Cultura

La stagione delle stragi: la lunga notte nera della Repubblica

Lo storico Angelo Ventrone “racconta”, rifacendosi a documentazione di prima mano, gli attentati che insanguinarono l’Italia dal 1969 al 1980


16/12/2019

di Tancredi Re


Erano le 16 e 30 del 12 dicembre del 1969, quando una bomba esplose nel salone della Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano: 17 persone morirono e oltre 80 rimasero ferite. Sarebbe stato l’inizio di quella che passò alla storia come la “Strategia della tensione”. Una strage che cambiò il corso delle cose in Italia. 
In occasione del cinquantennale di quel drammatico attentato sono state organizzate diverse iniziative per ricordare: mostre, rappresentazioni teatrali, convegni. E non potevano mancare i libri. Tra questi, Piazza Fontana, nessuno è Stato (Maingraf Edizioni) di Fortunato Zinni, ex dipendente della Banca Nazionale dell’Agricoltura, ultimo testimone dell’evento, Un’azalea in via Fani di Angelo Picariello (Edizioni San Paolo), ma soprattutto L’Italia delle stragi (Donzelli, pagg. 237, euro 19,00), un saggio miscellaneo a cura di Angelo Ventrone
Il volume raccoglie i contributi di Pietro Calogero, Leonardo Grassi, Claudio Nunziata, Giovanni Tamburino, Giuliano Turone, Vito Zincani, Gianpaolo Zorzi, i magistrati protagonisti delle inchieste giudiziarie che cercarono di svelare le trame eversive della lunga stagione di attentati che insanguinarono l’Italia per oltre un decennio (1969-1980). 
Una stagione efferata cominciata nella filiale milanese della Banca Nazionale dell’Agricoltura e conclusasi il 2 agosto 1980 con l’altro attentato micidiale alla stazione ferroviaria di Bologna, che costò la vita a 85 persone e 200 restarono ferite. 
Due stragi inframmezzate da diversi altri attentati terroristici: quello al treno Freccia del Sud nel luglio 1970 (6 morti e circa 70 feriti); poi a Peteano in provincia di Udine nel maggio 1972 (3 morti e 3 feriti); quindi ancora a Milano in via Fatebenefratelli nei pressi della Questura il 17 maggio (4 morti e 46 feriti). Un altro attentato avvenne in Piazza della Loggia a Brescia il 28 maggio 1974 (8 morti e 103 feriti). Infine il 4 agosto 1974 toccò al treno Espresso Italicus nei pressi di San Benedetto Val di Sambro, con 12 morti e 48 feriti. 
Tutti questi attentati avrebbero provocato complessivamente 135 morti e 560 feriti. Ad esclusione dei Paesi colpiti da terrorismi di matrice nazionalistica o separatistica come la Spagna e l’Irlanda del Nord, ciò che accadde in Italia rappresenta un caso unico nell’Europa occidentale dopo il 1945, dopo cioè la fine della Seconda guerra mondiale. 
“Sono passati ormai cinquant’anni dal momento in cui quella drammatica stagione si è aperta” scrive nell’introduzione Angelo Ventrone, storico che insegna all’Università di Macerata. “Ormai è giunto il momento di provare a capire cosa possiamo dire di sapere con certezza dopo così tanto tempo, quali sono le verità raggiunte e le piste che ancora si possono aprire”. Ma per fare questo occorre superare l’immagine che molti hanno di quel periodo difficile, che potremmo definire la notte nera della Repubblica.  Ebbene l’immagine dominante che si ha di quel periodo, in molti settori dell’opinione pubblica, è che si sia tuttora lontani dall’aver stabilito la verità e individuato, a tutti i livelli, i responsabili di quelle stragi. 
“L’intento di questo volume - precisa il curatore - è di descrivere, attraverso l’utilizzo della documentazione giudiziaria raccolta in mezzo secolo di indagini, e dando direttamente la parola ai magistrati che le hanno effettivamente condotte, la verità d’insieme che se ne ricava”. 
Ma di cosa si è trattato effettivamente? Perché l’Italia è stata colpita da una sequela così tremenda di attentati e stragi? Chi c’era dietro quelle gesta esecrande? Si è trattato di un lucido disegno eversivo di destabilizzazione degli assetti democratici della nostra Repubblica, perseguito da alcune organizzazioni neofasciste (in particolare Ordine Nuovo e Avanguardia nazionale), entrate in contatto con importanti settori dei servizi italiani e internazionali nel tentativo di strumentalizzarli al fine di contrastare un presunto e persistente pericolo comunista. Un disegno che, per fortuna, alla fine sarebbe stato sconfitto. 
L’Italia democratica uscì provata da quella lunga stagione di orrore, ma non sconfitta, grazie alla capacità di mobilitazione e alla fermezza degli italiani (magistratura, forze dell’ordine, partiti, sindacati, stampa, e la Chiesa) che seppero mobilitarsi e fare fronte comune per difendere la libertà, la democrazia e lo Stato di diritto. 
In un Paese che spesso ha raccontato la propria storia in negativo (il Risorgimento incompiuto, la Vittoria mutilata, la Resistenza tradita, la Costituzione inattuata) è importante mostrare come si riuscì a resistere senza ricorrere a leggi eccezionali e senza sospendere i diritti di libertà e come oggi, attraverso una puntuale, rigorosa e obiettiva ricostruzione dei fatti, sia possibile sollevare il velo su quel torbido gioco di specchi.

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