Cultura

La storia esemplare di un amico a quattro zampe

In un libro divertente e illuminante, il giornalista americano Dave Berry ci fa partecipi delle lezioni di vita apprese dal suo amato cane Lucy: vivi il presente, lascia correre i piccoli fastidi quotidiani e stai bene nella tua pelle


15/07/2019

di Giambattista Pepi


Non diciamo niente di nuovo se affermiamo che il cane è il miglior amico dell’uomo. Un cane il miglior amico dell’uomo? Ma dico: vi siete ammattiti? I miei amici sono persone, non cani o altri animali: questa è, nella migliore delle possibilità, la risposta più decente che potremmo ascoltare da coloro che gli animali se non li detestano, non li amano, o sono indifferenti verso di loro. Ma, almeno tra chi ama e rispetta gli animali i consensi saranno sicuramente molti, e addirittura corriamo il rischio di sfiorare l’unanimità delle approvazioni tra coloro che un cane ce l’hanno. E fin qui niente di nuovo, direte. 
Se invece, restando nel recinto (si fa per dire) degli animalisti, sosteniamo che i cani possono insegnarci ad essere persone migliori non so quanti sarebbero d’accordo, ma di certo un buon numero. Andando poi ben oltre fino a spingerci in una regione inesplorata, giungeremmo a una dimensione nuova: quella della spiritualità degli animali. Nel senso che pensare che i cani siano dotati di uno spirito che li fa essere differenti da altri animali (anche se immagino già l’obiezione di altri proprietari di animali come scimmie, cavalli, gatti, pappagalli, i quali potrebbero sostenere la stessa cosa dei loro amati animali) e molto simili all’essere umano, potrebbe apparire provocatorio e seminare dubbi perfino tra coloro che hanno un rapporto di grande interazione con il proprio cane. 
È vero: i cani non sono persone, ma nemmeno invertebrati. Sono animali con sentimenti, stati d’animo, atteggiamenti molto simili a quelli dell’essere umano: tristezza, gioia, noia, dolore, ma anche amore, rabbia, voglia di divertimento. La differenza sta forse solo nel fatto che la nostra vita è enormemente più complicata (per causa nostra e altrui), mentre quella dei cani (e probabilmente degli animali in genere, eccetto quelli che vivono in cattività) è molto più semplice. Al punto che, forse, potremmo imparare da loro come essere felici e saper vivere la nostra vita con maggiore semplicità dando importanza alle cose che contano per davvero e guardando, invece, con quella dosa di distacco ai travagli che il mondo pure ci riserva durante la nostra esistenza. 
Può essere pertanto esaltante e divertente a un tempo leggere Io & Lucy (Piemme, pagg. 187, euro 16,90) un libro scritto da Dave Berry, in cui questo affermato giornalista, scrittore, sceneggiatore e regista (Premio Pulitzerper il giornalismo negli Stati Uniti) ci racconta le “lezioni” imparate dal suo cane, Lucy, che gli ha letteralmente cambiato la vita. Qualche esempio? Fatevi nuovi amici (o tenetevi quelli che avete). Non smettete di divertirvi (o, se avete smesso, ricominciate a farlo). Prestate attenzione alle persone che amate (non dopo, adesso). Lasciate andare la vostra rabbia, a meno che non sia per qualcosa di veramente importante, e non lo è quasi mai. Cercate di giudicare le persone per il loro aspetto, e non fatevi ossessionare dal vostro. Non lasciate che la vostra felicità dipenda dalle cose. Le cose non fanno la felicità, e comunque non ne avrete mai abbastanza. Non mentite, a meno di non avere una ragione davvero buona, che probabilmente non avete. Pillole di saggezza. A buon mercato. Da un cane? Sì, da un cane. 
Lucy, questo il nome della cagna, era una trovatella rinvenuta per caso “mentre vagava a Miramar, in Florida”, insieme a un altro cane, racconta l’autore. “Erano privi di collari, medagliette o altri elementi d’identificazione”. Il canile che li aveva accolti aveva imposto loro due nomi di circostanza: Paris e Monaco. Quest’ultima era la cagnolina che era piaciuta subito a Sophie, la figlia dell’autore: la descrizione che accompagnava la sua foto diceva che “non avrebbe potuto essere più dolce neppure volendo”. Ai figli, si sa, è difficile dire di no. E infatti, dopo innumerevoli tentativi di convincerla che sarebbe stato meglio puntare su un altro cucciolo andati a vuoto, i genitori si sono arresi e la cagnolina, che Sophie si affrettò a chiamare Lucy, da quel momento sarebbe entrata a far parte a tutti gli effetti della famiglia di Barry per non uscirne mai più. “E’ sempre con noi, è l’anima della nostra casa. Ci segue di stanza in stanza, aspettando di vedere dove ci sistemiamo per sistemarsi lì vicino”. In ogni momento della giornata dimostra di essere “una creatura felice”; a parte “quando partiamo, o quando è il momento di fare il bagno”. Secondo l’autore, Lucy non è un cane, ma “qualcuno”. E mentre “ci soffermiamo quasi sempre sui particolari, che consistono in un insieme di faccende fastidiose di obblighi, e di seccature (scadenze, bollette, appuntamenti dal medico, elenchi della spesa, i turni con l’auto) e molte altre ancora “che ci stressano e ci rendono infelici” Lucy (ma anche tutti gli altri nostri cani) non pensa mai a nessuna di queste cose. 
“Questo libro – nota l’autore nell’introduzione – rappresenta il mio tentativo di comprendere come Lucy riesca a essere così felice, e di capire se io possa usare qualcuno dei suoi metodi per rendere più felice la mia vita”. Prima che sia troppo tardi per esserlo. E chissà che i nostri lettori che amano svisceratamente il loro cane non trovino nella storia esemplare, così magistralmente e simpaticamente raccontata da Barry, analogie e similitudini del rapporto speciale e talora unico con questo magnifico amico dell’uomo!

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