Cultura

Misteri e incubi a Batavia, capitale delle Indie orientali olandesi, e poi sul galeone Saardam

Stuart Turton ci trascina nel 1634 in una storia a sfondo storico, ma romanzata. Con un governatore altezzoso, un detective in manette e uno strano simbolo…


08/02/2021

di MASSIMO MISTERO


Lo scrittore britannico Stuart Turton, ex libraio in quel di Darwin, l’avevamo imparato a conoscere, e ad apprezzare, leggendo il suo romanzo d’esordio intitolato Le sette morti di Evelyn Hardcastle. Una storia psicologica - come abbiamo avuto modo di annotare - impregnata di mistero e di orrore, vincitrice del Costa First Novel Award, i cui diritti erano stati presi in carico nel 2016 dall’agenzia letteraria Dhh per il lancio di “Raven Books”, nuovo marchio editoriale specializzato in romanzi noir, thriller gotici e gialli della casa editrice inglese Bloomsbury (quella, per intenderci, che ha dato alle stampe i libri della famosa saga di Harry Potter firmata da J. K. Rowling). 
Un mistery dalle tinte sovrannaturali, vincitore di un Costa Book Award, sbarcato sugli scaffali di diversi Paesi, guadagnandosi l’apprezzamento dei critici del Times, del Guardian, del Financial Times e del Daily Expres, oltre che commenti favorevoli di numeri uno del settore per la sua originale e intrigante storia. 
E ora eccolo tornare in pista, il nostro Stuart Turton (giornalista freelance felicemente sposato con Resa e padre della piccola Ada, con alle spalle una docenza di inglese a Shanghai, la scrittura di articoli di viaggio a Dubai nonché la collaborazione con una rivista tecnologica londinese) con un nuovo lavoro di successo, Il diavolo e l’acqua scura (Neri Pozza, pagg. 522, euro 19,00, traduzione di Alessandra Maestrini e Anna Ricci), accolto positivamente, anche in questo caso, sia del pubblico che della critica internazionale. 
Un lavoro alla Agatha Christie (“Ho fatto un patto con il diavolo per scrivere come lei, o almeno di cercare di farlo”), da non perdere secondo il Daily Mail, incentrato su un omicidio in alto mare sul quale indaga una straordinaria coppia di detective e inizialmente accasato nel 1634 a Batavia, capitale delle Indie orientali olandesi. 
Ovvero il più redditizio avamposto per la Compagnia delle Indie orientali, l’impresa commerciale olandese più prospera al mondo, con avamposti in tutta l’Asia e il Capo di Buona Speranza, che spediva ad Amsterdam macis, pepe, spezie e sete a bordo della flotta di galeoni Indiaman. A fronte di un viaggio che durava addirittura otto mesi ed era zeppo di insidie e di pericoli (rappresentati non solo dalla malattie, ma anche dalle tempeste e dai pirati). 
In effetti molti di coloro che si imbarcavano a Batavia - la cui area corrisponde grosso modo all’odierna Giacarta, capitale dell’Indonesia - non sempre riuscivano ad arrivare vivi in Europa. Come nel caso della Saardam in rotta per Amsterdam, sulla quale stanno per prendere posto - oltre al primo mercante, al capitano, agli ufficiali e agli altri membri dell’equipaggio - anche il governatore generale di Batavia, Jan Han, e un prigioniero molto speciale: il celebre detective Samuel Pipps, detto Sammy. 
A Jan Han è affidata la missione di riportare in patria un misterioso oggetto, mentre Samuel Pipps sta per tornare in patria in manette, pronto a essere condannato a morte per un brutale crimine appena commesso. Ma non è tutto: sulla nave alloggerà anche c’è anche un oscuro viaggiatore, pronto a tutto purché l’imbarcazione non raggiunga la sua destinazione. Ma saranno anche altri i viaggiatori depositari di segreti e di mire pericolose. 
Per la cronaca l’inflessibile Jan Han lo incontriamo mentre si dirige verso la nave, impettito in sella a uno stallone bianco, seguito da un’accozzaglia di cortigiani e adulatori nonché da quattro moschettieri che reggono una pesante cassa dal contenuto misterioso. Ad Amsterdam riceverà l’ambito premio per i suoi servigi: sarà uno degli enigmatici Diciassette del consiglio direttivo della Compagnia. Ovvero il gruppo che raccoglie membri di spicco della classe politica ed economica e che, di fatto, comanda la Compagnia delle Indie Orientali. 
Poco dietro il governatore avanza il palanchino che ospita Sara Wessel, sua moglie, una nobildonna dai capelli rossi decorati di gemme preziose e un segreto ben custodito nel cuore, e Lia, sua figlia, una ragazzina insolitamente pallida. E, a seguire, dignitari e passeggeri di riguardo, ciambellani, capitani della guardia e viscontesse. Per contro a chiudere il corteo è un uomo dai capelli ricci scuri appiccicati alla fronte affiancato da un altro con la testa rasata e il naso schiacciato. 
L’uomo riccioluto - come in parte accennato - è Samuel Pipps, il celebre detective appena trasferito al porto dalle segrete del forte, dov’era recluso con l’accusa di aver commesso un crimine meritevole di processo in patria, accompagnato dal tenente Arent Hayes, la sua fedele guardia del corpo. 
Le operazioni di imbarco proseguirebbero secondo un consolidato copione se un oscuro quanto strano evento non funestasse la partenza. In piedi su una pila di casse, un lebbroso vestito di stracci grigi, prima di prendere stranamente fuoco, annuncia che “il signore dell’oscurità” ha decretato che ogni essere vivente a bordo della Saardam sarà colpito da inesorabile rovina e che la nave non arriverà mai alla sua meta. Ma non è questo il solo segno funesto. Non appena il galeone prende il largo, sulle vele compare infatti uno strano simbolo: un occhio con una coda... 
Che dire: una vicenda di intrigante leggibilità che lo stesso Turton non vuole definire un’opera storica, sebbene lo scenario rappresentato lo induca a pensare. Di certo un romanzo “a sfondo storico, ma romanzato” che si nutre di atmosfere scure e soffocanti, se non da incubo, dove a tenere banco sono i segreti e le rivelazioni su un’antica maledizione, che si rapporta con una “uno spirito ancestrale” pronto a tenere banco… nell’acqua scura.

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