco nelle sue storie: ovvero quella del citato sergente Stephanie King. Il primo dei quali And So It Begins, La tua ultima bugia nella versione italiana, è stato bissato da Il tuo ultimo gioco, del quale riportiamo la trama. 
“È passato un anno dall’ultima volta che Jem e suo marito Matt sono stati nell’imponente villa di Lucas, affacciata sulle scogliere della Cornovaglia. Lucas, il ricchissimo amico di infanzia che ha plasmato l’adolescenza di Matt, era sul punto di sposarsi. Ma quel giorno non fu celebrato nessun matrimonio. Tutt’altro. Nella baia di Polskirrin, sulla spiaggia, fu ritrovato il cadavere della giovane Alex, sorella di Lucas, irriconoscibile per un annegamento e per i colpi subiti sugli scogli per via delle forti onde”. 
Lei che viveva da sola in una piccola dependance sulla spiaggia e ogni sera si faceva una nuotata. “Abitudine che le era stata fatale”. Ovviamente quel fattaccio rappresentò la fine di un’epoca sia per Lucas che per Matt, perché Alex era sempre stata una irripetibile compagna di avventure per entrambi. E quell’evento terribile aveva spento in loro la gioia di vivere. 
Ma quel giorno infausto successero anche altre cose. Jem, ad esempio, “ricorda la tensione di Matt, le parole sussurrate da Alex nel buio dei corridoi della villa, le ombre di un uomo e di una donna che si avviavano verso la spiaggia”. E questi ricordi tornano prepotentemente a galla quando il caso di Alex viene riaperto grazie alla detective King, una donna dal carattere brusco di cui spesso si pente, segnata da una storia sentimentale con un collega, il detective Angus Brodie, storia che riteneva solida come una roccia, anche se poi le cose erano andate male. Fermo restando che Gus avrebbe tentato inutilmente di rientrare nella sua vita… 
Ma torniamo al dunque. Lucas ha richiamato nella villa tutti gli invitati al suo matrimonio andato a monte per via di quel lutto devastante. Il motivo? Vuole costringerli a partecipare a un gioco in cui è molto difficile vincere, un gioco senza respiro. Appunto il “gioco della verità”. 
In sintesi: un lavoro ben orchestrato che si è avvalso della consulenza sulle questioni poliziesche di Mark Gray. Un ex detective, annota l’autrice, la cui dettagliata spiegazione del processo di identificazione di un corpo da parte dei parenti prossimi - in particolare sulla scena di un crimine - “ha contribuito a plasmare la vicenda del mio romanzo”. Un lavoro peraltro divagante quanto basta, condito di personaggi che, per un motivo o per l’altro, hanno un loro perché. Il tutto supportato da una scrittura semplice quanto accattivante, capace di catturare il lettore quasi senza darlo a vedere.

A seguire, per i tipi della Fratelli Frilli, un gradito ritorno: quello della magliaia Delia, una bizzarra vecchietta dai capelli bianco-azzurrini che in pratica vive nel suo laboratorio di via Lecco a Milano, aperto nei tempi andati e da sempre sopraffatto dal disordine. Una accattivante figura uscita dalle penna di Mauro Biagini che - come abbiamo già avuto modo di annotare in occasione dell’uscita de Il rumeno di Porta Venezia - “si fa spesso trovare, davanti al suo negozio, seduta su una sedia sgangherata. Lavorando a maglia, chiacchierando con chiunque e osservando tutto e tutti. Il suo unico e fedele compagno? Il meticcio Andy che, se ringhia a qualcuno, di quel qualcuno non c’è da fidarsi. Perché, secondo la sua eccentrica padrona, i cani non sbagliano mai”. 
Delia che a suo dire, da giovane, “aveva vissuto nella swinging London degli anni Sessanta, dove aveva incominciato a occuparsi di moda. Facendo peraltro da assistente a quella cialtrona di Mary Quant, che le aveva rubato l’idea della minigonna diventando ricca e famosa al posto suo. Ma anche vantando altre conoscenze importanti, come quella di Andy Warhol, incontrato in una folle notte in una storica discoteca milanese. E, proprio in suo onore, aveva deciso di chiamare Andy ogni cagnolino che sarebbe entrato nella sua vita, maschio o femmina che fosse. E sarebbero stati diversi, visto che senza cani lei non ci sa stare. Per il resto nessun accenno ai suoi amori e alle macerie che, probabilmente, si porta dentro…”. 
Ma Delia, a dispetto delle apparenze, è anche un’abile investigatrice dilettante, capace innanzitutto di saper ascoltare, per poi mettere in fila indizi all’apparenza insignificanti, sino ad arrivare - facendo due più due - al nocciolo della questione. In altre parole scoprendo il colpevole. 
Delia, che ora torna in scena ne La ragazza del Club 27 (pagg. 196, euro 14,90), una storia ancora una volta ambientata in quel di Porta Venezia a Milano, “un vivace microcosmo multietnico dove convivono borghesi e nullafacenti, giovani creativi provenienti da ogni parte del mondo e vecchi milanesi”. 
Ed è qui che, nella prestigiosa Torre Rasini, risiedono i Morigi, una famiglia altolocata (il marito è proprietario dell’azienda farmaceutica Mori-Pharma) e irreprensibile agli occhi di tutti. Ma con una macchia al seguito: quella rappresentata dalla giovane Marianeve, detta Neve, una ragazza ribelle e dal diminutivo beffardo, considerando la sua dipendenza dalla cocaina. Lei che, tra i suoi tanti tatuaggi, ne ha uno sul polso che mette i brividi: la scritta The 27 Club con sotto un teschio. In altre parole il leggendario elenco di artisti morti all’età di 27 anni. Come Brian Jones, Jimi Hendrix, Kurt Cobain, Janis Joplin, Jim Morrison e Amy Winehouse. 
Neve, che a ridosso di Natale compirà a sua volta proprio ventisette anni, è una ragazza strana, che non ha amici, a parte un cucciolo di bulldog. In realtà un’amica ce l’ha, anche se sarebbe meglio considerarla una confidente: la vecchia magliaia Delia, sempre pronta a offrire calore umano a chi ne ha bisogno. 
Per farla breve, nella quiete di una domenica mattina di luglio, dopo una notte di follie fra moderni locali gay friendly, raffinate enoteche, ristoranti etnici, musica e chiacchiere ad alto volume, facciano conoscenza con i personaggi della storia. Dapprima incontriamo Delia mentre, ci mancherebbe, lavora a maglia davanti al suo laboratorio. E poi ci raffrontiamo con Neve, assidua frequentatrice di comunità di recupero, che si ferma a salutarla (ma dove stava andando a quell’ora insolita?). 
A seguire faremo conoscenza con il commissario Attilio Masini, cortesemente incaricato dal magistrato Antonella Fini di occuparsi, per motivi personali, proprio di Marianeve. Ma ci confronteremo anche, ci mancherebbe, con il ritrovamento del cadavere di Diana Morigi, madre appunto di Neve, fatta fuori a coltellate negli adiacenti Giardini pubblici, sotto la statua di Ruggero Giuseppe Boscovich, poco prima del Planetario. 
L’indiziata numero uno è ovviamente la figlia, che con lei ha sempre avuto un rapporto conflittuale. Ma le indagini condotte dal commissario Masini - un uomo sensibile, malinconico e solitario, che al di fuori del lavoro trova conforto in Schopenhauer e nella musica della West Coast americana anni Settanta - porteranno alla luce segreti e vizi inconfessabili di casa Morigi e di tutte le persone che gravitano intorno a loro. Fermo restando che tutti sembrano nascondere una motivazione plausibile per gioire della morte di Diana. 
Di fatto una brutta storia, la cui verità stenta a venir a galla. Non bastasse un nuovo omicidio finirà per complicare ulteriormente le indagini. E sarà ancora una volta la magliaia Delia, con il suo intuito speciale e la sua perseveranza, a scoprire come sono andate, inaspettatamente, le cose. 
Che dire: un canovaccio che si legge che è un piacere, forte di una originale vicenda che intriga e cattura al tempo stesso. Pronta peraltro a nutrirsi di personaggi ben caratterizzati, ciascuno dei quali - come logica narrativa vuole - ha un suo più o meno chiaro perché. 
Detto del libro, spazio al privato dell’autore. Mauro Biagini è nato il 21 ottobre 1959 a Genova, dove si è laureato in Lettere Moderne pur avendo già in testa “il pallino della pubblicità”. Per questo, tiene a ricordare, “nel 1985 mi trasferii a Milano dove non mi fu difficile - visto che erano i tempi d’oro del settore - trovare lavoro come copywriter in grandi agenzie”. E sotto la Madonnina “mi sarei accasato nel quartiere di Porta Venezia. Un angolo di città multietnico e intrigante, che certamente amo. Così come apprezzo Milano, che mi ha consentito di seguire la mia passione e di incontrare personaggi di altissimo profilo”. 
In effetti il suo lavoro, strada facendo, lo avrebbe portato a dare voce e immagine a popolari spot televisivi per importanti brand italiani e internazionali, quali quelli di Averna, Mercedes-Benz (“Azienda della quale sono stato per diversi anni direttore creativo”), Fastweb, Valsoia, Santarosa e via dicendo. 
Lui - riprendiamo da quanto già riferito sulla base di una piacevole intervista - portatore di un carattere solare, aperto e socievole “per quanto te lo possa consentire la vita”; lui che sotto la Madonnina insegna Advertising all’Acme, l’Accademia di Belle Arti Europea dei Media, oltre a proporsi come consulente di comunicazione per diverse aziende; lui che non pratica sport per via della sua “sedentaria pigrizia”; lui che ama suonare il pianoforte e condurre il programma radiofonico Stonewall, in onda settimanalmente su onBooX Radio. 
E ancora: lui che ha un debole dichiarato per la sua cagnolina Chloe (“Cosa c’è di più bello che sentirsi svegliare dalle sue effusioni?”) e che si porta al seguito il piacere della lettura (da Pier Paolo Pasolini a Thomas Mann, nonché per i mostri sacri della narrativa di settore come Arthur Conan Doyle e Agatha Christie); lui che trova la vera ispirazione, per il suo lavoro di creativo e di scrittore, “chiacchierando per strada con la gente”. 
Lui, infine, che dopo aver debuttato nel 2018 - quindi non più giovanissimo - con Marcantonio detto Toni (scritto a quattro mani con Silvia Colombini), avrebbe proseguito da solista con Soprattutto viole (goWare), Il rumeno di Porta Venezia, un racconto (intitolato Il gatto del primo piano) inserito nell’antologia 44 gatti in noir della Frilli e, ora, con La ragazza del Club 27. 
Detto questo, che altro? Siccome l’appetito vien mangiando, una terza indagine della magliaia Delia sembra assicurata…

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