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Legge Zan, priorità del Pd mentre l'Italia va in pezzi

E questa proposta "liberticida - secondo Marcello Veneziani, intelletuale autentico - è intesa a colpire una mentalità, non i singoli fatti accaduti"


10/05/2021

di SANDRO VACCHI


Hanno mai letto qualcosa di e su Palmiro Togliatti, che i loro padri definivano Il Migliore? Non i loro nonni, che invece erano tutti fascisti. Sanno quale opinione aveva degli omosessuali il più cinico dei tirapiedi di Stalin? Oppure processerebbero anche lui in base alla nascitura legge Zan, visto che li definiva pederasti? E lo riterrebbero un ipocrita piccolo borghese, perché fornicava in una soffitta delle Botteghe Oscure con una giovane compagna che sarebbe in seguito diventata la prima presidente donna della Camera dei deputati? Sanno, almeno, che Pier Paolo Pasolini fu cacciato dal virginale Partito comunista italiano in quanto era solito intrattenersi con i propri studenti, e non per dargli ripetizioni di italiano? 
Sono consapevoli del fatto che il medesimo Togliatti era un raffinato conoscitore di Dante e dei classici latini, e pertanto non aveva alcuna paura di coloro che per lui erano pederasti, ma semmai li disprezzava, quindi mai avrebbe definito sé stesso omofobo? Omofobia, nell'accezione in cui la si usa, è un termine sbagliato: a rigore significherebbe “Paura dello stesso”. Che cavolo significa? Il prefisso “omo” (stesso) è stato privato del significato originale per diventare l'abbreviazione di omosessuale. E fobia in greco significa paura: claustrofobia, agorafobia eccetera. Qualcuno ha paura degli omosessuali? Odiare si dice invece “miseo”, da cui misantropo e misogino. Omosessuale si dice “kinaidos”, perciò chi odia e disprezza i gay dovrebbe essere, semmai, misochinàido. 
Il termine – scorretto - di omofobo fu coniato da uno psicologo americano appena negli anni Sessanta, quando terzo, quarto, quinto sesso cominciarono a venire allo scoperto e a scombussolare il consolidato tran tran delle famiglie tradizionali. Che in questo frattempo sono paradossalmente diventate i residui di una società di cavernicoli, secondo Lor Signori dalla mentalità aperta. 
In Italia sono rappresentati da una miserevole sinistrucola capace di tutto, altroché di massacrare l'etimologia! Se ne sta infatti al governo con i due partiti che più detestava, la Lega e i Cinque Stelle, quando era misoleghista e misogrillina (queste sì etimologie corrette). Ma pur di comandare è capace di ingurgitare tutto, perfino i dogmi del leninismo, e di metabolizzarli sotto forma dell'edulcorata ideologia verdastra, o arcobaleno. Sa tutto di quanto avviene sotto le lenzuola, ma niente di fabbriche; dibatte di buchi nell'ozono, ma rifugge i buchi dello Stato; ha la sensibilità dei fan di Travaglio e di Scanzi, e delle lettrici di Saviano e della Murgia, ma crede che un genio come Borges vada emarginato in quanto non comunista, e Philip Roth lo stesso perché maschilista. 
«Gli ignoranti arroganti non si reggono», ha scritto su “La Verità” Marcello Veneziani, intellettuale autentico, scrittore che sa scrivere, lettore onnivoro che sa farsi leggere. Si riferiva alla sinistruzza snobbina che pende dalle labbra della scimmietta ammaestrata Greta Thunberg, della sardina avariata Mattia Sartori, incapace di esprimere un concetto che vada oltre l'orario ferroviario. E, da ultimo, di Alessandro Zan e dei suoi Sentinelli (ma si è consultato con la Boldrini, prima di chiamarli così?) che si assembrano, anche senza mascherina, per reclamare una legge contro i reati d'opinione. 
Una legge, la Zan, che “vuole colpire una mentalità, non i singoli fatti accaduti. Legge liberticida”, prosegue Veneziani. Sì, perché si tratterebbe di punire in modo più severo di oggi chi manifesti ribrezzo, fastidio o semplice critica nei confronti di omosessuali, gay, trans e mondo limitrofo. Dunque, costoro diventerebbero una categoria più tutelata delle altre, una minoranza privilegiata con tanto di legge ad hoc. E poi si lamentano di essere discriminati. 
Ah sì? Ma se il cinema, la televisione, la letteratura alta e quella leggera, l'arte, la musica, la moda, la politica, lo sport non hanno mai avuto tanti gay dichiarati come al giorno d'oggi? Ormai si è guardati come degli alieni se non si è da quella parte, che una volta sarà stata quella sbagliata, ma oggi è diventata quasi obbligata. 
La legge, dunque, non varrebbe per tutti. Poniamo che un tizio vi tamponi e nasca un litigio. Lo spintonate e lo insultate un po'. Se quello è gay è un aggravante. Lui, invece, spinge e insulta voi, che siete eterosessuali? Nessuna aggravante. La legge è uguale per tutti? Sì, e mia nonna era uguale a Monica Bellucci in “Malena”. 
Niente da ridire? Come no! Un putiferio, però al contrario. Sul palco del Primo Maggio a Roma sale Federico Lucia, in arte (si fa per dire) Fedez. L'arte sarebbe quella del rapper tatuato, ma anche del marito di Chiara Ferragni, di professione influencer. Si tratta di una ragazza molto carina, ma soprattutto furba come una faina. Sono sinceramente dispiaciuto che un fiore del genere si conceda al suddetto, però deve avergli trasmesso non poca furbizia. Cosa ti fa, infatti, il ragazzotto sul palco? Legge un proclama in favore della legge Zan e accusa la Rai di avere tentato di censurarlo. La Rai smentisce. 
Per la prima volta in vita mia mi trovo dalla parte della Rai. Se la vicedirettrice di Rai 3 avesse anche definito inopportuno il comizietto politico di Fedez che male ci sarebbe stato? Il reato d'opinione è già legge? Fedez ha potuto parlare? Sì, e su una rete pubblica pagata anche con il canone (obbbbbligatorio! con cinque B) da chi detesta i gay, Fedez, i rapper. Ha potuto parlare, il ragazzo col cappellino, divenendo per questo più popolare delle sue ballate “rapperizzate”? E' diventato l'ennesimo santino di una sinistrella tremebonda, che si è schierata con lui contro un partito del suo medesimo governo, vale a dire la Lega, presa a schiaffoni da Fedez? Sì, perché forse Enrico Letta non lo sa, ma Matteo Salvini e la Lega sono al governo col PD. 
Domanda. Dopo questo can-can, credete che i followers della Ferragni, mogliettina di Fedez, siano aumentati o diminuiti? Che i suoi “like” siano più o meno di prima? Risposta esatta. E adesso anche Fedez è un personaggio politico con tanto di tessera metaforica del PD e vedrete se al prossimo Primo Maggio non porterà una nuova versione di “Bella Ciao.” 
Questo è il livello della politica italiana, fatta ormai da rapper e rapperonzoli “sponsorizzati” dal PD, che di proprio non sa più esprimere niente. E figuriamoci i grillini. Poiché non esistono “artisti” non di sinistra, i piddini li adottano tutti e ci vuole una bella faccia di bronzo a parlare di censura della Rai. A favore della Lega, poi... Ma l'ha detto Fedez, mica il PD... alleato della Lega al governo. 
E' più che normale, in un Paese fondato su San Remo, Domenica In, la De Filippi, Il Grande Fratello, L'Isola dei Famosi e un migliaio di minchiate televisive che, da quando il canone è nella bolletta della luce, sono anche peggiorate, tanto il grano corre lo stesso. L'importante è che le cose siano “politicamente corrette”, che non si turbi la sensibilità delle minoranze e che non le si faccia sentire minoranze, tutelandole anche oltre le necessità oggettive. 
Allora mi permetto di suggerire due passi ai censori in esercizio permanente effettivo. In primo luogo, rompere le relazioni diplomatiche con il Portogallo. Sapete, infatti, come si dice “grazie” a Lisbona e dintorni? Obrigado se parla un uomo, obrigada se una donna, cioè obbligato e obbligata. In questo modo si mantiene quella distinzione di genere che tanto indispettisce le femministe, Laura Boldrini in testa. Non vogliamo farci gli affari dei portoghesi? Restiamo a casa nostra, allora, e salutiamoli con un Ciao! 
E no, cari estremisti della parola! Sempre che si voglia continuare secondo questo registro, allora la femmina non dovrebbe dire Ciao – vale a dire schiavo – ma semmai schiava. Ciaa! Schiava?! Non sia mai detto né pensato! Aboliamo il Ciao. E continuiamo a farci ridere dietro dal mondo delle persone serie.

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