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Mes o Coronabond? Dieci domande all'Europa matrigna

Eccoci qui a fare i conti con strumenti che sino a poche settimane fa solamente i tecnici conoscevano


14/04/2020

di Sandro Vacchi


«Stranamente non abbiamo mai avuto più informazioni di adesso, ma continuiamo a non sapere che cosa succede». L'ha detto una delle massime icone del pensiero pseudo progressista, il pontefice in carica, perciò la citazione è più che politicamente corretta per introdurre le righe che seguono. 
Lor signori i governanti del mondo, gli ottimati che decidono i nostri destini alla faccia di ogni parvenza di democrazia, gli eletti che compongono i club più esclusivi del globo terracqueo, dei quali molti vagamente sanno ma di cui nessuno osa scrivere, hanno tutto l'interesse a mantenere nell'ignoranza il popolo bue. Quel popolo che illudono di detenere le leve del potere attraverso il voto, i Parlamenti, le Costituzioni, mentre è tutta una finzione a beneficio dei veri signori del globalismo mondiale e a danno dei poveri idealisti, illusi che abbiano valore marmoreo concetti diffusi con la grancassa proprio da chi nei fatti li rinnega. 
Non si può ormai più parlare al plurale di popoli, nazioni, valori, ideologie, economie, confini, in quanto tutto è, o si sta avviando a essere, mescolato in una marmellata planetaria di un solo immenso popolo asservito e credulone al quale dare a bere l'esistenza di un paradiso in terra (una volta era il comunismo, oggi l'Unione Europea) dal quale siano estirpati nazionalismi e bandiere, in nome dell'ideologia unica del mercato, del potere centralizzato, dell'economia globale, dell'abolizione dei confini. In nome della pace universale, di un mondo senza più guerre, dell'amicizia fra i popoli, degli scambi culturali, dei gemellaggi, della moneta unica, del superamento della storia, quando non addirittura della sua cancellazione, per soppiantarla con una ipocrita morale del “volemmose bene” che, più che san Francesco, richiama i baci Perugina. 
Il dolciastro buonista, la melassa preparata nel crogiolo del “melting pot” ad uso di chi si nutre di Fabio Fazio, Barbara D'Urso, Roberto Saviano, dello stesso pontefice, soffoca gli scettici, i diffidenti, i disillusi, i cinici, gli agnostici, gli illuministi, i nazionalisti, gli individualisti, gli spiriti liberi, i pessimisti in nome della ragione, i “malpensanti” del politicamente scorretto; strangola il libero pensiero in nome del pensiero unico, l'apertura mentale in virtù dell'ideologia, l'essere umano a vantaggio di un indistinto popolo, l'Uno sull'altare del Tutto. 
Il portato dei tempi è l'Ignoranza con l'iniziale maiuscola, per tornare alla frase iniziale. Un' ignoranza indotta e diffusa ad arte, indispensabile al mantenimento dello status quo prima di una rivoluzione planetaria dall'alto, anzi dall'altissimo, che rovesci definitivamente i poteri a vantaggio di una ridottissima oligarchia, dando però alla stragrande maggioranza dei sottoposti l'illusione di contare davvero, quando invece conta solamente in quanto numero, massa da spostare, carne da lavoro quando non da macello, immane esercito di poveri a vita, di schiavi di Chi Sa, di Chi Può, di Chi Comanda davvero. 
Quando mai Martin Heidegger, Max Stirner, Voltaire, Arthur Schopenhauer tornassero a far da maestri della natura umana, in vece dei succitati “pifferai magici”, le prospettive rischierebbero di rovinarsi tragicamente per chi rimesta nel torbido, per gli spacciatori di illusioni sociali non diverse dall'eroina per chi sogna di stare meglio e di essere immortale. Ormai è tardi, però. Dalla fine della guerra in qua abbiamo avuto il colonialismo sovietico nell'Europa orientale, la minaccia nucleare, le guerre arabo-israeliane, il rigurgito islamico con il terrorismo collegato, quella meravigliosa stronzata che fu il Sessantotto, l'uccisione della meritocrazia in nome dell'egualitarismo, l'appiattimento dei salari. Il terrorismo è stato per l'Italia una malattia aggiuntiva, mentre fra gli anni Sessanta e Settanta i germi degli attuali morbi cancerosi cominciavano a diffondersi per davvero. 
Lo sgretolamento del comunismo in mezza Europa e l'abbattimento del Muro di Berlino hanno ridato fiato alle nazioni, addirittura all'eccesso. Sono nati Stati e staterelli, guerre nazionaliste come quelle balcaniche, e guerre di religione. Il mondialismo non poteva permetterlo, troppe bandiere cominciavano a sventolare invece di quella unica. L'Unione Europea è diventata la nuova Unione Sovietica: accentratrice, assolutista, dispotica, spionistica. E cordialmente detestata pressoché da tutti i popoli che ne fanno parte loro malgrado, per ragioni che si trovano da secoli sui libri di storia: italiani, francesi e polacchi contro tedeschi, spagnoli contro portoghesi, greci contro turchi che stanno per entrare, irlandesi contro inglesi, ungheresi contro rumeni. Siamo stati messi insieme con la colla, il Coronavirus di questi mesi porta alla luce tutti i mali di una creazione artificiosa e contro natura, malata dalla nascita, handicappata grave, eppure spacciata per campionessa di intelligenza, di benessere e di bellezza. Domandate a un qualsiasi italiano minimamente avveduto che sia appena andato in pensione se stava meglio negli anni Ottanta oppure adesso. 
Ed eccoci qui a fare i conti con il Meccanismo Europeo di Salvaguardia e i Coronabond, tutta roba che fino a poche settimane fa solamente i tecnici conoscevano, così come la parola Spread saltò fuori, per la gente comune, solamente quando fu il momento di dare un calcione a Silvio Berlusconi, ultimo presidente del consiglio eletto nella democratica Italia, non finiremo mai di ripeterlo, indipendentemente dall'opinione che si può avere del Berlusca. 
La burocrazia di Bruxelles non è molto diversa da quella dell'impero zarista e poi di quello sovietico, l'Unione Europea è il regno degli azzeccagarbugli e la guerriglia che si combatte nei palazzi del Nord Europa, sedi dell'Unione più disunita che si possa immaginare, è estremamente complessa, come tutto ciò che odora di comunitario, di Commissione, di regolamenti europei, di parametri di Maastricht, di Banca centrale europea. Strumenti legislativi e armi in campo sono sconosciuti alla enorme maggioranza degli europei comuni, indotti per anni a fidarsi di governanti sconosciutissimi ai più e mai eletti da nessuno: esattamente quanto accade in Italia con il governo nazionale. Perché democrazia, nel suo significato primigenio, non nell'attuale accezione da barzelletta, è una parola che non fa assolutamente rima con le regole europee, con la gestione della moneta unica con i rapporti di dare e avere sanciti da Bruxelles. 
In una emergenza nazionale come quella che stiamo vivendo, un governo che non agisca nell'ombra, ma invece per il bene dei suoi governati, dovrebbe rispondere nel modo più chiaro possibile ad alcune questioni.

  1. Quanto durerà il prestito che sarà fatto all'Italia?
  2. Questo prestito andrà restituito in qualche maniera, prima o poi?
  3. A quali condizioni?
  4. Ricorreremo al MES oppure agli Eurobond? E perché l'uno oppure gli altri?
  5. Non sarebbero migliori gli Eurobond, che rendono comune il debito, secondo il decantato spirito europeista?
  6. Chi controllerà l'operazione? Per caso la Troika formata da Unione, BCE e FMI?
  7. Se non riuscissimo a rispettare tappe e importi della restituzione quali sarebbero le conseguenze?
  8. Perché l'Unione Europea non si accolla almeno le migliaia di migranti, che continuano a sbarcare in Italia mentre gli “indigeni” sono confinati in casa? Siamo ormai il Bed & Breakfast dell'Europa, oppure no?
  9. Perché, invece di prestarci questi soldi (per ora gratis, poi si vedrà), la UE non ci riconosce per qualche anno il differenziale fra quanto versiamo e quanto riceviamo dalle casse comunitarie?
  10. Se il denaro ce lo facessimo prestare da altri (USA, Cina, Russia...) l'Europa come reagirebbe?

Il falò pauperista ravvivato in questi giorni da Graziano Delrio, guarda caso del Pd, con l'antico cavallo di battaglia delle sinistre, cioè la patrimoniale, per far piangere anche i “ricchi”, è una delle più grandi trovate antidemocratiche che si possano ideare. Non sarà che i “non ricchi” siano invece caduti dal falò alla brace, sempre più numerosi, perché l'Europa e l'euro da due decenni ci massacrano? E le masse disarticolate, che capziosamente i sostenitori del Poco Per Tutti ci descrivono come risorse, e comicamente come salvatori delle nostre pensioni, non servono forse ad abbassare i salari degli italiani, ormai ridotti al precariato e all'elemosina del reddito di cittadinanza? 
Mentre noi abbiamo aiutato tutti, ma proprio tutti, comprese le imprese della Tunisia, i tedeschi, oggi detestati insieme con i loro compari olandesi, pensano prima a sé stessi. Questa è una guerra e in guerra si deve sconfiggere il nemico e salvarsi la pelle: loro lo fanno e i nemici siamo noi, dipinti come amici, ma inaffidabili. Ma noi, ridotti come siamo, dobbiamo forse salvare la pelle a soldati che stanno meglio di noi? Il soldato ferito, come noi italiani, non andrebbe invece soccorso e sostenuto da due, tre, dieci commilitoni, invece di essere lasciato morire? Questa è la domanda che geni della politica e avvocati del popolo come Giuseppe Conte dovrebbero porre ad Angela, Ursula e Christine e ai funzionari di Bruxelles pagati 25 mila euro al mese e ai sepolcri imbiancati del Club Bilderberg e della Trilateral, dove davvero si decidono i nostri destini, altroché l'Europa con la sua bandiera azzurra, le stelline e l'Inno alla Gioia. 
Presto canteremo il De Profundis, invece, ma un popolo con gli attributi la pelle la venderebbe cara, prima di farsi schiavo di chi lo ha messo nel sacco. Un esempio soltanto. Esistono altri prestatori, altre banche, qualcuno senza i paraocchi ha messo sul mercato le criptovalute, i bitcoin. Sono strumenti ancora in gran parte sconosciuti, ma non più dei misteri che ci propina questa Europa matrigna.

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