Cultura

Le guerre persiane tra mito e storia: un libro appassionato e divertente alla riscoperta dei mille fili che ci legano al nostro passato

Lorenzo Braccesi si addentra nella memoria collettiva e nel valore simbolico delle grandi vittorie ottenute dai greci a Maratona, alle Termopili e a Salamina


22/06/2020

di Giambattista Pepi


Nel 500 a.C. l’Impero persiano (o achemenide, o Primo impero per distinguerlo dal Secondo guidato dalla dinastia dei Sasanidi), fondato da Ciro il Grande cinquanta anni prima, controllava un territorio che andava dall’attuale Grecia settentrionale e Turchia fino all’Iran. Era così esteso da essere annoverato tra i più grandi della storia antica (preceduto solo dall’Impero nomade degli Xiongnu, tribù nomade dell’Asia centrale) e rappresentava una minaccia permanente per le città-stato greche, la loro libertà e il ruolo egemone da queste svolto nei commerci in tutto il Mar Mediterraneo. 
I tentativi di ribellione delle citate città dell’Asia Minore sottoposte alla dominazione persiana fallirono, e questa circostanza offrì il pretesto alla Persia di avviare l’invasione della Grecia nel 492 a.C. Sfortunatamente, le sue forze dovettero ritirarsi dopo la cocente sconfitta subita nella Battaglia di Maratona nel 490 a.C. Ma i persiani non desistettero e proseguirono nell’attuazione del loro disegno dando vita a una seconda invasione nel 480 a.C. 
Nonostante l’eroica resistenza degli Spartiati (indomiti e valorosi guerrieri, appartenenti alla classe più alta della cittadinanza ed educati fin dall’adolescenza a divenire delle vere e proprie macchine da guerra al servizio dello Stato) e degli altri greci alle Termopili le armate persiane saccheggiarono Atene. 
Custodi della loro libertà e fieri della loro civiltà, i greci non si arresero di fronte allo strapotere delle armate persiane. A seguito delle successive vittorie nel 480 e 479 a.C. a Salamina, Platea e Micale, i persiani furono costretti a ritirarsi una seconda volta. Questi conflitti, passati alla storia come guerre persiane, furono guidati principalmente dalle Città-Stato di Atene e Sparta, peraltro anche in guerra tra di loro. E di queste tematiche si fa carico Lorenzo Braccesi nel libro Arrivano i barbari. Le guerre persiane tra poesia e memoria (Laterza, pagg. 196, euro 18,00). 
Nella memoria collettiva degli antichi, come nella memoria riflessa dei moderni, le grandi vittorie ottenute dai Greci a Maratona, alle Termopili e a Salamina hanno assunto un enorme valore simbolico. I 300 Spartiati, guidati dal re Leonida, morirono tutti, ma riuscirono a sconfiggere i vincitori. Il loro sacrificio epico non viene vissuto, però, come una tragedia, o una disfatta, “ma come prima tappa della futura vittoria della grecità sul barbaro”. 
Il suo suicidio - ricorda l’autore, che ha scelto non a caso la battaglia delle Termopili, per raccontare il mito rappresentato dalle guerre persiane - è avvertito “quasi fosse una sorta di “sacrale” sacrificio collettivo al Gran Re, dalla smisurata armata, testimoni con stupore il valore dell’eroismo sfortunato e agli Elleni indichi la via dell’onore nel contrastare gli invasori Persiani …”. 
I nemici storici di un tempo, Sparta e Atene, che si erano per lungo tempo combattute per la supremazia nella Grecia, decisero di allearsi in nome di un bene superiore: la loro civiltà. Nemici della libertà e della civiltà, i barbari si infrangono di fronte alla resistenza indomita di una minoranza unita e determinata a difendere i propri diritti e i propri valori. 
La narrazione e la celebrazione, in esaltanti scritture poetiche, delle epiche gesta della confederazione ellenica contro la soverchiante armata di terra e di mare (definita dagli storici l’invincibile armata) approntata dal Gran Re Serse hanno fornito una serie di topoi letterari che hanno influenzato e continuano ad influenzare il nostro immaginario. Tanto da costituire un patrimonio che riemerge costantemente ogniqualvolta la storia lo richieda: dalla battaglia di Lepanto (combattuta nel 1571 tra la flotta ottomana e la terza Lega Santa promossa dal Papa Pio V), all’impresa dell’ammiraglio inglese Lord Horatio Nelson a Capo Trafalgar vicino la città di Cadice (durante le guerre napoleoniche, il 21 ottobre 1805 la Royal Navy al suo comando annientò trentatré navi da guerra franco-spagnole, agli ordini dell'ammiraglio francese Pierre Charles Silvestre de Villeneuve), dai testi incendiari del nostro Risorgimento fino alle canzoni della Resistenza. Un libro appassionato e divertente, alla riscoperta dei mille fili che ci legano al nostro passato più remoto.

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