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Maffettone: “Il Governo? Fallimentare, ma andare alle urne sarebbe un errore”

Il premier Conte, secondo il politologo napoletano, non ha una visione di ciò che dovrà essere il nostro Paese a rischio default. E dopo l'attacco di Renzi, che ha portato alle dimissioni delle ministre Bellanova e Bonetti, la situazione si è ulteriormente appesantita. In ogni caso la crisi si potrà evitare a patto che...


11/01/2021

di Giambattista Pepi


Sebastiano Maffettone

Ammontano complessivamente a 222,03 miliardi le risorse previste negli investimenti del cosiddetto Piano Recovery. Di questi 209,84 riguardano il Next Generation Eu: 66,6 miliardi sono già impegnati in progetti in essere, 143,24 su nuovi progetti. Sono i “numeri” contenuti nella tabella allegata al documento che il Governo ha predisposto e all’esame dei partiti di maggioranza nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) che dovrebbe essere presentato entro fine mese alla Commissione Europea. Bruxelles dovrà valutarlo e, se riconosciuto coerente con le priorità fissate dall’Ue eventualmente approvarlo per poter poi procedere al trasferimento dei fondi del Programma comunitario, che vale complessivamente 750 miliardi di euro. I primi fondi, se non sorgeranno intoppi, potrebbero essere disponibili entro il primo semestre. 
Tornando ai “numeri” del Piano, c’è da aggiungere che oltre ai 196 miliardi, tra sovvenzioni e prestiti, che il Governo ha deciso di utilizzare integralmente, un ulteriore apporto è fornito dai 13 miliardi di React-Eu (è una misura di assistenza alla ripresa e per la coesione dei territori d’Europa che complessivamente vale 47,5 miliardi di euro) e dagli 1,2 miliardi del Just Transition Fund (il Fondo nato nell’ambito del Meccanismo per la transizione equa per aiutare le regioni più povere dell’Ue a muoversi verso un’economia a emissioni zero, attraverso una progressiva riduzione del consumo di combustibili fossili e il passaggio a tecnologie meno inquinanti in tutti i settori. I fondi assegnati all’Italia dovrebbero servire per la riconversione dell’acciaieria ex Ilva di Taranto). 
L’Esecutivo spiega inoltre che la scelta di impiegare una parte dei fondi del Pnrr (63,1 miliardi) si rende necessaria per assicurare la coerenza con gli obiettivi di sostenibilità finanziaria di medio-lungo periodo indicati dalla Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza. Nel Piano inoltre confluiranno anche le risorse finanziarie della politica di coesione e altri fondi europei del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-27 per 20 miliardi, nonché i fondi di bilancio nazionali.  
Intanto la situazione politica è precipitata. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha ufficialmente ritirato la delegazione del suo partito - composta dalle ministre Teresa Bellanova, Elena Bonetti e dal sottosegretario Ivan Scalfarotto - dalla squadra di Governo. Aprendo così imprevedibili quanto preoccupanti scenari. In ogni caso, da buon giocatore di poker quale ama proporsi, l’ex premier sta cercando di rimanere in sella minacciando e blandendo, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, assicurando e al tempo stesso prendendo le distanze da Giuseppe Conte, con il quale non ha mai avuto un buon feeling. Ben consapevole, peraltro, di quanto i suoi “numeri”, seppure modesti, valgano per tenere in piedi l’attuale Esecutivo. 
Difficile a questo punto dire come andrà a finire l’avventura del “Conte due”. Analizziamo allora quanto ci aveva detto nei giorni scorsi, in una illuminante intervista, il settantunenne Sebastiano Maffettone, un numero uno che ha insegnato a lungo filosofia della politica e storia delle dottrine politiche nelle università italiane e straniere, oltre ad aver dato alle stampe 27 saggi e moltissimi testi scientifici.

I tecnici del Tesoro guidati da Roberto Gualtieri hanno “modellato” il Piano di Ripresa e Resilienza facendo proprie le richieste pervenute dai partiti della maggioranza. Basterà a Renzi? La crisi di Governo si avvicina? 
La crisi c’è già, inutile usare giri di parole. Perché il Governo, qualsiasi Governo, si regge sulla maggioranza: se un partito che ne fa parte non è d’accorso sulla sua linea, siamo in un’atmosfera di crisi, anche se formalmente non fosse già stata aperta o ufficializzata. Poi come verrà risolta questa crisi che è in nuce per usare l’espressione del filosofo Benedetto Croce, è difficile dirlo.

Quale potrebbe essere lo sbocco della crisi? 
Credo che l’uscita di Conte che si presenta in Parlamento dimissionario sia una boutade, non è una cosa verosimile. Penso piuttosto che si punterà a fare una verifica, a mettersi d’accordo e impegnarsi in un progetto di Governo migliore e a più lungo termine. E se non dovessero riuscirci, andranno dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che rimescolerà le carte.

Ma piuttosto che rinserrare le fila di una maggioranza divisa al suo interno, non sarebbe meglio, come invocano e non da ora, i partiti del Centro-destra, ridare la parola agli elettori? 
Penso di no: fare le elezioni adesso non mi sembra opportuno, anche se le elezioni sono il rito più importante per una democrazia, e non è il momento con la pandemia che non accenna a placarsi e l’economia in ginocchio. Non dipende da noi ovviamente. Sono dell’idea che una verifica sia inevitabile, poi per superare questa fase, potrebbe bastare un rimpasto, oppure dar vita a un Governo Conte Ter. In questo momento è difficile fare un Governo di coalizione con forze politiche differenti da quelle dell’attuale maggioranza, vista l’assoluta indisponibilità da parte delle opposizioni a condividerne le responsabilità. Inoltre penso che sarebbe altrettanto difficile individuare un altro candidato alla presidenza del Consiglio: ci vorrebbe una personalità come Mario Draghi, ma non credo che abbia particolare voglia di farlo, ammesso che davvero qualcuno glielo voglia proporre. Quindi tutto sommato l’ipotesi più probabile è quella di un Governo presieduto ancora da Conte, un Conte Ter, appunto, con un riequilibrio dei poteri.

Ci pare di capire che Renzi accetterebbe che Conte continui a presiedere il Governo ma a condizione di non avere troppo potere. 
Quello che Renzi ha messo fuori, con eccesso di zelo probabilmente, ma verosimilmente con l’avallo di Pd e Movimento 5 Stelle, è che Conte ha preso troppo potere. Ora il problema non è tanto se egli abbia o meno la delega ai servizi segreti, è l’insieme dei poteri, diretti e indiretti di Conte, che è eccessivo rispetto a quelli che hanno gli altri. E quindi ci vuole un riequilibrio all’interno della coalizione, e questo credo che si farà. Perché Renzi parla e fa casino, però io credo che la sua azione sia stata in qualche modo concordata con Zingaretti e Di Maio.

Quindi si punta a depotenziare Conte, a rifarne l’agenza politica e a evitare le elezioni che non converrebbero a nessuno? 
Sì. Infatti un altro motivo per cui non si fanno le elezioni è che non conviene ai membri del Parlamento, attesa l’entrata in vigore della riforma costituzionale che ha ridotto il numero dei membri di Camera e Senato, quindi è certo che una buona parte di coloro che oggi siedono sugli scranni delle due Camere non verrebbero ripresentati dai rispettivi Partiti, proprio perché non basterebbero i “posti” per tutti gli uscenti, a prescindere dal risultato elettorale di ciascuna formazione. Inoltre, nessuno dei partiti della maggioranza vuole andare ad elezioni anticipate con Conte dimissionario.

Ora sappiamo che è entrata a regime la riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. L’appello ai responsabili potrebbe significare la loro chiamata in causa proprio per scongiurare il ricorso alle urne e “salvare” il Governo Conte qualora Italia Viva gli voltasse le spalle? 
Secondo me non si arriverà in Parlamento a contarsi: secondo me non è una cosa buona e sana raccogliere qualcuno che ha paura di andare a votare per fare da stampella al Governo. L’ideale è che si parlino, si confrontino, decidano assieme cosa fare, come farlo e quando farlo e vadano avanti. Penso che la soluzione alla crisi passerebbe dalla concessione di alcuni poteri da parte di Palazzo Chigi e procedendo ad un rimpasto con l’uscita di alcuni ministri e l’ingresso di altri…

È possibile che Conte stia diventando ingombrante? Nei sondaggi è costantemente cresciuto. Qualcuno pensa che non gli dispiacerebbe restare in politica, visto che ha saputo barcamenarsi tra esigenze inconciliabili. Non sarebbe solo Renzi il congiurato? 
Sì. Glielo ribadisco. Se Renzi è uscito allo scoperto attaccando il premier con una virulenza eccessiva ma propria del personaggio è perché probabilmente avrà sentito gli altri partner della maggioranza. Quello che lui esprime è un’enfatizzazione di quello che anche gli altri pensano di Conte. Conte sta diventando ingombrante non tanto perché i leader dei partiti politici ne temono la popolarità, ma perché è deludente: l’elevato numero di morti in assoluto e in rapporto alla popolazione provocato dalla pandemia, la lentezza nella campagna della vaccinazione, le scuole prima aperte, poi chiuse, adesso in parte chiuse e in parte aperte, inoltre le chiusure e le aperture che cambiano di continuo cosicché per poter sapere se possono uscire a fare una passeggiata devo consultare prima un professore di diritto amministrativo. Poca professionalità, molta improvvisazione e superficialità. Quindi non è che la performance del Governo sia così straordinaria per cui se non ci fosse più lo rimpiangeremmo. La verità è che Conte ha troppo potere.

Secondo lei Conte cosa ha fatto bene e dove ha sbagliato? 
È stato bravo politicamente parlando nel superare la crisi aperta incautamente da Matteo Salvini, leader della Lega. È stato poi abbastanza bravo al momento del primo lockdown. È stato meno bravo nell’eccesso di presenza sui media, nella comunicazione e nella dipendenza dal suo portavoce, Casalino. Io ho scritto un libro sul Covid-19, si chiama Il quarto Shock. Come un virus ha cambiato il mondo: la ragione per scriverlo è dipeso dalla mancanza di visione del Governo. Far parlare sempre virologi, immunologi, infettivologi, è sbagliato: la politica deve assorbire le opinioni scientifiche, ma deve inserirle in un vettore più ampio. E quindi deve fare una politica non affidata al solo parere dei tecnici ma deve poi assumere le decisioni più consone, opportune, utili alla comunità. 
Dobbiamo sapere che il nostro Paese sta andando verso il fallimento. L’altra cosa che obietto è l’assoluta mancanza di progettualità rispetto al programma Next Generation Ue. Terzo punto è la mancanza di un’idea di società dietro. La politica deve avere una visione: si deve affrontare la crisi sanitaria, quella economica, e nel frattempo gettare le basi per la ripartenza. A me questo Governo non mi è sembrato adeguato alla grande sfida presente e futura che attende l’Italia.

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