Cultura

Mai fidarsi delle apparenze, in quanto anche una farfalla ali di vetro, fragile ed eterea, risulta intrisa di un veleno mortaleā€¦

Un gradito ritorno: quello della danese Katrine Engberg, che ridà voce a Jeppe Kørner e Anette Werner, due poliziotti agli opposti, ma che si compensano, alle prese con un delitto “nel cuore più oscuro di Copenaghen”.


19/07/2021

di VALENTINA ZIRPOLI

L’avevamo imparata a conoscere e ad apprezzare, lo scorso anno, con il suo libro d’esordio intitolato Il guardiano dei coccodrilli, un romanzo benedetto da una penna del calibro di Camilla Läckberg, che, senza mezzi termini, lo aveva definito “fantastico”. Assicurando peraltro la nascita di una nuova star della narrativa di settore. E in effetti anche il suo secondo lavoro proposto da Marsilio, Ali di vetro (pagg. 368, euro 18,00, traduzione di Claudia Valeria Letizia), riconferma il talento narrativo della quarantaseienne danese Katrine Engberg. Di fatto una serie, a conferma di quanto detto, venduta in ventisei Paesi e che sta tenendo banco nelle classifiche di vendita dell’intera Scandinavia. 
Ex ballerina e coreografa, con un passato in televisione e in teatro, la Engberg ha deciso di dare voce in maniera tanto nuova quanto graffiante alla sua città, Copenaghen, dove peraltro vive con la famiglia (tanto per citare suo figlio Cassius le ha suggerito il titolo, poetico ma nella realtà letale, del libro che stiamo proponendo). Una città descritta - lo ribadiamo - in maniera invidiabile, facendo rivivere, rinverdendola, la tradizione del giallo scandinavo. 
Un romanzo dalle fascinose quanto ineguagliabili ambientazioni imbastito sul ritmo e su un “tema disturbante quanto assolutamente attuale” per dirla alla Booklist, che gioca a rimpiattino con le problematiche della vita. Riuscendo ad amalgamare queste tematiche in una storia che cattura e intriga, a fronte di una indagine poliziesca che si rapporta con una denuncia sociale. Ferma restando la capacità dell’autrice nel regalare voce e spessore a complessi destini. Addentrandosi, fra colpi di scena e virate improvvise, negli abissi più profondi dell’animo umano. Ma senza mai esagerare. Puntando cioè su una scrittura essenziale. 
Un tutto supportato da un robusto lavoro di documentazione, che spazia dall’operatività delle forze dell’ordine a quello della medicina legale, con ispirazioni sulla scelta dell’arma del delitto (nonché per quanto riguarda le notizie sul “corpo umorale”) legate a contatti con il curatore del Museo della medicina di Copenaghen. 
La tematica trattata, come si intuisce subito nel graffiante prologo, è cruda. E se lo stesso titolo, in abbinata all’immagine di copertina, appare leggero, non lasciamoci fuorviare. Basta guardare con maggiore attenzione a quello sfondo plumbeo e inquietante che fa da contraltare alla farfalla colorata che tiene la scena. Di fatto, come si apprenderà, “la farfalla ali di vetro è fragile ed eterea, quasi trasparente. È quella che attira meno l’attenzione, ma è anche la più pericolosa: il suo corpo, intriso di veleno, è infatti letale per chiunque cerchi di attaccarla”. 
Ma veniamo al dunque di questa storia, incentrata sulla seconda indagine condotta da Jeppe Kørner ed Anette Werner “nel cuore più oscuro di Copenaghen”. Una strana coppia capace di fare breccia nell’immaginario del lettore: lui reduce da un doloroso divorzio e in crisi di autostima, che sembra sempre sul punto di cedere; lei, energica e dirompente, sempre di buonumore, anche se in questo caso agirà da dietro le quinte in quanto alle prese con i problemi della maternità. Una coppia che peraltro si confronta con una terza protagonista del racconto: Copenaghen, una città ricca di fascino e contraddizioni, della quale impariamo a conoscere i quartieri della classe media e quelli dei benestanti, ma anche le ristrettezze che contraddistinguono certe zone di periferia. Perché in fondo, comunque la si rigiri, tutto il mondo è paese.  
Cosa succede è presto detto: nella fontana più antica della città galleggia il cadavere nudo di una donna: è morta altrove, dissanguata, e le telecamere di sorveglianza della zona hanno registrato una figura incappucciata che all’alba la scaricava nell’acqua da una bici da carico. 
Le indagini vengono appunto affidate a Jeppe Kørner, al quale spetta il difficile compito di ricostruire come l'assassino sia riuscito a portare a termine un omicidio tanto scenografico in piena area pedonale. Tanto più che questa volta non c’è Anette Werner al suo fianco: la collega sta infatti tentando di imparare a convivere con il suo nuovo e inatteso ruolo di mamma, nonostante l’istinto della poliziotta non la lasci in pace. 
E sarà proprio lei a spingerlo a esplorare gli angoli più misteriosi della capitale danese e cercare di penetrare il cuore del suo sistema sanitario, fino al confronto con responsabili e collaboratori di un istituto rivolto a giovani con problemi psichici, che porta l’armonioso nome di Residenza La farfalla. Gente che sembra avere un'idea molto personale di cosa significhi dare assistenza a chi ne ha bisogno. Ma Jeppe avrà anche l’occasione di entrare in contatto con chi sta dall'altra parte: quelli che la società non è in grado di accogliere, i malati che nessuno vuole perché rovinano l’immagine di comunità ordinata alla quale i "sani" aspirano. Ragazzi non integrati in grado di dimostrare che la fragilità può nascondere una grande forza, e che anche con le ali spezzate è possibile volare...

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