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Media e migrazioni al tempo del Coronavirus


12/10/2020

La percezione delle migrazioni come problema è sovradimensionata a livello nazionale, sia da parte dell’opinione pubblica che dei media, ma a livello locale e di territori le persone ammettono di non vederne i risvolti negativi: è una delle principali evidenze di due ricerche presentate e messe a confronto a Bologna nel corso dell’incontro “Media e migrazioni” e nell’ambito del progetto europeo CIAK MigrACTION. 
Le due indagini, realizzate da Ipsos e Osservatorio di Pavia, si sono concentrate rispettivamente sulla percezione del fenomeno migratorio da parte degli italiani e la rappresentazione di migranti e migrazioni nei media. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il Presidente di WeWorld Marco Chiesara, l’Assessore al Lavoro e alle Attività Produttive del Comune di Bologna Marco Lombardo, Anna Meli (COSPE), Manuela Malchiodi dell’Osservatorio di Pavia e Chiara Ferrari di IPSOS. 
Nel sondaggio di Ipsos a emergere è la differente percezione dell’immigrazione: se chiediamo agli italiani quali sono per loro i problemi principali, pensando al contesto nazionale 1 italiano su quattro (27%) risponde migrazioni, se lo chiediamo a livello del proprio Comune è solo 1 italiano su 10 (12%). Un dato ancora più interessante se messo a confronto con l’analisi realizzata dall’Osservatorio di Pavia su come i Media trattano il tema migratorio (meno del 4% nei tg prime time). I migranti in tv sono passivi, mal rappresentati e quasi mai interpellati direttamente, una categoria indistinta, insomma, che permette allo spettatore di mantenere il proprio stereotipo. 
“I due rapporti evidenziano il sovradimensionamento della rappresentazione del fenomeno migratorio a livello nazionale, sia sui media che nella percezione dell’opinione pubblica. Una percezione che crolla quando si chiede alle persone che peso riveste il problema dell’immigrazione nel proprio quotidiano” commenta Marco Chiesara, Presidente di WeWorld. “Il tema dell’immigrazione è nazionale ma poco locale, serve a smuovere le pance a livello politico, viene raccontato sui media, dove però i migranti restano spesso passivi, senza voce. Quindi i cittadini lo registrano come un problema a livello di sistema Paese, ma poi nella vita “reale” difficilmente ne sperimentano davvero effetti negativi. Per superare gli stereotipi è necessario mettere al centro della narrazione mediatica l’individuo-migrante, la sua voce e la sua storia, riconoscendo l’altro come persona e non come categoria. Solo così possiamo contrastare il clima d’odio che dilaga, non solo nel nostro Paese. Un’Europa più inclusiva è un valore per tutti i membri”.

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