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Marini: “L’emergenza impone scelte difficili, ma la Costituzione va rispettata”

Secondo il presidente emerito della Consulta la sospensione dello Stato di diritto e la deroga alle libertà sono accettabili soltanto nel rispetto della legge. E mentre 4,4 milioni di italiani sono tornati al lavoro, si è in attesa del via libera alla manovra da 55 miliardi di euro


04/05/2020

di Giambattista Pepi


Annibale Marini

E’ scattata la “Fase 2” dell’emergenza Covid-19. Manifattura, costruzioni, commercio all’ingrosso, tessile, moda, automotive e mobili le aziende che hanno ripreso la produzione. Secondo i consulenti del lavoro sono tornati in ufficio o in azienda 4,4 milioni di persone, mentre altri 2,7 resteranno ancora a casa. La ripresa, però, non è esente da “paradossi”: in attività torneranno, infatti, soprattutto gli ultra cinquantenni rispetto ai giovani, in prevalenza delle regioni del Nord Italia (2,8 milioni contro gli 812mila del Centro e gli 822mila del Sud), quelle più colpite dal virus. 
Fino al 18 maggio resteranno ancora abbassate le saracinesche dei negozi al dettaglio, parrucchieri e barbieri, ristoranti e bar. Tuttavia è già permessa non solo la consegna di cibo a domicilio ma anche il take away. 
Il Governo ha specificato nelle norme di comportamento da osservare per questo nuovo periodo che per recarsi al lavoro non servirà l’autocertificazione, ma sarà sufficiente esibire un tesserino. Scatta inoltre la possibilità di far visita ai coniugi, conviventi, partner delle unioni civili, ma non gli amici. 
A impensierire è la tenuta dei trasporti tra ingressi contingentati su bus e metropolitane, distanze di sicurezza da rispettare e rischio di lunghe code di auto. 
Il Decreto firmato i 26 aprile dal presidente del consiglio Conte prevede mascherine per tutti, sia nei luoghi accessibili al pubblico, sia sui mezzi di trasporto. Si possono usare anche mascherine autoprodotte, ma sono esentati i bambini sotto i sei anni. 
Via libera anche al ritorno a fare sport e correre anche lontano da casa, ma sempre da soli e tenendo dagli altri una distanza di due metri. Inoltre sii possono fare passeggiate anche con i bambini, sempre a un metro di distanza da altri. In parallelo sono ripartiti gli allenamenti individuali degli atleti. 
E ancora: si possono celebrare funerali e matrimoni, ma con un numero massimo di 15 persone e obbligo di mascherina, così come si può recarsi nei cimiteri. Per le messe occorrerà ancora attendere. 
Intanto non si attenua lo scontro tra il Governo e le Regione e tra queste e i Comuni, mentre le organizzazioni di categoria (la Confindustria con il neo-presidente Bonomi e la Confcommercio) e i partiti di opposizione (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) pressano l’Esecutivo chiedendo interventi incisivi a motivo dell’aggravamento dell’economia “congelata” da due mesi. 
Alcune regioni (Veneto, Calabria, Sardegna) hanno previsto la riapertura di bar, ristoranti, agriturismo ed altre attività sia pure all’aperto, mentre le disposizioni contenute nel Dpcm del Governo ne prevedono la riapertura solo a partire dal 1° giugno. E il ministro per gli Affari regionali Boccia, dopo avere diffidato la governatrice della Calabria, Jole Santelli, ha impugnato l’ordinanza della Regione Calabria del 29 aprile che prevede l’apertura di bar e ristoranti. 
Intanto l’Esecutivo accelera sulla maxi manovra da 55 miliardi per contrastare la crisi economica dovuta al coronavirus. Nel Decreto legge Rinascita (“Nuove misure urgenti di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19”) sono previste misure di sostegno ai redditi di imprese e addetti e per garantire la protezione del lavoro. 
Nel dettaglio, il periodo di sospensione dei licenziamenti viene ampliato da due mesi a cinque rispetto alla precedente formulazione. E ancora: Reddito di emergenza da 400 fino a 800 euro, ampliati i requisiti per il Reddito di cittadinanza, bonus baby sitter portato a 1.200 euro (2.000 per medici e infermieri), riconosciuta un’indennità fino a 600 euro anche ai lavoratori domestici, cassa integrazione in deroga per 18 settimane fino al 31 ottobre e lavoro nei campi fino a 2 mesi per percettori di reddito di cittadinanza, cassa integrazione o indennità. 
La crisi da Coronavirus sta “aggredendo” anche la democrazia. Molti Stati sono stati costretti a ricorrere a misure draconiane per rallentare il tasso di contagio, di malattia e di morte nelle popolazioni. 
Nel determinare la loro risposta alla pandemia, i governi democratici si sono spesso incamminati su un sentiero stretto e pericoloso, in bilico tra l’applicazione di misure drastiche ed efficaci, da una parte, ed il rispetto delle libertà civili e personali, dall’altra. D’altra parte, è evidente come i regimi autoritari stanno approfittando della crisi del coronavirus per acquisire più controllo sul Paese e, di conseguenza, promuovere il loro modello politico all’estero. 
Tra i primi esempi ci sono la Cina, la Russia, il Venezuela, e il Brasile.  Anche in Ungheria, il primo ministro Victor Orban ha ottenuto, di recente, un potere straordinario che gli ha permesso di governare per decreto personale e di sospendere la democrazia parlamentare a tempo indeterminato. Tali sviluppi servono solo a rafforzare il preoccupante aumento dell’autoritarismo a livello globale. 
Anche in Italia il Governo Conte è stato accusato di autoritarismo. Il presidente del Consiglio, ad esempio, con decreto ha prima sospeso le garanzie costituzionali che tutelano fondamentali diritti di libertà dei cittadini (la libertà di circolazione, di culto, di lavorare, di fare impresa) e, successivamente, ha modulato il loro esercizio stabilendo chi può fare cosa e con quali tempi e modalità. 
Ma un Capo del Governo, sia pure in presenza di un evento eccezionale come la pandemia da Covid-19 che rende necessario ed urgente limitare attività e spostamenti al fine di impedire la propagazione dei contagi, dovendo tutelare il primario diritto alla salute dei cittadini, sta violando la Costituzione Repubblicana? 
Lo abbiamo chiesto al professore Annibale Marini, eminente giurista e presidente emerito della Corte Costituzionale. Ecco cosa ci ha risposto. La Costituzione prevede diverse norme che consentono al Governo di intervenire per far fronte a situazioni di emergenza, come quella prodotta dalla diffusione del virus Covid-19. Mi riferisco, in particolare, all’articolo 77 della Costituzione. Lasciano ovviamente perplessi tutti gli atti e le procedure che introducono limitazioni penetranti alle libertà individuali al di fuori dei procedimenti costituzionalmente previsti.

Ci sono riserve di legge specifiche che sono state del tutto ignorate dal Capo del Governo. Conte si sta ponendo al di sopra della Legge fondamentale della Repubblica? 
Non vi è dubbio che vi sia una situazione eccezionale e straordinaria per il Paese che ha sollecitato interventi altrettanto straordinari. Nondimeno la Costituzione impone il rispetto della riserva di legge per una molteplicità di diritti costituzionali incisi dalle misure introdotte con varie misure governative. Ebbene quelle garanzie vanno sempre osservate, anche, e direi soprattutto, nelle situazioni di urgenza o di emergenza, perché bisogna sempre ricordarsi che le derive autoritarie nascono sempre da, vere o presunte, situazioni emergenziali.

Essendo la nostra una Repubblica parlamentare, non avrebbe dovuto essere il Parlamento (maggioranza ed opposizione), dopo un dibattito, a pronunciarsi con un voto, o ad approvare una legge prima che il Presidente del Consiglio con un provvedimento amministrativo decidesse la sospensione delle garanzie costituzionali? Il Parlamento è stato esautorato nelle sue prerogative e competenze?  
Esattamente: l’uso del decreto legge, e non di altri atti come i decreti del Presidente del Consiglio, consentono il coinvolgimento del Parlamento e la possibilità di un dibattito che coinvolga tutti i rappresentanti del popolo al momento della legge di conversione. È la Costituzione che impone, del tutto condivisibilmente, questo coinvolgimento e deve essere preservato.

Come si spiega il silenzio del Capo dello Stato, suprema magistratura repubblicana e garante della Costituzione di fronte alla violazione formale della Carta costituzionale? 
Sono valutazioni che spettano al Capo dello Stato. Si può immaginare che, indipendentemente da ogni valutazione sull’operato del Governo, il silenzio vada interpretato in un’ottica di collaborazione istituzionale, ossia per evitare situazioni di frizione, che avrebbero potuto disorientare il Paese.

Controllo degli spostamenti dei cittadini con elicotteri, forze armate e droni, mediante il tracciamento delle telefonate nelle celle telefoniche. Sanzioni non solo pecuniarie, ma anche il carcere per chi si trova a circolare senza giustificazione. Negli Stati totalitari come la Cina questo è norma, ma l’emergenza ha indotto anche gli Stati democratici e liberali a dover adottare le stesse misure degli Stati illiberali. Siamo di fronte a violazioni dello Stato di diritto? 
Non vi è dubbio che vi sia una sospensione dei principi di base dello Stato di diritto e una deroga a fondamentali diritti costituzionali di libertà. Il tutto può trovare giustificazione nella tutela della salute e, prima ancora, della vita dei cittadini, ma occorre rispettare le forme previste dalla Costituzione, e dunque ricorrere ai decreti legge e al Parlamento e non ai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, e negli stretti limiti in cui ciò si riveli strettamente necessario. Mai come in situazioni di questo genere, in cui vengono in rilievo i valori fondanti della nostra comunità, le misure devono essere ispirate ad un criterio di stretta proporzionalità e al massimo coinvolgimento di tutte le istituzioni democratiche.

Ancora prima che cominci la fase 2, allorquando alcune attività lavorative e produttive potranno ripartire, si sta assistendo ad una divaricazione tra lo Stato e le Autonomie locali. Quello che vale per i cittadini della Lombardia, non vale per quelli del Veneto o della Sicilia. Ma in questo modo non si determina un violazione dell’articolo 2 sul principio di uguaglianza dei cittadini?  Sembra di trovarci non in uno Stato ordinato e democratico, ma dispotico ed anarchico? 
Su questo aspetto sarei meno drastico, nel senso che il nostro Stato ha carattere regionale e riconosce diverse competenze, anche legislative, alle Regioni in materie che vengono in rilievo nella odierna situazione emergenziale: mi riferisco alla tutela della salute e alla protezione civile. Così come non mi sorprende che, in relazione alla diversa diffusione del virus, le misure possano essere differenziate nel territorio. Chiaramente ciò non significa che non vi debba essere un coordinamento e una leale collaborazione tra i diversi livelli territoriali di governo e, a maggior ragione, non esclude che il Governo possa e debba esercitare i poteri sostitutivi, ai sensi dell’articolo 120, comma 2, della Costituzione, proprio al fine di prevenire, come stabilisce la stessa disposizione costituzionale, “un pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica”.

App Immuni. Rischi per la gestione di dati personali per chi volontariamente decidesse di scaricarla e usarla. Quali autorità gestiranno questi dati, con quali garanzie per i cittadini nella tutela della legge sulla privacy? 
Sul punto è difficile esprimere una valutazione, non essendo ancora chiaro l’uso, le condizioni e gli effetti di questa applicazione. Certo la sua domanda coglie un aspetto che merita la massima attenzione, visto che è evidente a tutti che, a prescindere dal carattere volontario dello strumento, si pone un evidente problema di tutela della riservatezza, soprattutto quando la mappatura degli spostamenti possa andare ad incidere sulla sfera giuridica di altri soggetti, che non hanno espresso alcun consenso o che siano addirittura inconsapevoli.

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