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L’ultimo addio a Giampaolo Pansa, scomparso a Roma a 84 anni

I funerali si sono svolti a San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena, dove il giornalista risiedeva da alcuni anni


14/01/2020

Scrittore, giornalista, polemista, commentatore. Un numero uno in tutti i sensi Giampaolo Pansa, che Economia Italiana.it aveva intervistato a lungo qualche tempo fa, tracciandone un profilo umano e professionale che soltanto i numeri uno si portano al seguito. Lui firma dei più importanti quotidiani italiani: dalla Stampa, dove ottenne il suo primo contratto giornalistico, nel 1961, al Giorno, dal Corriere della Sera a Repubblica (di cui era stato vicedirettore), dal Messaggero all’Espresso, da Epoca a Panorama
Morto a Roma a 84 anni
, i suoi funerali si sono svolti a San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena, dove viveva con la moglie, la scrittrice Adele Grisendi, quella che definiva affettuosamente la sua seconda “padrona”. Lui che nel 2016 aveva perso il figlio Alessandro, ex ad di Finmeccanica, morto di malattia a 55 anni: un dolore dal quale non si era mai ripreso. 
Come ha raccontato l’Ansa, questa importante firma ha saputo dare voce come pochi altri alla società e alla politica italiana, mettendo alla berlina i vizi della classe dirigente e soprattutto proponendo un punto di vista controcorrente, sempre in grado di stimolare il dibattito e la riflessione. Basti pensare alle polemiche giornalistiche e storiografiche che hanno sempre accompagnato i suoi libri dedicati alla Resistenza, su tutti Il sangue dei vinti, il saggio del 2003 sui crimini dei partigiani compiuti dopo il 1945 che gli era costato l’accusa di revisionismo. 
Molti i suoi scoop: per esempio quello sullo scandalo Lockheed, ma anche espressioni entrate ella storia come la Balena bianca, cioè la Democrazia cristiana, o il Bestiario, titolo di una sua celebre rubrica. 
Piemontese di Casale Monferrato, allievo di Alessandro Galante Garrone, Pansa aveva esordito nel giornalismo con La Stampa, occupandosi tra l’altro del disastro del Vajont, per poi frequentare le più importanti testate del nostro panorama giornalistico. 
Lui portatore di una robusta passione per gli anni del fascismo e della Resistenza maturata fin dalla tesi di laurea, tematica trattata in chissà quanti romanzi e saggi storici. Lui che, fra l’altro, nel 2001 aveva pubblicato Le notti dei fuochi, sulla guerra civile italiana combattuta tra il 1919 e il 1922, ma anche I figli dell'Aquila, racconto della storia di un soldato volontario dell'esercito della Repubblica sociale italiana. Avrebbe poi firmato il ciclo dei vinti, libri dedicati alle violenze compiute dai partigiani nei confronti di fascisti durante e dopo la Seconda guerra mondiale: il citato Il sangue dei vinti (che ha venduto quasi un milione di copie procurandogli non pochi grattacapi), Sconosciuto 1945, La Grande Bugia e I vinti non dimenticano. A seguire Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri, saggio in cui ritraeva l’Italia degli umili tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX attraverso la storia dei propri nonni e genitori. Altre titoli dei suoi sessanta e passa lavori? La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti nonché Sangue, sesso e soldi. Una contro storia d'Italia dal 1946 ad oggi
Provocatore fino all'ultimo, tra i suoi libri più recenti figurano l’autoritratto intitolato Quel fascista di Pansa e poi un pamphlet su Salvini, Ritratto irriverente di un seduttore autoritario.

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