Cultura

Mettetevi comodi: a indagare c’è Aristotele, l’arguto filosofo e scienziato stagirita dell’antica Atene

Torna per la tredicesima volta in Italia, in anteprima mondiale assoluta, l’intrigante personaggio uscito dalla penna della canadese Margaret Doody. Con un retroscena poco conosciuto al seguito…


28/06/2021

di VALENTINA ZIRPOLI


Strana storia quella della saggista e scrittrice canadese, di matrice anglofana, Maragaret (Anne) Doody. Che a un certo punto della vita (per la cronaca è nata il 21 settembre 1939), mentre ancora si proponeva come docente di Letteratura comparata presso la University of Notre Dame, decise di dedicarsi alla narrativa gialla utilizzando la filosofia come strumento di indagine criminale, ritenendo la ricostruzione della vita nell’antica Atene come un luogo abbastanza complesso, e credibile, per ospitare un giallo. 
Fu così che nel 1978 diede voce a un lavoro nel quale a tenere banco nel ruolo di detective era il filosofo stagirita Aristotele. Una storia nella quale lo scienziato e logico greco - senza muoversi da casa come Nero Wolfe, ma assistito dal braccio destro Stefanos - investigava sull’assassinio di un ricco oligarca. 
Un libro peraltro accolto con freddezza sia dai critici che dal mondo dei lettori. Eppure alla base di quel canovaccio trovava spazio una minuziosa ricostruzione storica da parte di una accademica esperta del mondo greco. Ricostruzione nella quale Margaret Doody aveva innestato una doppia sfida intellettuale: quella di innescare nel quotidiano dell’antica Atene un delitto e che a risolverlo fosse appunto Aristotele, scopritore delle regole della logica formale, oltre che abbastanza curioso da applicare queste regole alle sue investigazioni. 
Sta di fatto che l’idea di ulteriori romanzi con questo numero uno dell’antichità venne accantonata. Almeno sin quando molti anni dopo, e più precisamente nel 1999, la Sellerio decise di pubblicare in Italia quel frutto - ritenuto in prima battuta poco accattivante - del suo lavoro. Ovvero Aristotele detective, un giallo accolto con gli onori che meritava e che avrebbe fatto da apripista a una serie particolarmente fortunata. Fu così che l’autrice avrebbe deciso di rimetterlo in pista aprendo la strada, con i suoi libri, a un nuovo filone letterario. 
Filone che strada facendo si è nutrito di Aristotele e il giavellotto fatale e Aristotele e la giustizia poetica (poi raccolti nel volume Aristotele detective. I primi casi) e quindi, a cascata, di Aristotele e il mistero della vita, Aristotele e l’anello di bronzo, Aristotele e i veleni di Atene, Aristotele e i Misteri di Eleusi, Aristotele e i delitti d’Egitto, Aristotele e la favola dei due corvi bianchi, Aristotele nel regno di Alessandro, Aristotele e la Casa dei Venti (2018). Mentre il romanzo Gli alchimisti e il saggio La vera storia del romanzo sarebbero stati pubblicati nel 2002 e nel 2009. 
Ferma restando una fuga editoriale (certamente avallata dalla casa editrice palermitana) verso la Mondadori, che lo scorso anno ha voluto inserire questa autrice nella collana “Il Giallo Mondadori” con L’impiccagione di Ann Ware: una breve antologia di racconti dove l’occulto, la suspense e il mistero entrano con prepotenza nella vita quotidiana per gettare un po’ di scompiglio, ma soprattutto allegria. 
Margaret Doody, si diceva, che ora torna nelle nostre librerie cavalcando per la tredicesima volta “i sentieri della storia, tra cospirazioni, intrighi e colpi di scena”. In altre parole regalando ai lettori Aristotele e la Montagna d’Oro (Sellerio, pagg. 488, euro 16,00, traduzione di Rosalia Coci), un affascinante canovaccio - pubblicato in Italia in anteprima mondiale assoluta - con Aristotele nei panni di Sherlock Holmes e il suo fido Stefanos in quelli di Watson. 
Come da sinossi siamo nel 323 a.C. Aristotele ha più di sessant’anni e non gli resta molto tempo da vivere. La morte prematura di Alessandro il Macedone (suo allievo e protettore) lo ha lasciato in una posizione scomoda: ad Atene i patrioti antimacedoni progettano infatti la rivalsa e il vecchio filosofo viene minacciato. Il dilemma è se cedere o no agli ateniesi il suo Liceo ed espatriare. A incoraggiarlo in quest’ultimo senso sarà la visita di un appariscente notabile venuto da Filippi. E in questa città, costruita dal padre di Alessandro a guardia di una miniera inesauribile, la Montagna d’Oro appunto, una degna ricompensa dovrebbe attendere Aristotele e il suo compagno di avventure Stefanos. 
Il viaggio per Filippi è pericoloso e forse qualcuno, senza riuscirci, ha già tentato di ucciderlo. Non bastasse negli spazi interminabili del palazzo reale che li accoglie, Aristotele e Stefanos hanno la sensazione di essere più prigionieri che ospiti. Lo scopo non era quindi - come si rende ben presto conto il filosofo - quello di premiarlo ma di invischiarlo nella grande cospirazione legata alla successione al trono. 
A questo punto i cadaveri si sprecano; omicidi inspiegabili per uno dei quali è accusato lo stesso Aristotele, il quale si rende conto di trovarsi impegolato in una lotta ultrasegreta per il possesso del corpo del re defunto. Chi ha tirato incredibilmente le fila di tutto lo scoprirà solo dopo aver disperso strati successivi di nebbie orientali: ovvero una mente potente. Una mente che pianifica il male e alla quale se ne dovrà contrapporre un’altra che ritesse il bene con la ragione. 
Come da note editoriali, i romanzi di Aristotele detective si nutrono di “misteri, con venature fantastiche e quasi gotiche, e spesso rituali spargimenti di sangue. Inoltre le tante direzioni e deviazioni dell’intreccio accompagnano la strategia investigativa di chi ha un solo strumento per indagare, cioè quello dell’induzione e della deduzione”. Sta di fatto che, “grazie a una tempesta di particolari”, il lettore si troverà immerso in una realistica quanto intrigante atmosfera storica.

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