Cultura

Le invenzioni stupefacenti dei nostri antenati

Dalla sveglia ad acqua alla gomma, dal fuoco greco alla chirurgia plastica: James Russell ci racconta alcune delle scoperte più incredibili del passato


01/03/2019

di Tancredi Re


La sveglia ad acqua? La inventò Platone, il celebre filosofo ateniese per svegliare i suoi allievi in tempo per le lezioni. Le parrucche e il trucco? Venivano usati nell’antico Egitto. I fiammiferi di legno? Erano comparsi in Cina già nel VII secolo a. C. e poi giunsero in Europa con Marco Polo. La gomma (caucciù)? Veniva estratta dall’albero omonimo nel Sud America durante la civiltà degli Olmechi fin dal 1600 a. C.  E lo straordinario motore a vapore? Lo concepì Erone di Alessandria (I secolo d. C.). La bussola nautica, la polvere da sparo, la stampa e la fabbricazione della carta? Nacquero tutti in Cina. 
Che altro? Il fuoco greco: una genialata dell’architetto greco Callimaco che poteva persino bruciare in acqua; la chirurgia plastica: un ritrovato recente della medicina? No, vi sbagliate. Si praticava già almeno 2.600 anni fa. E ancora uno degli esempi più antichi della nanotecnologia è l’acciaio damasco, fabbricato in Medio Oriente tra il 300 e il 1700. Per non parlare delle sofisticate macchine da guerra, come l’artiglio o gli specchi ustori, inventate da Archimede da Siracusa in grado di concentrare l’energia del sole in un unico fascio di luce potente che incendiava le navi di legno nemiche. 
All’uomo moderno piace pensare di essere particolarmente intelligente. Le scoperte scientifiche si susseguono ogni giorno, i viaggi nello spazio non sembrano più impossibili e ci stiamo persino abituando all’idea di un’auto con il pilota automatico. La verità, però, è che non siamo più intelligenti dei nostri antenati, abbiamo solo accumulato secoli di conoscenza rispetto a loro. Ce lo conferma, se ce ne fosse bisogno, James M. Russell, ne volume I segreti tecnologici delle antiche civiltà (Newton Compton, pagg. 192, euro 12,00), un libro molto interessante e, a tratti, anche divertente. 
In questo libro l’autore (vive a Londra; si è laureato a Cambridge in filosofia ed ha insegnato all’Open University nel Regno Unito) ci racconta alcune delle scoperte più incredibili fatte nell’antichità. Alcune anticipano in modo straordinario le conoscenze attuali, dimenticate per intere epoche. Altre costituiscono la base dell’evoluzione successiva della meccanica, della medicina, della chirurgia, dell’astronomia, della fisica, dell’ingegneria, della botanica. “Alcune invenzioni recenti in realtà erano già state ideate e poi dimenticate” scrive Russell nell’introduzione. 
“Una fetta enorme dei macchinari e delle attrezzature di oggi fa affidamento su scoperte del passato, come la carta, le leve e la ruota dentata, e molti oggetti che usiamo quotidianamente sono più antichi di quanto crediamo: gli aztechi avevano la gomma da masticare, nell’Età della pietra si praticavano interventi al cervello e sono millenni che i cinesi hanno abiti di seta, fiammiferi, carta igienica e whisky”. Incredibile, ma vero. Le prove? Le testimonianze e i manufatti. 
Infine, una riflessione: ciò che accomuna le invenzioni dell’antichità a quelle dell’età contemporanea attraverso i secoli è l’ingegno dell’uomo e la voglia di impegnarsi nella progettazione e realizzazione di strumenti che ne migliorino la condizione umana e ne favoriscano sviluppo e benessere. Non sempre purtroppo le invenzioni sono state utilizzare a fin di bene: è il caso delle armi da guerra: da quelle da taglio a quelle da sparo, dalle armi chimiche a quelle batteriologiche (conosciute anche nell’antichità) fino al ricorso alla bomba atomica, in grado di distruggere la Terra. 
Ecco, tra tutte le invenzioni più geniali, straordinarie e utili che siano mai state concepite dall’uomo, ce n’è una che manca ancora all’appello: è la pace. Se ci sarà un giorno in cui si inventerà il modo o lo strumento in grado di garantirla in tutto il mondo, beh, allora quella sarà la più grande invenzione di tutti i tempi!

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