Le 4 Madonne made in Ilaly
Una Cooperativa che produce 150.000 forme di Parmigiano Reggiano e investe 8 milioni di ero per proteggere la qualità del proprio prodotto
09/02/2026
di Mario Pinzi

L’Italia è un Paese che stupisce il mondo intero per i suoi tesori artistici ereditati dall’Impero Romano, ma anche per le sue imprese dotate della Laurea del saper fare, che per qualità continuano ad essere le numero uno al mondo.
La spiegazione del successo stà nelle due lauree che l’Italia possiede: “Quella accademica e quella del Saper fare che si ottiene andando a bottega per imparare un mestiere.
La spiegazione è racchiusa nella forza della piccola e media impresa, definita quarto capitalismo, che ha dimostrato di saper raggiungere posizioni di eccellenza in tutti i settori merceologici e le 4 Madonne è una Cooperativa del Made in Italy che rientra fra queste aziende di successo con un fatturato 2025 di 90 milioni di euro, un utile stimato intorno ai 60milioni di euro, 80 dipendenti, 150.000 mila forme prodotte annualmente, con un valore di giacenza che supera i 100milioni di euro.
A fronte di questo successo il presidente Andrea Nascimbeni, ha programmato nel 2026 un investimento di 8 milioni di euro che consentirà di ridurre la dipendenza da depositi esterni e di gestire direttamente un patrimonio produttivo sempre più rilevante.
Il presidente, in merito allo sviluppo conferma una decina di nuove assunzioni legate sia allo sviluppo produttivo sia alla crescita di canali commerciali.
La commercializzazione del prodotto segue un modello misto, cooperativo e diretto: 70-75% della produzione viene conferita alla Cooperativa Granterre/Parmareggio, che cura la distribuzione verso la grande distribuzione organizzata; il 10% viene venduta nei 12 negozi diretti del caseificio, il 5% passa dal canale online in forte espansione e il restante 20% viene commercializzato direttamente attraverso clienti e canali commerciali propri.
La vendita online cresce a ritmi sostenuti con incrementi che arrivano fino al 25% annuo, segnale di un cambiamento strutturale anche per un prodotto tradizionale come il Parmigiano Reggiano.
Negli ultimi anni la cooperativa ha consolidato la propria dimensione integrando realtà più piccole.
Dal 2010 sono state effettuate sette acquisizioni di caseifici cooperativi, permettendo di salvaguardare produzioni locali e rafforzare la base produttiva.
Parallelamente, nuovi allevatori continuano a entrare come soci conferitori di latte, ampliando la rete Cooperativa, afferma il presidente Andrea Nascimbeni.
La qualità del Parmigiano Reggiano nasce prima di tutto dal rispetto di un disciplinare rigidissimo, che vincola la produzione alle cinque province autorizzate e impone standard precisi sull’alimentazione degli animali e sulla lavorazione.
Il latte utilizzato proviene per la quasi totalità da vacche di razza Frisona Italiana, oggi la più diffusa negli allevamenti e considerata la più efficiente per la produzione di latte destinato al Parmigiano.
Fondamentali restano anche la cura degli allevamenti e l’utilizzo di latte crudo, che richiede materie prime di altissima qualità sanitaria.
Il presidente Nascimbeni, afferma che l’export diretto del caseificio è ancora limitato e passa in gran parte attraverso partner commerciali, tuttavia, la Cooperativa guarda con interesse allo sviluppo internazionale.
L’obiettivo dichiarato è arrivare, nei prossimi anni, a una quota estera pari all’8-10% del fatturato, puntando inizialmente sui mercati europei: Francia, Spagna, Germania e Regno Unito.
Sembra che le principali preoccupazioni restano legate alla vendita del prodotto e alla situazione geopolitica.
I dazi internazionali, come quelli ipotizzati dagli Stati Uniti, potrebbero frenare le esportazioni e se a questo aggiungiamo la contrazione del potere d’acquisto interno: prodotti premium come il Parmigiano Reggiano rischiano di diventare meno accessibili per una parte dei consumatori italiani e si dovranno trovare delle nuove strategie di vendita, afferma il Presidente.
Dopo quasi sessant’anni di attività, il Caseificio 4 Madonne dimostra come il modello cooperativo possa ancora rappresentare un motore di sviluppo locale: investimenti, occupazione, aggregazione di produttori e valorizzazione del territorio.
Il sostanza il Presidente Andrea Nascimbeni conferma che ora la sfida è mantenere la crescita senza perdere l’identità cooperativa che ha permesso a un gruppo di allevatori modenesi, nati nel 1927, di costruire una realtà oggi molto rispettata…
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