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Marcucci: Governo promosso ma ora il primo obiettivo è portare l’Italia fuori dalla crisi

Troppe lungaggini - secondo il presidente dei senatori del Pd - frenano ancora il nostro Paese, quindi semplificare risulta una priorità. Salvini e Meloni avrebbero potuto contribuire, ma hanno ritenuto opportuno defilarsi. Il Mes? Necessario per rivedere il sistema sanitario. Tirate le somme “ritengo che l’Esecutivo completerà la legislatura”


22/06/2020

di Giambattista Pepi


Andrea Marcucci

Il Governo ha gestito bene l’emergenza, anche se poteva fare meglio. Non sono, infatti, mancati problemi di coordinamento tra Stato e Regioni. Inoltre definisce un “errore mortale” l’invito al dialogo declinato dai partiti di opposizione. Si dice positivo invece sugli strumenti che l’Europa ha messo in campo per fronteggiare l’emergenza e la ricostruzione delle economie europee danneggiate dal lockdown. Il Mes? Va usato per riformare il sistema sanitario. Non ha dubbi infine sulla conclusione naturale della legislatura a patto che il Governo porti fuori il Paese dalla crisi con “provvedimenti puntuali e rapidi, anche in chiave europea”. 
Andrea Marcucci, presidente dei senatori del Partito democratico, ha accettato di rispondere alle domande di Economia Italiana.it  nell’ambito di una serie di interviste con i rappresentanti dei gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione in Parlamento sulla delicata fase di passaggio  dall’emergenza sanitaria da Covid-19 alla ripresa economica che vedrà l’Italia chiamata a progettare il suo futuro facendo leva sulle ingenti risorse finanziarie che nei prossimi mesi potrebbero arrivare dall’Europa.

Qual è il suo giudizio complessivo sulla gestione dell’emergenza sanitaria Covid-19 da parte del Governo Conte? 
Il Governo ha gestito l'emergenza del Covid-19 facendo tutto quello che doveva e poteva fare. È stata la crisi più grave che il nostro Paese si è trovato ad affrontare negli ultimi decenni, e come ha detto il premier, “non esisteva un manuale di comportamento”.

Al netto delle lungaggini nel far pervenire ai soggetti colpiti aiuti e provvidenze, le sembra che sia stato fatto il massimo oppure si sarebbe dovuto fare qualcosa di diverso? E cos’altro occorrerà fare? 
Per cultura personale, tendo a pensare sempre che si poteva fare meglio e di più. Realisticamente però, credo che il Governo abbia affrontato l'emergenza con scienza e coscienza. Certo persistono lungaggini e iter burocratici complessi, che perseguitano la nostra Repubblica, al di là delle singole legislature parlamentari. Per questo semplificare, oggi, è diventata una priorità.

Nella dolorosa fase emergenziale e nella successiva riapertura per gradi si è assistito a momenti aspri nel confronto tra Governo centrale e sistema delle autonomie locali (Regioni soprattutto, ma anche Comuni). È mancato il coordinamento? 
Indubbiamente ci sono stati problemi di relazione, nessuno di questi, però, ha impedito alla fine un percorso condiviso dei provvedimenti assunti dal Governo. Non mi sento neanche di criticare i Governatori regionali, i loro sforzi e le loro responsabilità sono state tante e onerose. Non è un caso se oggi la popolarità di alcuni di loro, penso a Zaia in Veneto o a De Luca in Campania, è cresciuta a dismisura.

Le opposizioni hanno declinato l’offerta di dialogo e di collaborazione del Presidente Conte sia durante la fase dell’emergenza, sia soprattutto adesso per avere un contributo anche critico alla condivisone di un percorso comune per portare fuori il Paese dalla recessione e rilanciarlo. Di chi è la responsabilità? 
Un errore mortale. Ci sono delle situazioni in cui tutti devono fare il tifo per il proprio Governo, e quella che abbiamo passato e che stiamo ancora passando, era una di quelle. Il Parlamento peraltro ha continuato a lavorare sempre, Salvini e la Meloni sanno che avrebbero potuto contribuire, ma hanno scelto, a freddo e a tavolino, di essere sempre assenti.

Stati generali. Come valuta l’iniziativa del Governo? 
È stato un bene ascoltare tutti i principali attori della nostra economia: gli industriali, le categorie, i sindacati, il terzo settore. Del piano Colao, sul quale ho dato un giudizio positivo, mi sembra che contenga idee e proposte interessanti dalle quali partirà il Governo.

Da tutti gli strumenti che saranno attivati dall’Ue, l’Italia potrebbe ricevere qualcosa come oltre 176 miliardi di euro. C’è però secondo molti osservatori un problema molto serio: l’inadeguata capacità progettuale confermata dal fatto che spesso l’Italia non riesce a impegnare e spendere le risorse che normalmente le vengono assegnate con i Bilanci Ue. Servirà una cabina di regia? 
Penso proprio che Next Generation Ue siano un banco di prova importante per noi. Non è solo una imperdibile occasione per rimettere mano finalmente alla macchina dello Stato, ma anche un test sulla nostra capacità di gestire finanziamenti e prestiti europei. Ha detto cabina di regia? Mi sembra una buona idea.

La questione dei fondi del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) continua a dividere le forze in Parlamento in maniera trasversale. Secondo lei l’Italia deve chiedere di accedere alle risorse del Mes light? 
Certamente e non per una questione ideologica. Esiste oggi la possibilità di fare un prestito più conveniente, che ha addirittura tassi negativi? Se la risposta è sì, sono pronto a ricredermi, se la risposta è no, dobbiamo usare il Mes per rivedere il nostro sistema sanitario.

Divise sul da farsi le forze sociali: i sindacati apprezzano l’impegno del Governo, meno le associazioni datoriali come Confcommercio e Confindustria guidata da Bonomi.
Bonomi è andato a Villa Pamphili e ha fatto al Governo una proposta. Mi sembra un atteggiamento sensato e costruttivo. Credo che il dialogo con Confindustria sia importante, è un compito che spetta al Governo e alla stessa associazione mantenerlo in piedi. Ci possono essere dissidi e critiche, ma è più importante in questo momento continuare a confrontarsi.

Zingaretti blinda il Governo: “Non ci sono alternative. Nessun contrasto con Conte, ora serve una svolta: Italietta o cambiare tutto”. Cosa significa? 
Che il Pd si attende e vuole concretezza. La crisi economica non aspetta i tempi della politica, per questo chiediamo che i provvedimenti siano puntuali e rapidi, anche in chiave europea.

Questo Governo completerà la legislatura o teme che qualcuno stia remando contro e guardi alle elezioni anticipate? 
Da mesi sono convinto che la legislatura finirà nei suoi tempi naturali, e che questo Parlamento riuscirà a fare tutto quello che si è prefissato di fare. E il primo obiettivo deve essere quello di accompagnare l'Italia fuori da questa crisi.

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