Cultura

Montescaglioso: la città materana dei monasteri e adesso dei… moschettieri


14/01/2019

di Valentina Zirpoli


Su un complesso collinare all’interno del parco della Murgia Materana (Patrimonio Mondiale dell’Unesco insieme ai sassi di Matera), delimitato a sud-ovest dal fiume Bradano e a nord-est dal torrente Gravina, sorge un importante centro storico-culturale: Montescaglioso (Matera). Questa località è conosciuta come la “città dei monasteri” per la presenza di quattro complessi monastici ed è diventata il set cinematografico del film ““I Moschettieri del Re – La penultima missione”, di recente uscita nelle sale cinematografiche. 

L’Abbazia di San Michele Arcangelo

L'abbazia di San Michele Arcangelo, risalente al XII secolo, è il primo edificio monastico costruito per i monaci benedettini, che in quel periodo sostituivano nei centri abitati le comunità religiose di origine greca. 
Nel tardo Medioevo cadde in disgrazia, tanto che dovette essere ricostruita alla fine del quattrocento. Il nucleo centrale dell'abbazia è costituito dal chiostro orientale e dalla chiesa, ricostruita dalla Congregazione benedettina di S. Giustina da Padova. 
Nel corso dei secoli l'intervento dei monaci ha via via aggiunto elementi costruttivi nuovi alla costruzione originaria; si hanno così un bellissimo colonnato, diverse nuove fabbriche e stupendi cicli affrescati dipinti dai maggiori artisti della Basilicata. Nel 1784, con l'abbandono da parte dei monaci che si spostano a Lecce, l'abbazia perse parte delle sue opere d'arte, della biblioteca e dell'archivio. 
Nei primi anni dell'ottocento il monastero divenne proprietà del Comune. 
L'immenso portale della chiesa e quelli del monastero sono stati realizzati da Altobello ed Aurelio Persio. Il campanile, di stile normanno, presenta due bifore per ogni lato, ed a fianco il tiburio cilindrico con sovrapposta lanterna. Nel pronao ci sono resti dell'antica costruzione. Fu trasformata a partire dal 1590: le navate laterali diventarono quattro cappelle per lato. Presenta una cupola cilindrica completata nel 1650 e soffitti a botte. Sulle pareti stanno emergendo affreschi del Seicento della scuola del Donadio. Il coro ligneo e il maestoso altare maggiore in marmo, che un tempo adornavano la chiesa, ora si trovano rispettivamente nella chiesa del Gesù a Lecce e nella cattedrale di Matera.


Il Convento degli Agostiniani

L’insediamento degli Agostiniani in alcuni centri lucani si realizzò fra il XIV e il XVI secolo e si collegò all’espansione dell’Ordine nelle province limitrofe. Il nuovo Ordine, nato nel 1256 dalla fusione di vari nuclei di eremiti, già nella seconda metà del XIII secolo annoverava l’esistenza di nove province, fra cui quella del Regno dalla quale agli inizi del Trecento si staccarono i conventi pugliesi, formando la provincia di Puglia. Da Napoli gli Agostiniani si mossero verso l’area di confine tra il Cilento e la Basilicata mirando ad occupare gli spazi lasciati liberi da francescani e domenicani. 
Dal 1546 il convento agostiniano di Montescaglioso è presente in tutti i cataloghi dell'Ordine degli Eremiti di S. Agostino come comunità appartenente alla provincia di Puglia; si ipotizza come anno di fondazione il 1317. 
La forma attuale dell’edificio è ottenuta grazie a lavori di ampliamento iniziati nella prima metà del XVII secolo, però rimasti incompiuti. Osservando la facciata della chiesa ci si rende conto, infatti, che manca la parte superiore al porticato, dove è anche visibile l’antica facciata della chiesa con un piccolo rosone. 
Un imponente lavoro di ristrutturazione si ebbe a partire dal 1960 con la sopraelevazione di un intero piano che trasformò il complesso. 
La struttura è costituita da due livelli, di cui quelli al piano terra di altra proprietà e destinati ad attività commerciali, il secondo a casa canonica.


Il Convento dei Cappuccini

Il convento, intitolato a S. Francesco e all’Immacolata, sorse a partire dal 1608 quando l’Arcivescovo di Matera concesse il proprio assenso all’insediamento dei frati, i quali godettero dell’appoggio della famiglia marchesale, i Grillo, che sostennero economicamente la piccola comunità e soprattutto la costruzione della chiesa e del convento. 
La comunità, tuttora presente a Montescaglioso, venne soppressa agli inizi dell’Ottocento per essere reinsediata dopo il concordato del 1818 tra S. Sede e Borboni. 
La chiesa è formata da una navata centrale e da una laterale a sinistra. Sulla destra dell’aula principale si aprono una serie di grandi archi che ospitavano altari e cappelle. 
La chiesa conserva un buon numero di tele e, nella navata laterale, la tomba di Niccolò Grillo, che aveva contribuito alla costruzione del convento. 
La semplice facciata della chiesa è decorata da una nicchia con la statua dell’Immacolata ed un piccolo campanile cuspidato realizzato in tufo. 
Addossata alla controfacciata della chiesa esiste ancora una cantoria tuttora utilizzata per gli uffici notturni. 
Il convento, che anticamente è stato sede di uno dei noviziati della “Provincia Pugliese”, è organizzato intorno ad un piccolo chiostro con al centro una cisterna. 
Al piano terra si individua la sacrestia, il refettorio, la cucina ed alcuni locali di servizio; al piano superiore, le celle dei frati.


Il Monastero femminile della Santissima Concezione

Intitolato alla SS. Concezione è uno dei maggiori monasteri benedettini femminili della Basilicata, chiuso definitivamente negli anni Trenta del Novecento. 
Il monastero nacque nella prima metà del secolo XVII, intorno alla preesistente chiesa della SS. Concezione, come “conservatorio femminile” sostenuto da un lascito del canonico locale don Pietro Luzzi. 
Successivamente i Marchesi Grillo, feudatari della città, trasformarono l’orfanotrofio in monastero, rinchiudendovi la discendenza femminile: ben sette figlie più altre consanguinee. 
Il monastero adottò la regola benedettina-cassinese e fu sottoposto all’autorità dell’arcivescovo di Matera e allo stesso abate di S. Michele Arcangelo. 
Nel secolo XVIII il monastero arrivò ad ospitare ben ottanta monache professe più un numero indefinito di converse e personale di servizio. Il sovraffollamento del monastero originò uno sviluppo delle fabbriche che in meno di un secolo determinò un complesso assetto organizzativo nel quale emersero ben quattro chiostri, due piani fuori terra ed un piano interrato, passeggiate e terrazze pensili che aumentarono lo spazio aperto a disposizione delle monache. 
La chiesa si presenta con una navata unica coperta da un elegante volta a botte lunettata attribuibile a maestranze salentine. Lungo le cornici, decorazioni a stucco e stemmi della comunità. L’altare maggiore è arricchito da un’imponente ancona d’altare, con al centro la statua lignea della Immacolata Concezione. Altre opere degne di nota sono: le statue processionali del Venerdì Santo, i Santi Medici, la Madonna della Croce, e la tela raffigurante S. Nicola. La chiesa conserva quasi del tutto integro l’intero corredo di paramenti sacri costituito da pianete, piviali argenteria di fattura napoletana.


La Chiesa Madre dei SS. Pietro e Paolo

Oltre ai monasteri, Montescaglioso presenta numerose chiese, a cominciare da quella Madre dei SS. Pietro e Paolo, di origini antichissime. 
Dell'originaria fondazione medioevale non resta traccia in quanto fu riedificata a partire dal 1776 e rifatta in stile tardo barocco. Si accede da un grande portale e si presenta a tre navate. Mostra uno splendido ed imponente altare barocco e una balaustra in marmo donati dal Capitolo di Siena durante l'epoca napoleonica. Anche gli altri altari sono in marmi policromi. La cupola del presbiterio è decorata con altorilievi in stucchi dei quattro evangelisti. Custodisce nelle navate laterali quattro tele di Mattia Preti: Nozze di Cana, cena in casa Levi, adorazione dei magi, Natività. I dipinti furono acquistati a Napoli e donati dal marchese Ferdinando Cattaneo alla chiesa parrocchiale agli inizi dell'Ottocento. Le altre tele custodite sono firmate da Giovanni Donadio, di scuola veneziana. 
Fanno parte dell'arredo artistico della chiesa un organo della fine del Settecento, proveniente dal monastero benedettino femminile, e la cantoria, di inizio Ottocento, in legno decorato e dipinto raffigurante lo stemma del Comune. Ci sono pure due acquasantiere in marmo policromo ad intarsio, finemente scolpite. Il battistero e il lavabo provengono dall'abbazia benedettina di San Michele Arcangelo. Nella sacrestia è conservata una piccola tela che raffigura la Madonna col Bambino risalente al Quattrocento. È la prima parrocchia della città montese.


Il Carnevale a Montescaglioso

A Montescaglioso si tiene un Carnevale tra i più belli della Basilicata, la cui prima attestazione ufficiale risale al 7 febbraio 1638. 
Il Carnevale di Montescaglioso prevede una sfilata di carri allegorici e vede il suo culmine il martedì grasso, quando va in scena il cosiddetto “Carnevalone”. Il Carnevalone presenta una sfilata di maschere tipiche della tradizione montese: le più famose sono “Carnevalone” (un vecchio destinato a finire sul rogo come buon auspicio per il nuovo anno), “Quaremma” (la moglie di Carnevalone) che è vestita a lutto e “Carnevalicchio”, che è partorito durante il rogo di Carnevalone e che rappresenta il rinnovarsi della natura. 
Il martedì grasso si apre con il rito della vestizione e con la parca che rotea il fuso della vita tra le gambe della gente. Poi è il turno dei suonatori dei Campanacci, che accompagnano la Quaremma che porta in braccio il neonato e trascina una carriola in cui chiede di lasciare offerte in natura ed in denaro. Chiude il corteo il vecchio Carnevalone, che, a cavallo di un asino, porta dei cartelli su cui sono scritte frasi popolari rivolte contro i politici, le tasse e tutto quello che di negativo c’è stato nell’anno passato. 
Quando ormai la notte ha fatto capolino, Carnevalone viene portato in spalla fino alla piazza centrale, dove viene bruciato, mentre la moglie Quaremma partorisce Carnevalicchio. 
La festa si conclude con quaranta rintocchi di campana, che segnano l’inizio della Quaresima.


Montescaglioso set cinematografico

Montescaglioso è anche un set cinematografico, qui, infatti, è stato girato in parte il film italiano “I Moschettieri del Re – La penultima missione” con Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Rocco Papaleo, Sergio Rubini, Margherita Buy, Giulia Bevilacqua, Matilde Gioli e Valeria Solarino, di recente uscita nelle sale cinematografiche. 
La pellicola, oltre che per il suo cast d’eccezione, ha conquistato il pubblico anche per la bellezza dei luoghi in cui è ambientato. Tra questi, appunto, Montescaglioso, ma anche Matera, Grottole, nel Parco di Gallipolo Cognato, Pietrapertosa, sulle Dolomiti Lucane, e Viggiano.


Fonti: 
http://www.comune.montescaglioso.mt.it

(riproduzione riservata)