Storie d'impresa

Massimo Righi: “Così ho imparato ad amare il whisky, il numero uno dei liquori”

Da dirigente di banca a protagonista nel campo dei distillati, prodotti anche nel Modenese. Con un export in costante crescita e una collezione di circa trentamila esemplari. “Ad esempio posseggo una bottiglia come quella che la regina Elisabetta aveva regalato a papa Francesco”


02/03/2020

di Giuseppe Marasti


Massimo Righi, patron di “Whisky Antique”, è nato a ­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­Modena il 16 aprile 1966. Dopo aver frequentato la facoltà di Economia entra in banca - che allora era Banco San Geminiano e San Prospero, ora Bpm - e ottiene in breve tempo incarichi importanti fino alla dirigenza. Però lui da sempre ha una passione che coltiva: i distillati. E in particolare ama il whisky, che ritiene abbia caratteristiche migliori di altri liquori. Così chiude i rapporti con la banca e inizia questa nuova attività. Ma non in Scozia, ma a Formigine, un paese in provincia di Modena. 
Ed è qui che apre un negozio, importa, fa produzioni proprie e inizia a esportare con crescente successo in molte parti del mondo, in particolare in Estremo Oriente, in Europa e negli Stati Uniti. La qualità degli whisky che seleziona accuratamente contribuisce a imprimere una forte accelerazione alle vendite che lo portano ora a essere tra i primi esportatore di questo liquore d’Europa.

Massimo Righi, dalla consulenza finanziaria ai distillati. Ci racconta di questa folgorazione? 
Pazzia forse, oppure grande amore per tutto quello che è riconducibile alla natura, che presenta ancora collegamenti con una sorta di arte com’è quella del distillare. E il mondo dei distillati è tanto interessante che si tengono periodicamente aste in tutto il mondo.

Il cuore della sua attività è a Formigine di fronte a dove, un tempo, c’era il famoso Picchio Rosso e dove passarono i più importanti artisti, cantanti e band italiane: da Vasco Rossi a Renato Zero, da Lucio Dalla a Zucchero, dai Pooh a importanti artisti internazionali come Donna Summer, Barry White, Tina Turner, Ray Charles, John Miles e James Brown. Perché? 
A Formigine e perché in Italia, ci si dovrebbe domandare. Noi italiani fin dagli anni 60 siamo stati e siamo forse tuttora i più grandi collezionisti di whisky e distillati. Inoltre siamo stati i primi a importare single malt quando in tutto il mondo (anni 60/70) si beveva Blended. Quindi siamo stati i primi ad andare presso distillerie, trader e commercianti per comprare barili per poi invecchiarli e imbottigliarli singolarmente dando una grande possibilità: quella di poter far assaggiare ai consumatori prodotti particolari di distillerie che fino ad allora erano meno conosciute in quanto i loro malti venivano esclusivamente utilizzati per creare i Blended. 
Bisogna pensare che ogni barile è diverso da un altro anche con distillati dello stesso giorno con la stessa acqua e lo stesso orzo, perché il legno diverso e la posizione cambiano (non alterando le caratteristiche principali) in forme decisamente percettibili i sentori sia a livello di profumi che di gusto. È un po’ come accade con le diverse annate dello stesso vino… 
Mi piace ricordare ciò che mi disse un grande master Distiller scozzese: “Se io e te siamo in una spiaggia scozzese (quindi tempeste-sole-vento-ecc…) per un giorno non succede nulla, ma se stiamo qui nella stessa posizione per vent’anni le cose cambiano in quanto io proteggo te dall’aria marina e tu proteggi me da quella delle colline. Bene, ora togliamoci e mettiamo al nostro posto i barili...”

In questo suo “tempio” del distillato fanno bella mostra di sé oltre trentamila bottiglie, la gran parte di Whisky, provenienti da tutto il mondo. Come avviene questa selezione? 
Per qualità e in alcuni casi anche per rarità perché sono sempre alla ricerca continua di qualcosa di speciale e di diverso che racconti a tutti noi la sua storia.

Ci spieghi il suo lavoro. Lei importa bottiglie già confezionate e acquista botti il cui whisky viene imbottigliato in loco con marchi suoi? Marchi con una loro storia? 
Sì, importiamo generalmente da imbottigliatori indipendenti ovvero da coloro che comprano da trader. O compriamo barili da distillerie, li invecchiamo per poi imbottigliare e si spera nel momento giusto. Noi infatti siamo anche imbottigliatori indipendenti con il marchio Silver Seal (nuovo nome del vecchio Sestante Collection marchio storico anni 70 e 80).

La sua azienda importa tutto quanto in Italia ed è da qui che esporta nel mondo? Oppure no? 
No, abbiamo anche un magazzino in Scozia dove invecchiamo barili e facciamo imbottigliare. Poi una parte viene in Italia e il resto nel mondo. Vendiamo parecchio in Europa e in Asia e un po’ negli Usa (a causa del problema dovuto al diverso formato delle bottiglie) e forniamo con orgoglio moltissimi whisky bar, cigar club, hotel di grande levatura e ristoranti. Siamo orgogliosi che nel 2019 il Raffes Hotel di Singapore abbia scelto noi per un imbottigliamento esclusivo fatto in precedenza da Macallan.

Lei è considerato un degustatore di grande esperienza, indicato tra i maggiori esperti a livello internazionale. Come sceglie i migliori whisky? E le migliori botti? 
Intanto spero di esserlo. Comunque la parte difficile è capire dopo che è stato imbottigliato un whisky se e quali cambiamenti avverranno in bottiglia, sia per effetto della micro esposizione all’aria, sia per una ragione di assestamento. Ma una regola esiste: qualsiasi distillato deve essere in grado con propri profumi e sapori di sovrastare il grado alcolico.

Il suo business maggiore è rappresentato dal whisky. Poi tratta rum, cognac, Armagnac, calvados e gin tra i migliori al mondo. Quali le percentuali? 
Settanta per cento whisky, 20% rum e per il resto altri, se ci riferiamo al valore economico. Diversa invece la percentuale considerando il numero di bottiglie vendute: 55-20-25 mantenendo lo stesso ordine. Poi c’è variabilità da paese a paese e dalla fascia di eta’dei consumatori e pure dalle mode del momento. Ora va forte il Gin e credo in futuro possa andare bene il Mescal.

Pare che lei sia anche un grande collezionista. Ogni bottiglia ha una sua storia, ogni botte un suo pedigree e un suo vissuto. Per esempio che prezzo hanno le sue 5 bottiglie che costano di più? Può anche succedere di assaggiare o “ammirare” presso la sua azienda un Dalmore di 70 anni, il whisky più costoso al mondo? O che altro? 
Sì, colleziono per svariati motivi: per buoni ricordi oppure per investimento. Comunque in questi casi si compra una storia. Quando si ha in mano una bottiglia distillata nel 1938, di possono chiudere gli occhi e pensare a quel periodo. Non male eh? Ad esempio nel 1938 il mondo stava per vivere una grande tragedia e qualcuno, in quel momento, stava distillando quel liquido d’oro che ora si può avere tra le mani. Per quanto riguarda il valore delle mie bottiglie preferisco non dirlo, comunque è una cifra interessante. Mentre il whisky più costoso al mondo è un’edizione rara di Macallan 60 years old del 1926, solo 12 esemplari. È stata battuta in asta per oltre 1,5 milioni di Euro. 

Ci racconti delle perle rare per collezionisti ed estimatori, come la serie commemorativa Royal Marriage, dedicata dalla Macallan a Lady Diana Spencer e al Principe Carlo. Oppure la bottiglia regalata dalla regina Elisabetta a Papa Francesco nel 2014... Forniture sue? 
No, magari, ma le ho in collezione. Sovente le distilleria e gli imbottigliatori indipendenti dedicano un’arte od un'altra a vari personaggi famosi sia storici che non. Noi ad esempio abbiamo realizzato una serie di prodotti con monumenti e una con opere classiche(etichette).

Considerando i prezzi di determinati prodotti occorre avere un palato straordinariamente allenato. È vero che per una botte di whisky Port Ellen (distilleria scozzese che ha cessato l’attività da diversi anni), in Asia, è stato offerto un milione di sterline? Ma valeva davvero tanto? 
Sì è vero, ma il valore è opinabile. Forse è meglio dire che questa botte è più rara che buona. Comunque dobbiamo pensare che ora nel mondo i barili invecchiati più di 30 anni sono perle rare e di conseguenza il prezzo li rispecchia. Anche forse in maniera eccessiva. Poi il palato di ognuno di noi è in grado di distinguere cose buone da cose meno buone, ma pochi riescono a cogliere fino in fondo la “profondità” e la “lunghezza” di un prodotto.

Quali sono i mercati sui quali siete più presenti? 
In Europa in generale, in Italia in particolare e in Asia.

Il futuro di questo settore come lo vede? 
I prezzi negli ultimi anni solo saliti come nessun altro investimento e ora si stanno consolidando. La grande scommessa è quella di continuare a fare qualità pur come abbiamo sempre fatto negli anni passati. Poi c’è stato un grande aumento delle produzioni, che hanno portato ad aperture di nuove piccole e grandi distillerie e rinnovamenti nella quasi totalità di quelle esistenti. Concludo comunque con un motto: “Bevi poco, ma bene”.

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