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Nella guerra dei dazi a farne le spese saranno gli americani?

Il braccio di ferro voluto dal presidente Trump potrebbe proporsi come un'arma a doppio taglio


13/05/2019

di Artemisia


Donald Trump continua ad agitare l’arma dei dazi sia verso la Cina che verso l’Europa. Il presidente americano ha annunciato di voler colpire beni per 300 miliardi di dollari che si aggiungono ai 200 già supertassati meno di ventiquattr’ore prima a seguito del mancato accordo commerciale. 
Il braccio di ferro si trascina da un anno durante il quale, sia Pechino che Washington hanno imposto dazi alle importazioni reciproche per oltre 360 miliardi di dollari, con un impatto disastroso sulle esportazioni dei prodotti americani e sulla produzione manifatturiera di entrambi i paesi. 
Trump intende stringere ancora di più la tenaglia sul commercio cinese e ha lanciato una sorta di ultimatum a Pechino. Secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg il segretario al Tesoro americano ha consegnato al vicepremier cinese Liu He una sorta di ultimatum, intimando a Pechino di arrivare a un accordo entro un mese, altrimenti scatteranno dazi su altri 350 miliardi di dollari beni made in China. 
Al momento Pechino non ha annunciato ritorsioni e il vicepremier si è detto “cautamente ottimista”. 
Ma nel mirino di Trump c’è anche l’Unione europea per la disputa sull’industria aeronautica con la consultazione pubblica delle parti interessate che dovrà concludersi il 28 maggio secondo quanto pubblicato sul registro Federale dal Dipartimento del Commercio statunitense. 
Nella black list ci sono prodotti su cui mettere dazi del valore complessivo di 11 miliardi di dollari. 
Sono stati inseriti i protagonisti del Made in Italy quali l’olio di oliva, i vini come il Prosecco ed il Marsala, formaggi, ma anche, gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, l’acqua e i superalcolici. 
Secondo la Coldiretti, nel mirino del presidente Trump è finito circa la metà (50%) degli alimentari e delle bevande Made in Italy esportate in Usa dove nel 2018 si è registrato il record per un valore di 4,2 miliardi (+2%). 
Nel caso del Pecorino Romano, gli Usa rappresentano circa i 2/3 del totale export mentre per Grana padano e Parmigiano Reggiano gli Stati Uniti sono il secondo paese per importanza, dopo la Germania. 
Gli USA si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna. 
E per proteggere uno dei principali prodotti italiani, l’olio di oliva, è stata inoltrata una petizione al Dipartimento USA al commercio estero (USTR) affinché questo prezioso alimento sia escluso dalla lista su cui pende la scure dei dazi “punitivi”. La North American Olive Oil Association (NAOOA) ha avviato l’iniziativa “Non tassate la nostra salute”. 
Nella petizione si sottolinea che l’olio d’oliva è uno degli alimenti più salutari tanto che la stessa Food and Drug Administration statunitense (FDA) ha riconosciuto i suoi benefici a cominciare dalla salute cardiovascolare. L’USDA raccomanda agli americani la dieta mediterranea, della quale l’olio d’oliva è una componente principale. Gli studi scientifici hanno dimostrato che se questa alimentazione Made in Italy, che ha la caratteristica di essere equilibrata, fosse seguita, si avrebbe un risparmio per il sistema sanitario, di 20 miliardi dollari nel trattamento per molti disturbi oltre alle malattie cardiache, tra cui cancro, diabete e demenza. Gli Stati Uniti secondo la petizione consumano circa 300.000 tonnellate di olio d’oliva e gli Stati Uniti hanno prodotto solo 10.000 tonnellate nel 2018-19 e quindi un dazio sull’olio d’oliva europeo punirebbe principalmente i consumatori americani che dovranno pagare prezzi più elevati per gli oli d’oliva o passare a grassi meno sani o addirittura malsani, ma meno costosi.

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