Cultura

Ma cosa ci faceva un uomo in mutande, in piena notte, per le vie di Bellano il 12 aprile 1929?

Torna sugli scaffali, con una storia ancora una volta divertente e impregnata di bonaria ironia, Andrea Vitali, il prolifico scrittore che per un paio di mesi, in piena pandemia, ha ripreso la sua originaria professione di medico per rimpiazzare un collega finito in quarantena


22/06/2020

di MAURO CASTELLI


Una scrittura leggera, frizzante, che cattura a fronte di una ambientazione che, pur rinnovandosi nel tempo, in pratica è sempre la stessa: quella della sua amata Bellano: la cittadina natale che, in segno di affetto, gli aveva dedicato una targa posta sul muretto a ridosso di una panchina sul lungolago, nella quale si ricordava che proprio quello era, nei tempi andati, il suo luogo preferito per ascoltare, con la dovuta noncuranza, le chiacchiere della gente. Rubandone in questo modo gli spunti da tradurre poi in romanzi e racconti. Targa che - ne abbiamo parlato al passato - curiosamente è sparita una decina di mesi fa, non si sa se per mano di un invidioso o di un fan dell’autore. E nessuno - aggiungiamo noi - si è ancora degnato di rimpiazzarla… 
Stiamo parlando del prolifico Andrea Vitali, che strada facendo è diventato un punto di riferimento per una marea di lettori, complici le sue storie imbastite su persone della porta accanto, nelle quali ognuno di noi ci si può riconoscere. Giocando su contenuti di disarmante semplicità (ma il severo impegno narrativo trasuda da tutte le parti), mai lasciati al caso e imbastiti su trame lontane anni luce da standard narrativi complessi e impegnativi (come se fosse facile poterselo permettere). 
Canovacci in ogni caso dannatamente intriganti, nei quali tengono banco personaggi che solo nei nomi e nei cognomi regalano spaccati di paese nonché antiche emozioni e che si ispirano alla vita di tutti i giorni (di oggi, di ieri e spesso dell’altro ieri). Figure nelle quali, chi di provincia si è nutrito, più o meno facilmente si potrà riconoscere. 
E in questo senso Vitali si ritiene un predestinato, affermando: “Confesso che sin da giovane ho avvertito la necessità di usare la scrittura come mezzo di comunicazione con gli altri. Come confessione, me ne rendo conto, non è un gran che, ma non riesco a partire da altro punto per tentare di spiegare come sono arrivato a raccontare un certo tipo di storie”. Salvo poi affondare ulteriormente la penna: “Faccio mie le parole di Giasone in risposta all’offerta della regina di Lemno: Non voglio un regno, mi basta la mia patria”. Per lui rappresentata - c’è da ritenere - dalla sua scrittura, ovvero “da tutto ciò che gli serve per vivere”. 
O meglio, quasi tutto, visto il suo amore per la professione medica. Sulla quale ebbe a dirci alcuni anni fa: “Non la cambierei mai per nulla al mondo”. Salvo poi cambiare idea nel 2013 quando si dimise da dipendente della Asl. “In realtà - tiene a precisare - in un piccolo paese come Bellano, dove quasi tutti ci conosciamo, la professione la continuo a praticare, anche se solo nei casi di stretta necessità. Così è successo che un amico medico sia stato messo in quarantena, pur non essendo affetto dal virus (anche se poi ci ha purtroppo lasciato per altre patologie), e io mi sono reso disponibile per un paio di mesi nel momento caldo della pandemia da Cover-19”. 
Per la cronaca Andrea Vitali - maestro nella scrittura da intrattenimento, che sia ben chiaro non è da tutti - è nato il 5 febbraio 1956 appunto a Bellano, sulla sponda orientale del Lago di Como, da Edvige e Antonio, impiegati comunali. Con il ricordo ancora vivo di quando “a 17 anni persi la mamma e riuscii a superare il trauma e il dolore leggendo Il Signore degli Anelli, un romanzo high fantasy scritto da J. R. R. Tolkien e ambientato alla fine della Terza Era dell'immaginaria Terra di Mezzo”. 
E da allora la lettura avrebbe fatto parte della sua vita, con un debole dichiarato per Camilleri e Guareschi (avremo modo di parlarne), oltre che per altre penne nobili, come quelle di Nicola (Nico) Orengo, Guido Piovene, Haruki Murakami, Cormac McCarthy e la specialista di racconti Alice Ann Munro. 
Lui che dopo aver frequentato “il severissimo liceo Manzoni” di Lecco voleva fare il giornalista. Ma poi, per soddisfare le aspirazioni paterne, si era laureato in Medicina all'Università Statale di Milano nel 1982. E il medico lo avrebbe fatto a lungo in paese, dove si sarebbe sposato con Manuela e dalla quale ha avuto il figlio Domenico, che oggi ha quasi 24 anni e sta concludendo il triennio di Filosofia alla Statale di Milano. 
Collezionista di premi - Piero Chiara, Bruno Gioffré, Grinzane Cavour, Dessì, Bancarella, Boccaccio opera omnia, Hemingway, Procida, Alda Merini, De Sica e il recente Giovannino Guareschi per l’Umorismo nella letteratura. “Un riconoscimento inaspettato quanto gradito in quanto ho sempre avuto una grande simpatia per questo autore. La qual cosa mi ha anche permesso, ed è stato emozionante, di poter visitare la sua casa e poter visionare un archivio sconosciuto ai più” - Vitali ha venduto, soltanto in Italia, tre milioni e mezzo di copie. Oltre a essere tradotto in Francia, Germania, Serbia, Grecia, Romania, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Ungheria e addirittura Giappone. 
Il suo debutto sugli scaffali risale al 1990 con il romanzo breve Il procuratore, quando - spinto dalla sua passione per la lettura e la scrittura - aveva deciso di abbozzare una storia, spinto fra l’altro dal modo di raccontare di Giovanni Arpino. E da allora in poi non si sarebbe più fermato, collezionando una lunga serie di successi (stiamo parlando di una quarantina di libri). Senza contare la lunga divagazione legata alla collana d’arte iVitali, 19 racconti illustrati che hanno rappresentato il frutto di una “giocosa e felice alchimia”, appunto, fra due… Vitali (amici da una vita, ma non parenti, anche se lì, a Bellano, tutti parenti un po’ lo sono). In altre parole quella che aveva legato Andrea a Giancarlo, pittore di chiara fama - riservato quanto modesto nella sua grandezza - scomparso il 25 luglio di due anni fa. 
Archiviato il lungo quanto doveroso preambolo, veniamo all’ultimo lavoro di questo autore, Un uomo in mutande (Garzanti, pagg. 304, euro 18,60), peraltro dedicato ad Andrea Camilleri. Al quale Vitali riserva parole toccanti: “Immeritatamente ha presentato due miei romanzi, dimostrandosi nei miei confronti generosissimo, alla stregua di un vecchio zio che ti vuole bene. Con una curiosità territoriale al seguito: quella di aver conosciuto la figlia Andreina che, curiosamente, veniva spesso in vacanza nei pressi di Bellano. Guarda un po’ come è piccolo il mondo…”. 
Un uomo in mutande, si diceva, una storia di corna e di riabilitazione che si rifà ai casi (“Una decina”) seguiti dal maresciallo dei carabinieri Ernesto Maccadò - un uomo colto e di buone letture anche se da piccolo non aveva potuto studiare - innamoratissimo della sua “fresca” moglie Maristella e in servizio presso la caserma di Bellano nei tempi andati (stiamo parlando, nel nostro caso, del 12 aprile 1929). Un milite dell’Arma, ironico e riflessivo, capace di pensare con la propria testa (Ogni cosa che dava noia al Duce e alla sua cricca, a lui metteva allegria) che questa volta “si trova per le mani un caso che forse non lo è, o forse sì”. 
Con l’autore (“Sono caratterialmente permaloso e anche abbastanza timido, tanto è vero che in certe occasioni finisco ancora per arrossire come in gioventù”) pronto a giocare con quello che potremmo definire uno dei suoi personaggi preferiti, “stuzzicandone la curiosità e mettendo alla prova le sue doti di buon senso”. Una specie di trappola dalla quale non si sa bene se il nostro servitore dello Stato ne saprà uscire. Quel che è certo è che in paese ci sono movimenti sospetti: “forse allucinazioni, forse faccende private, forse non sono reati veri e propri. Forse...”. 
Detto questo, spazio alla sinossi che cambiarla troppo sarebbe un’eresia tanto è gradevole e ben fatta, salvo arricchirla di un accenno a un prologo boccaccesco: la fuga in mutande dell’amante - per l’inaspettato ritorno a casa del marito Aneto Massamessi (direttore dell’ufficio delle Regie Poste bellanesi) - di Percilla Bisognati, una donna che evidentemente ama spassarsela… 
Impregnata di ironia, anche quest’ultima vicenda lacustre finisce per catturare il lettore senza lasciargli via di scampo. Entrando subito nel vivo. State a sentire: “Capita di rado, ma quando è il momento l’appuntato Letterio Misfatti si fa trovare sempre pronto. Dipende dall’uzzolo della moglie, Agata, che stasera va per il verso giusto. E così, nel piatto del carabiniere cala una porzione abbondante di frittata di cipolle. Poi un’altra, e una fetta ancora, e della frittata resta solo l'odore. Che non è buona cosa, soprattutto perché ha impregnato la divisa”. 
E chi ci va adesso “a fare rapporto al maresciallo Ernesto Maccadò diffondendo folate di soffritto? Per dirgli cosa poi? Che durante la notte appena trascorsa è stato trovato il povero Salvatore Chitantolo (il giovane che era stato sfortunata vittima di un incidente in barca durante negli anni dell’adolescenza) mentre vagava per le contrade mezzo sanguinante e intontito, dicendo di aver visto un uomo in mutande correre via per di là? Sì, vabbe’, un'altra delle sue fantasie”. 
In ogni caso la divisa ha bisogno di una ripulita. Ma proprio energica. Come quella di cui avrebbero bisogno certe malelingue, che non perdono occasione di infierire sullo sfortunato Salvatore (al quale magari capita di guardare i bambini all’oratorio e c’è subito chi, solo per questo, lo ritiene pericoloso) ventilando l’idea di rinchiuderlo in un manicomio. 
In tal senso anche il Comune, guarda un po’, “sta progettando una grande operazione di pulizia, una redenzione igienica che doti Bellano delle stesse infrastrutture che vantano già altri paesi del lago, più progrediti nella civiltà e nel decoro. Ma, un momento, che ci faceva - e qui torniamo al prologo - un uomo in mutande, in piena notte, per le vie del paese? E perché correva?”. 
Che dire: nella sua ennesima scorribanda nella vita dei tempi andati Andrea Vitali gioca a rimpiattino fra vicende al limite, che peraltro si nutrono di personaggi che catturano, maliziosamente intrigano e al tempo stesso - se vogliamo - fanno anche riflettere. Personaggi che in men che non si dica entrano a far parte dell’immaginario dei lettori per i loro vizi, le loro virtù e il loro strano modo di pensare e di comportarsi. 
Così si va dal dottore all’infermiere, dall’avvocato al commerciante, dal rappresentante di sputacchiere a quello di minuterie metalliche, dal carrettiere alla suora, dal postino allo spazzino, dall’allevatore di maiali al senatore del Regno, dal cronista al farmacista, dalla merciaia al droghiere, dal capostazione al podestà, dal manovale al segretario di sezione, dal maestro di musica al cuoco, dall’ingegnere all’operaio. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti. Tutte figure divertenti, fuori dalle righe. 
A questo punto, cosa ci riserva il futuro narrativo di Andrea Vitali, un uomo con la passione per il calcio incorporata (“Da piccolo sognavo in grande, salvo rendermi ben presto conto che non tirava aria, visto che venivo relegato in porta, il ruolo che a quei tempi nessuno voleva. Così oggi mi limito a tifare Como…”)? Un’altra bella storia, ovviamente, anche in questo caso frutto del lavoro di ricerca su quotidiani di vecchia data, su libri di storia locale e anche sulla lettura delle delibere che si trovano negli archivi comunali. 
“A colpirmi, questa volta, è stata una gita di panettieri - provenienti da Como, Erba e Cantù - in quel di Bellano, organizzata chissà perché il 21 aprile di moltissimi anni fa. E se questo sarà il nucleo del romanzo, non ho ancora capito come iniziarlo e come la storia andrà a finire…”. 
E questo è quanto. Anzi, no. Perché il ricordo è ancora vivo - questa sì che è bella - di una lettrice che, convinta di fargli un complimento per la sua divertente scrittura, ebbe a dirgli nel corso di una presentazione e in maniera molto seria: “Lei sì che è davvero uno scrittore ridicolo…”. 

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