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Le misure di stimolo fiscale e monetario non dovrebbero generare inflazione, tuttavia…

Secondo l’esperta Esty Dwek la ripresa sarà lenta oltre che segnata dai rischi legati a un’ulteriore escalation dei dissapori tra Stati Uniti e Cina. E per quanto riguarda la Brexit? Trovare un accordo conviene sia a Londra che a Bruxelles, ma non sempre è la logica a prevalere 


25/05/2020

di Giambattista Pepi


Esty Dwek

La Bce, con il programma di acquisto di titoli del debito sovrano dei vari Stati e di privati da 750 miliardi di euro. E l’Unione Europea, con diversi strumenti tra cui il Recovery Fund (un misto tra sovvenzioni e aiuti a fondo perduto, frutto dell’intesa tra Francia e Germania), hanno fatto molto più adesso che durante la Grande crisi. A sua volta la Brexit non subirà ritardi: Londra e Bruxelles avrebbero solo vantaggi da un accordo sulle loro relazioni, ma la logica non sempre prevale. Sulla ripresa economica post-Covid-19 pesa invece l’incognita di una nuova escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. 
Esty Dwek, responsabile della strategia di mercato globale di Natixis Im Solutions (società di gestione patrimoniale con sede a Parigi e a Boston e asset per un valore superiore a mille miliardi di dollari) ha le idee chiare sul futuro che ci aspetta. 
E in questa conversazione con Economia Italiana.it non ha mancato di delineare lo scenario macro che ci attende al varco e i rischi più inquietanti che possono pesare sui tempi di una ripresa economica internazionale dopo il lockdown e i tracolli causati dal Covid-19. 
Laureata in Scienze Politiche alla Princeton University, Esty Dwek ha iniziato la carriera nel 2006 in Hsbc Private Bank, lavorando a Ginevra, New York e Singapore, per poi trascorrere gli ultimi sei anni come investment strategist a Londra. Vanta inoltre 12 anni di esperienza in campo finanziario.

Sarà possibile una ripresa economica completa in assenza di un vaccino o di un trattamento efficace contro il Covid-19? 
È più una questione di “quando” che di “se”. Un vaccino accelererebbe il ritorno alla normalità, poiché le misure di distanziamento diventerebbero meno (o non più) necessarie. Tuttavia, con il tempo, si potrebbe sviluppare un’immunità di gregge, ma sarebbe un processo molto più lento. In ogni caso, dato il punto di partenza e visti i danni della crisi, sarà necessario molto tempo per tornare ai livelli di produzione precedenti.

In che modo una seconda ondata di contagi impatterebbe le società e quindi i mercati? 
L’impatto di tutto ciò sarebbe decisamente negativo. Le azioni crollerebbero, gli spread si allargherebbero e la domanda di debito sovrano aumenterebbe. È già previsto un deciso incremento dei default, se tutto ciò dovesse accadere ne provocherebbe un ulteriore aumento.

La risposta della Bce alla pandemia è sufficiente? 
La Bce ha fatto molto di più rispetto alle crisi precedenti e ha contribuito concretamente ad alleviare i timori del mercato. È probabile che nei prossimi mesi aumenterà ulteriormente il Pepp (il programma di acquisti dei titoli pubblici degli Stati dell’Ue e di privati, inclusi i titoli della Grecia e i commercial paper, strumenti finanziari a breve termine emessi da piccole e medie aziende. Un programma che vale 750 miliardi di euro - ndr) e continuerà ad agire per garantire liquidità e bassi costi di finanziamento.

Cosa ne pensa della risposta di Merkel e Macron sul Recovery fund? 
Pur essendo ancora una proposta, e con qualche freno imposto da Austria e Olanda, Svezia e Finlandia (che hanno fatto una controproposta: prestiti a basso tasso di interesse e condizionati all’impegno di chi li richiede a fare riforme - ndr) si tratta di un passo significativo nella direzione di un maggiore coordinamento e un’integrazione fiscale nel Vecchio continente, e ha possibilità concrete di andare avanti, visto il sostegno tedesco. Riteniamo che un mix di sovvenzioni e prestiti sia più probabile nella versione finale, ma già al momento rappresenta un significativo passo in avanti per l’Europa, accolto con deciso favore dai mercati.

In che modo il passaggio allo smart working impatterà su società e mercati? 
Il settore della tecnologia è uno tra gli ovvi vincitori perché probabilmente continueremo a lavorare di più da casa in futuro senza tornare alle abitudini precedenti. Di conseguenza, l’occupazione degli uffici sarà probabilmente inferiore, ove possibile, facendo intuire che il settore immobiliare commerciale potrebbe registrare una flessione della domanda, poiché le società avranno bisogno di meno spazio. E anche lo shopping online continuerà a crescere, quindi il commercio al dettaglio tradizionale continuerà a soffrire.

Nei prossimi anni che probabilità abbiamo di assistere a un’inversione di tendenza da un modello globalizzato a uno con un più evidente focus nazionalistico? 
Negli ultimi anni abbiamo già assistito a un indebolimento dei modelli di globalizzazione con la “guerra” commerciale tra Stati Uniti e Cina, e la Brexit, ma in conseguenza della crisi legata al Covid-19 potremmo assistere ad un ancora maggiore ritorno in patria di industrie strategiche, come quelle dei settori legati alla sanità e alla tecnologia. Questo comunque potrebbe essere più facile a dirsi che a farsi ed è probabile che sia una tendenza che si manifesterà nel lungo periodo.

Quali conseguenze potrebbe avere un'escalation della “guerra” commerciale tra Stati Uniti e Cina? 
Le rinnovate tensioni commerciali tra Usa e Cina potrebbero impattare negativamente sui mercati nei prossimi mesi, poiché i rischi di maggiori ritorsioni economiche potrebbero frenare una ripresa già fragile e lenta. Per ora, la nostra opinione è che vedremo più fumo che arrosto, ma questo non significa che i mercati non reagiranno al flusso di notizie. Quindi è probabile una maggiore volatilità, soprattutto perché l’intransigenza nei confronti di Pechino sarà chiaramente un aspetto importante della campagna di rielezione del presidente americano Donald Trump.

La crisi influenzerà il calendario della Brexit? 
Per il momento il Regno Unito ha insistito nel non voler chiedere una proroga del periodo di transizione per cui il calendario della Brexit rimane invariato. Naturalmente, a seconda della situazione, il Regno Unito potrebbe richiedere uno slittamento in un secondo momento, anche se la scadenza ufficiale rimane luglio. Dato che il Regno Unito non è alla ricerca di un accordo commerciale completo, potrebbe essere in grado di gestire alcuni accordi settoriali chiave e di continuare le discussioni dopo il periodo di transizione. L’economia britannica è più debole, ma lo è anche quella comunitaria: entrambe le parti hanno incentivi per limitare i danni economici, ma non sempre la logica prevale.

In che modo l’inflazione avrebbe un impatto sui portafogli e sui mercati globali? 
Non crediamo che le misure di stimolo fiscale e monetario genereranno inflazione. Non lo è stato in passato, e non ci aspettiamo che succeda questa volta, dato che il denaro si sta muovendo lentamente, anche se con un’offerta in crescita. Tuttavia, come risultato delle misure sanitarie, la produttività è diminuita e i costi aumentati, quindi potremmo, col tempo, vedere un po’ di inflazione, ma non rappresenta una fonte di preoccupazione nel breve periodo. L’inflazione è un rischio in quanto gli investitori non sono posizionati in questa direzione e il timore sarebbe un inasprimento da parte delle Banche centrali prima del previsto. Tuttavia, le Banche centrali hanno promesso di conservare un atteggiamento paziente e, poiché l’inflazione è stata inferiore al previsto per molti anni, ci aspettiamo che la lascino correre al di sopra dell’obiettivo per un dato periodo di tempo, qualora si concretizzasse. 

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